Mutui casa a tasso fisso, le rate ci costano oltre 10.000 euro in meno da inizio 2019

Mutuo a tasso fisso sempre più conveniente con l'atteso taglio dei tassi BCE. E a rimetterci sono le famiglie che hanno già stipulato un contratto.

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Mutuo a tasso fisso sempre più conveniente con l'atteso taglio dei tassi BCE. E a rimetterci sono le famiglie che hanno già stipulato un contratto.

La BCE di alzare i tassi d’interesse non ne ha intenzione, anzi non solo ha allontanato da inizio anno di almeno 12 mesi la prospettiva di un avvio della stretta monetaria, ma ieri il governatore Mario Draghi si è detto pronto a tagliare i tassi e a varare nuovi stimoli, se l’inflazione nell’Eurozona continuasse a indebolirsi. Musica per le orecchie delle famiglie, sia quelle che abbiano già acceso un mutuo a tasso variabile, sia coloro che intendano accenderne uno, vuoi a tasso fisso o a tasso variabile.

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I più infelici, se vogliamo, saranno i mutuatari di contratti a tasso fisso, che nel recente passato avranno magari scartato l’opzione tasso variabile nel timore di vedersi alzare la rata dopo pochi mesi dalla sottoscrizione, mentre oggi il mercato percepisce nitidamente che un tale evento non si verificherà da qui a breve. Anzi, c’è una sensazione diffusa sui mercati, secondo la quale i tassi rimarranno bassi nel mondo ancora per lungo tempo, anni o persino decenni.

Già quest’anno, il mutuo a tasso fisso è diventato man mano più conveniente, a fronte di un mutuo a tasso variabile rivelatosi nel frattempo un po’ più costoso per i nuovi contratti rispetto a gennaio, avendo innalzato mediamente dello 0,30% lo spread applicato alle soluzioni migliori disponibili sul mercato. L’Euribor, a cui si agganciano i mutui a tasso variabile, sono rimasti sostanzialmente fermi ai minimi storici lungo le scadenze fino ai 12 mesi.

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Invece, l’Eurirs è sostanzialmente collassato. Oggi, quello a 10 anni sta allo 0,21%, a 15 anni allo 0,54%, a 20 anni allo 0,70%, a 25 anni allo 0,76% e a 30 anni allo 0,77%. A inizio gennaio, per le stesse scadenze trovavamo rispettivamente lo 0,77%, l’1,12%, l’1,28%, l’1,33% e l’1,33%. In pratica, il mutuo a 10 anni oggi parte da un tasso di base uguale a quello che 5 mesi e mezzo fa fungeva da riferimento per il mutuo a 30 anni. Ipotizziamo di richiedere un mutuo a tasso fisso da 150.000 euro e relativo all’acquisto di una prima casa dal valore commerciale di 250.000 euro.

E supponiamo che l’ammortamento sia di 25 anni. Le migliori soluzioni offerte prevederebbero oggi l’applicazione di uno spread medio dello 0,70%, per cui il tasso finale sarebbe nell’ordine di poco superiore all’1,50%.

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La rata mensile ci verrebbe a costare sui 600 euro e complessivamente gli interessi nei 25 anni sarebbero pari a 30.000 euro. Se lo stesso contratto lo avessimo acceso a inizio anno, lo spread sarebbe stato nel migliore dei casi di circa 7-8 punti base in meno, ma l’Eurirs a 25 anni ci sarebbe costato lo 0,57% in più. In totale, il mutuo ci sarebbe costato circa mezzo punto percentuale in più e la rata mensile sarebbe stata di quasi 636 euro, +35,50 euro. In tutto il periodo di ammortamento, avremmo speso 10.700 euro in più rispetto a oggi. E chissà se l’Eurirs non continui a scendere, ampliando i vantaggi per i nuovi mutuatari a tasso fisso, nonché facendo rodere ancora di più il fegato a quanti avessero stipulato un contratto nei mesi passati. A conti fatti, i risparmi annuali in appena 5 mesi risultano essere di circa 425 euro, una cifra grosso modo pari a una vacanza low-cost per una persona.

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