Perché i minibot sono una moneta parallela e rischiano di farci uscire dall’euro

I minibot approvati alla Camera all'unanimità nascondo un'insidia piuttosto forte per la permanenza dell'Italia nell'euro. E da oggi sui mercati finanziari si rischia di ballare ancora di più.

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I minibot approvati alla Camera all'unanimità nascondo un'insidia piuttosto forte per la permanenza dell'Italia nell'euro. E da oggi sui mercati finanziari si rischia di ballare ancora di più.

Uno choc. Venerdì pomeriggio, la Camera dei Deputati ha approvato all’unanimità una mozione della Lega, che impegna il governo a pagare i debiti della Pubblica Amministrazione, anche ricorrendo all’emissione di “titoli di stato di piccolo taglio”. Solo dopo avere votato, le opposizioni sostengono di avere compreso che si trattava dei cosiddetti “minibot”, una proposta che da tempo viene portata avanti da due economisti della Lega, Claudio Borghi e Alberto Bagnai.

Per fortuna, parrebbe che i mercati finanziari non abbiano avuto il tempo di comprendere la portata del provvedimento, che costituirebbe grossi rischi per la permanenza dell’Italia nell’Eurozona, tanto è vero che nel tardo pomeriggio di venerdì, lo stesso Ministero dell’Economia ha avvertito l’esigenza di pubblicare una nota, in cui smentisce che si abbia bisogno di questi strumenti per far fronte ai debiti della P.A.

Ci siamo soffermati più volte sui minibot. Vi forniamo in estrema sintesi la spiegazione: sono titoli di piccolo taglio, il cui valore (da 5 a 100 euro nel programma della Lega) è parificato del tutto a quelli dei titoli di stato secondo un rapporto con l’euro di 1:1. Questi certificati emessi dal Tesoro verrebbero inviati alle imprese creditrici della P.A., le quali potrebbero utilizzarli per pagare le tasse allo stato e/o per cederli ad altri privati. Questi ultimi non sarebbero, però, tenuti ad accettarli, mentre gli enti pubblici avrebbero l’obbligo di accettazione, data la natura di “moneta fiscale” di tali titoli.

Moneta fiscale, cosa sono i “minibot” proposti da Borghi e quali rischi comportano

Minibot come moneta parallela

A tutti gli effetti, si tratterebbe di una moneta parallela all’euro, che verrebbe utilizzata per dribblare la contabilità pubblica, immettendo liquidità nell’economia, ma senza che formalmente ciò si traduca in un aumento del debito pubblico. Qual è il principale problema? Quando il possessore di questi minibot li utilizzerà per pagare le tasse allo stato, questi accuserà minori entrate fiscali in euro, per cui a bilancio registrerebbe un ammanco, ossia deficit. In un certo senso, i minibot non sarebbero altro che debito a scoppio ritardato.

D’altra parte, i suoi sostenitori oppongono il fatto che i debiti della P.A. siano già esistenti e si tratterebbe solamente di anticipare un pagamento, che andrebbe comunque effettuato dopo qualche mese al massimo.

Il vero rischio sarebbe che i mercati, nel caso in cui l’Italia effettivamente emettesse minibot, percepissero tale operazione come il primo passo compiuto verso l’uscita dall’euro. La speculazione impazzerebbe e la profezia si avvererebbe, con lo spread che s’impennerebbe ulteriormente per scontare il ritorno alla lira nei fatti. La BCE si è già espressa contro simili misure all’epoca in cui ci provò la Grecia nel 2015 ad emettere quella che a Francoforte si fiutò che sarebbe stata una moneta parallela, incompatibile con i Trattati di Maastricht, in base a cui solo le banconote e le monete in euro hanno valore legale e vigono a corso forzoso, cioè devono essere accettate sia dai privati che dagli enti pubblici.

La situazione è così delicata, che intervenendo al Festival dell’Economia a Trento, il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ieri si è espresso contro, sostenendo che i minibot sarebbero comunque debito. Aldilà dell’atteggiamento delle opposizioni, che evidentemente ignorano ciò che pure votano in Parlamento, resta da chiedersi come mai un simile passo da parte dell’esecutivo nel bel mezzo di forti tensioni finanziarie sull’Italia, con lo spread BTp-Bund a 10 anni ad avere chiuso a 285 punti base nell’ultima seduta settimanale, quando i rendimenti portoghesi sulla medesima scadenza offrono appena lo 0,80% e persino i quinquennali greci sono scesi sotto i livelli degli omologhi BTp?

Perché i minibot di Borghi preparano l’Italia all’uscita dall’euro

Perché questa mossa del governo Conte?

Due le ipotesi che azzardiamo: o la Lega ha davvero un piano per andare allo scontro con la Commissione europea e provocare l’uscita dall’euro o l’approvazione dei minibot alla Camera fungono come arma di ricatto nei confronti di Bruxelles, quando nelle prossime settimane l’Italia dovrà trattare sulla manovra correttiva che quasi certamente i commissari ci solleciteranno ad approvare per raddrizzare i conti pubblici.

Si consideri che il Consiglio europeo tra meno di tre settimane potrebbe occuparsi proprio del caso Italia e non è improbabile che la riunione dei capi di stato e di governo della UE esiti l’apertura della procedura d’infrazione contro Roma. E se il governo Conte minacciasse, su pressione del vicepremier Matteo Salvini, l’emissione dei minibot, che equivarrebbe all’avvio dell’implementazione del famoso “piano B” per regolare l’uscita dall’euro (si spera ordinata)?

Nei prossimi giorni, Salvini dovrebbe recarsi in visita alla Casa Bianca dal presidente Donald Trump, il quale è aperto sostenitore della linea dura contro la UE a trazione tedesca, tanto da avere appoggiato esplicitamente Nigel Farage nel Regno Unito, suggerendo a Londra di divorziare con Bruxelles senza accordo. Cosa si diranno Trump e Salvini? Possibile che tra i due si discuterà pure di minibot quale arma negoziale contro i commissari? Se così, allacciamo le cinture, perché non sarebbe ancora andato in onda nemmeno la prima parte del primo tempo di un film, che rischia di trasformarsi in un thriller dalla visione sconsigliata a risparmiatori e piccoli investitori con il cuore debole.

La fanta-economia di Borghi tra minibot e rottamazione del debito pubblico

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