Il Portogallo supera l’Italia: rendimenti sovrani più bassi, ecco com’è possibile

I bond del Portogallo rendono meno di quelli italiani. A inizio anno, lo spread decennale era di 180 punti a nostro favore. Ecco com'è stato possibile un simile miracolo.

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I bond del Portogallo rendono meno di quelli italiani. A inizio anno, lo spread decennale era di 180 punti a nostro favore. Ecco com'è stato possibile un simile miracolo.

Rendimenti in picchiata e al di sotto di quelli italiani  sulla scadenza decennale per i bond sovrani del Portogallo, reduci dal secondo upgrade in poche settimane. Fitch ha alzato il rating di ben due “notch” ed è la prima volta che un’agenzia migliora così tanto i titoli lusitani in una sola volta, portandolo a “BBB” da “BB+”.

Come Standard & Poor’s, quindi, valuta ormai il debito sovrano di Lisbona “investment grade”, facendolo riemergere dall’ignominia in cui era sprofondato con l’esplosione della crisi nel 2011, quando le agenzie tagliarono il giudizio a “junk” o “spazzatura”.

Al momento, i rendimenti decennali si attestano all’1,78%, meno dell’1,80% offerto dagli omologhi BTp a 10 anni. Si consideri che all’inizio dell’anno, lo spread era di 180 punti base in favore dell’Italia e che all’apice della crisi del debito del 2012, era schizzato a oltre 1.100 bp. Un risultato straordinario e impensabile fino a pochi mesi fa. Si consideri che tra il 2011 e il 2014, Lisbona è stata sottoposta a un programma di assistenza finanziaria della Troika (UE, BCE e FMI) da 78 miliardi. Similmente all’Irlanda, il paese ha dimostrato di essere in grado di uscire dalla crisi e di riacquistare la fiducia dei mercati con riforme economiche efficaci e tempestivamente varate.

Alla fine del 2015, tuttavia, quando a prendere le redini del governo è stato il premier socialista Antonio Costa, appoggiandosi a una maggioranza parlamentare tutta di sinistra e con forti venature anti-austerità e persino euro-scettiche, si temette un ritorno al passato con lo smantellamento delle riforme attuate dal precedente esecutivo conservatore di Pedro Passos-Coelho. Se è vero che parte di quelle misure sono state riviste, con la reintroduzione di alcune festività soppresse nel pubblico impiego e l’allentamento dell’austerità su dipendenti pubblici e pensionati, grazie anche al boom delle esportazioni si è registrata negli anni una ripresa economica quasi impensabile poco prima. (Leggi anche: Il Portogallo si lascia la crisi alle spalle e il premier Costa ne raccoglie i frutti)

Crescita accelera e debito in calo

Per quest’anno, la banca centrale portoghese stima una crescita del pil del 2,6%, seguita da un +2,3% per l’anno prossimo.

E così, dal 2014 al 2018, il paese avrà avuto un rialzo complessivo del pil del 9% contro il +4,2% atteso nel periodo per l’Italia. La promozione di Fitch è arrivata con il miglioramento delle previsioni sul rapporto debito/pil, che quest’anno dovrebbe scendere al 126,4% dal 130% del 2016 e atteso al 124,1% nel 2018, grazie alla discesa del deficit ai minimi da 40 anni e atteso dal governo Costa all’1% nel 2018. A questi ritmi, Lisbona si mostrerebbe in grado di adempiere persino le previsioni contenute nel Fiscal Compact, tra cui il taglio del rapporto debito/pil per il 5% annuo della parte eccedente il 60%. (Leggi anche: Debito Portogallo non più spazzatura? Ecco come lo spread con i BTp è crollato)

Forti progressi sul fronte del mercato del lavoro, con il tasso di disoccupazione sceso a ottobre all’8,6% contro quasi il 18% raggiunto nel 2013, attestandosi oggi al di sotto dei livelli medi nell’Eurozona. Un mezzo miracolo per un’economia, che si pensava avrebbe fatto la fine della Grecia, mentre si è mostrata ben più capace di resistere agli shock e al contempo meno esposta ai rischi di populismo euro-scettico, con le due coalizioni tradizionali ad avere mantenuto completamente il consenso pre-crisi.

Sinistra portoghese in buona salute

Il riconoscimento di tali progressi insperati è avvenuto formalmente a Bruxelles nei giorni scorsi, quando l’attuale ministro delle Finanze, Mario Centeno, è stato eletto presidente dell’Eurogruppo, il consesso dei ministri finanziari dell’Eurozona, sbaragliando i concorrenti del Centro-Est d’Europa e praticamente uccidendo in culla le probabilità dell’italiano Pier Carlo Padoan di trovare adeguato sostegno per la propria candidatura. (Leggi anche: Italia umiliata dal Portogallo, le ragioni per cui l’Italia premia Lisbona)

I fondamentali economici portoghesi si mostrano in più rapido miglioramento di quelli italiani e sul fronte dei rendimenti gioca a sfavore dei BTp anche il clima pre-elettorale, con l’elevato rischio di instabilità politica dopo il voto. Uno smacco per Roma, che pur non avendo mai chiesto un centesimo agli organismi sovranazionali, oggi viene percepita sui mercati meno appetibile di chi ha ottenuto aiuti internazionali, ma in appena un triennio è riuscito a risalire la china e senza drammi sociali insostenibili, com’è accaduto ad Atene.

E così, mentre per il nostro governo e la sua maggioranza suona un’aria di de profundis alle urne, i socialisti portoghesi hanno trionfato alle recenti elezioni amministrative, ottenendo il massimo storico del 39% e conquistando la gran parte dei sindaci in palio. E se pensiamo che al momento sarebbe l’unico governo di sinistra a vincere in Europa, il risultato appare ancora di più eclatante.

 

 

 

 

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