Perché la variante Omicron può diventare un’occasione storica per l’Italia

La variante Omicron del Covid spaventa mercati e governi e minaccia la ripresa economica. Ma l'Italia può uscirne meglio di tutti.

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Variante Omicron minaccia e opportunità

L’allarme lanciato dalla casa farmaceutica americana Moderna è agghiacciante: i vaccini attuali contro il Covid rischiano di non essere efficaci contro la variante Omicron. Borse, petrolio e dollaro giù, bond su. I mercati temono che la ripresa dell’economia globale sia minacciata dall’introduzione di nuove restrizioni alla libertà di movimento. Inevitabile diventerebbe la chiusura delle frontiere per limitare il più possibile i contagi. La diffusione del virus, infatti, già prima della scoperta in Sudafrica correva molto più veloce che nei mesi scorsi. Ad essere travolta dalla quarta ondata è particolarmente la Germania, mentre l’Austria ha già imposto un nuovo lockdown generale.

In questo quadro, Berlino rischia più di tutti. Già senza la variante Omicron i contagi giornalieri in media sfiorano le 60.000 unità. Inoltre, non c’è più un governo federale nel pieno dei poteri e la nuova maggioranza “semaforo”, composta da socialdemocratici, Verdi e liberali si è già mostrata contraria a imporre un nuovo lockdown generale. La realtà prenderà presto il sopravvento, tuttavia. A breve, Olaf Scholz dovrebbe insediarsi al posto di Angela Merkel e non debutterà da cancelliere in un clima facile, né con una maggioranza realmente coesa.

D’altra parte, l’Italia continua a esibire i numeri migliori in termini di contagi, decessi e ospedalizzazioni. Rischioso abbassare la guardia, ma bisogna ammettere che dopo una prima fase in cui siamo stati il ventre molle del Vecchio Continente, adesso i dati sono girati a nostro favore. Il tasso di vaccinazione da noi è altissimo e già più del 10% della popolazione residente (6,3 milioni di persone) ha ricevuto la terza dose (seconda per i vaccinati con J&J), un po’ sopra la media europea, pur meno dell’11% della Germania.

Variante Omicron e la figura di Draghi

Grazie anche al passo spedito con cui stiamo cercando di lasciarci alle spalle la pandemia, la crescita dell’economia italiana per quest’anno potrebbe essere del 6,2-6,3%, superiore al 6% indicato dal governo nei documenti ufficiali e già rivisto dal 4,5% di inizio anno. Ma la variante Omicron impatterebbe negativamente sull’economia italiana anche nel caso in cui non si diffondesse da noi. Servirebbero comunque nuove restrizioni e subiremmo quelle imposte dagli altri stati. Detto questo, una cosa sarebbe gestire numeri contenuti, un’altra avere a che fare con contagi fuori controllo.

Sarà cinico affermarlo – e lo è – ma la variante Omicron potrebbe farci emergere in Europa più di quanto non abbiamo già fatto in questi mesi. La figura di Mario Draghi ne uscirebbe ulteriormente rafforzata, peraltro mentre il mondo attende di capire come si muoverà Scholz e il presidente francese Emmanuel Macron sarà indaffarato a ottenere un secondo mandato. Il nostro premier ha dinnanzi a sé almeno tre scenari a breve: restare a Palazzo Chigi fino al 2023, traslocare al Quirinale o andarsi a collocare in una posizione internazionale di tutto rilievo. Due le cariche disponibili per lui: la dirigenza del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e la presidenza della Commissione europea.

L’attuale direttore generale dell’FMI, la bulgara Kristalina Giorgieva, è da mesi nella bufera sulla falsificazione dei dati a favore della Cina. D’altra parte, Ursula von der Leyen ha commesso diversi passi falsi nella prima fase di gestione delle vaccinazioni e, soprattutto, il suo sponsor è stato sinora la cancelliera Merkel. L’arrivo di Scholz alla cancelleria cambierebbe gli scenari. In teoria, resterà in carica per altri due anni, ma chissà se a pandemia finita non le si chieda un passo indietro. A quel punto, Draghi sarebbe pronto a succederle. E all’Italia serve che l’ex governatore della BCE sia messo in condizioni di rilievo sul palcoscenico internazionale, vuoi da Roma o da Bruxelles. Nei prossimi anni saranno riscritte le regole di bilancio e solo un tutore forte e credibile degli interessi nazionali potrà farci mettere alle spalle il triste e lunghissimo decennio dello spread e della vigilanza comunitaria.

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