Perché i prezzi delle case sono crollati con la crisi e gli italiani non comprano lo stesso

Il mercato immobiliare in Italia non accenna a riprendersi, con i prezzi delle case in costante discesa. Vediamo i numeri che ci spiegano come mai le famiglie non corrano a comprare.

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Il mercato immobiliare in Italia non accenna a riprendersi, con i prezzi delle case in costante discesa. Vediamo i numeri che ci spiegano come mai le famiglie non corrano a comprare.

Mutui mai così convenienti, con i tassi d’interesse mediamente scesi all’1,68% sulle nuove erogazioni ad agosto, così come prezzi delle case a -28% in 10 anni. Ce ne sarebbe per correre a comprare, ma il mercato immobiliare non solo non sta recuperando, anzi continua a languire, con prezzi in ulteriore discesa, seppure a fronte di compravendite in aumento.

Secondo Tecnocasa, nel primo semestre del 2019 occorrevano 6,6 annualità medie in Italia per comprare casa, giù dalle 9 del 2009. Tra le grandi città, il massimo si toccava a Milano con 10,2, il minimo a Palermo con 3,7, in entrambi i casi in calo rispettivamente dalle 12,5 e 5,9 annualità necessarie un decennio fa.

Dunque, in rapporto ai redditi, i prezzi delle case sono diminuiti in Italia di quasi il 27%. E per finanziare l’acquisto ricorrendo al mutuo, i costi si sono ridotti a meno di un terzo, visto che il tasso medio praticato dalle banche prima della crisi del 2008 sulle nuove erogazioni risultava del 5,72%. Prendendo a prestito 100.000 euro per un periodo di 20 anni, ad esempio, oggi si spenderebbero complessivamente 17.800 euro di interessi contro gli oltre 68.000 di fine 2017. Insomma, si risparmiano circa 50.000 euro. In realtà, grazie alla discesa dei prezzi delle abitazioni, il vantaggio si amplifica, essendo necessario richiedere alla banca un mutuo più basso.

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Il punto è che i dati macro raccontano solo una mezza verità. Nel 2009, la propensione al risparmio delle famiglie era dell’11,2%, nel 2018 era scesa all’8,1%, pur in risalita rispetto al minimo del 7,1% toccato nel 2012, stando ai dati Istat. Che cosa significa questo? Le famiglie italiane hanno vissuto un decennio da dimenticare, ma che ricorderanno a lungo. Redditi stagnanti nel migliore dei casi e, di conseguenza, risparmi calanti. Ora, combinando i dati, troviamo che nel 2009 una famiglia italiana riusciva a mettere mediamente da parte meno di una mensilità all’anno e, quindi, gli servivano oltre 80 anni di risparmi per comprare casa. Nel 2019, ipotizzando risparmi percentualmente uguali a quelli del 2018, di anni di sacrifici per l’acquisto di una casa ne servirebbero circa 81 e mezzo, più del 2009.

Prezzi case giù, ma anche i risparmi

In un certo senso, sarebbe come affermare che i prezzi delle case non siano ancora scesi abbastanza, almeno non stando alle peggiorate condizioni di vita degli italiani. Chiaramente, fino a quando l’offerta non si adeguerà alla domanda, le speranze per il mercato immobiliare di stabilizzarsi appaiono evanescenti. Stiamo compiendo un ragionamento nazionale, che non tiene conto delle enormi differenze tra i territori. Una cosa è comprare casa a Milano e un’altra a Palermo. Il capoluogo lombardo assiste a prezzi in ascesa per via del boom della domanda, legato al buon andamento dell’economia locale, uno dei pochi traini dello Stivale. Il sud resta generalmente depresso, risentendo degli alti tassi di disoccupazione e dell’impoverimento delle famiglie relativamente più accentuato.

Quanto sta accadendo può riassumersi così: le banche offrono mutui a tassi ultra-bassi, ma le famiglie non riescono ugualmente a comprare, perché i loro redditi non sono aumentati e nel frattempo la loro capacità di risparmio è persino diminuita, per cui accantonano mensilmente meno che in passato. E se l’Eurozona entrasse in recessione o ristagnasse nei prossimi trimestri, il rischio per l’Italia, che è già rimasta molto indietro rispetto al resto dell’area, sarebbe di veder peggiorare le condizioni della sua economia, con risvolti ancora più negativi per i redditi delle famiglie, i risparmi e, naturalmente, per il mercato immobiliare.

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