Sanzioni UE all’Italia sul debito pubblico, rito dannoso di un’Europa autodistruttiva

Procedura d'infrazione per debito eccessivo contro l'Italia. La Commissione europea starebbe valutando di passare alle maniere forti con Roma, sarebbe un pessimo segnale dopo le elezioni.

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Procedura d'infrazione per debito eccessivo contro l'Italia. La Commissione europea starebbe valutando di passare alle maniere forti con Roma, sarebbe un pessimo segnale dopo le elezioni.

La Commissione europea starebbe per inviare ai primi di giugno una lettera all’Italia, con cui la si avvisa dell’apertura della procedura d’infrazione per debito pubblico eccessivo. La sanzione minacciata sarebbe di 3,5 miliardi di euro. L’indiscrezione, riportata dall’agenzia Reuters, ha fatto impennare lo spread BTp-Bund del 5,5% a 281 punti base poco prima che la seduta si chiudesse.

In pratica, non più una semplice lettera di Bruxelles per chiedere spiegazioni al governo italiano sulla ragione per cui il rapporto tra debito e pil nel 2018 sia cresciuto di quasi l’1%, anziché diminuire; i commissari passerebbero direttamente ai fatti. Dal momento dell’apertura della procedura alla comminazione vera e propria della sanzione, mai concretizzatasi contro uno stato membro nella storia comunitaria, passerebbero diversi mesi, forse anche qualche anno. Insomma, la Commissione uscente lascerebbe la patata bollente ai successori e non è nemmeno detto che l’esito sia negativo per l’Italia, ma di fatto il segnale lanciato ai mercati finanziari è molto negativo.

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Così facendo, la UE rimarca come il debito pubblico italiano sia fuori controllo e come le politiche fiscali dell’attuale esecutivo trasgrediscano le regole del Patto di stabilità, lasciando prefigurare un’alta tensione politica con Roma, che nell’autunno trascorso è stata alla base dell’esplosione dello spread ai massimi da 5 anni. E ciò appare tanto grave, quanto più si pensi che le richieste di Bruxelles si basino su valutazioni come il cosiddetto “output gap”, che sono una bestialità economica in sé, prive di basi “scientifiche” e del tutto opinabili.

Riti europei insensati e autodistruttivi

Ha senso tutto questo? Sì, se stiamo agli accordi europei. No, se guardiamo le cose da una prospettiva concreta: additare il mostro di turno non farà migliorare le condizioni economico-finanziarie di uno stato membro, anzi rischia di peggiorarle, mettendo in fuga i capitali, impattando negativamente sulla crescita e facendo lievitare ulteriormente il grado di indebitamento, oltre che il malcontento sociale e l’indebitamento.

Di questo passo, le tensioni arriveranno a un punto di non ritorno, tale da rendere scenari a tutt’oggi remoti, come l’uscita dell’Italia dall’euro, una delle prospettive concrete.

I mercati, anziché venire rassicurati, continuano a ricevere segnali preoccupanti da Bruxelles sull’Italia, la cui sostenibilità del debito è e resta sostenibile, almeno con questa politica monetaria accomodante. Manca del tutto il senso della leale e proficua collaborazione tra stati e tra singolo stato e commissari; siamo entrati in un turbinio infinito di minacce, contro-minacce, astuzie politiche, che danno il senso di una deriva disperata di una Unione Europea tutt’altro che unita. E la situazione ha del grottesco, se si considera che non solo l’Italia non ha mai chiesto e ricevuto un solo euro dai partner dell’area, ma anzi figura tra i principali finanziatori dei salvataggi internazionali in favore di Grecia, Portogallo, Cipro, banche spagnole e, indirettamente, banche tedesche e francesi, esposte verso la Grecia e alle quali, guarda caso, fu concesso un biennio di tempo per vendere i bond (alla BCE per buona parte), prima che si attuasse la ristrutturazione del debito pubblico di Atene in mano ai creditori privati.

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L’Italia rischia una dannosa apertura della procedura d’infrazione, quando le servirebbe oggi l’esatto contrario, ossia un clima di serenità sui mercati per minimizzare lo spread a beneficio dei conti pubblici e spronare gli investimenti (nazionali ed esteri) a sostegno della crescita. Una siffatta unione monetaria, tutta regolamento di conti tra stati, come se fossero soggetti privati in relazione di credito/debito, è seriamente a rischio. E il caos Brexit non sembra abbia insegnato nulla a nessuno. Nemmeno dopo il trionfo di Nigel Farage e il tonfo di Emmanuel Macron e Angela Merkel ieri.

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