Milan in mano a Elliott, già finito il regno cinese: dubbi su un investimento insensato

La breve stagione cinese del Milan è finita, lasciando macerie dietro di sé. E non si spiega come Yonghong Li abbia bruciato centinaia di milioni in poco più di un anno.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La breve stagione cinese del Milan è finita, lasciando macerie dietro di sé. E non si spiega come Yonghong Li abbia bruciato centinaia di milioni in poco più di un anno.

Elliott Management ha già iniziato la procedura per l’escussione delle azioni della Rossoneri Lux Sports, la holding che detiene il 99,93% del Milan. Il tentativo del proprietario cinese Yonghong Li di resistere alla perdita del controllo è sfumato con l’ennesimo flop, ovvero il mancato passo avanti del russo Dmitri Rybolovlev, indicato quale potenziale acquirente del club rossonero. Il proprietario del Monaco, tuttavia, non avrebbe potuto rilevare il Milan per il divieto UEFA di essere a capo di due squadre europee. Formalmente, serviranno alcuni giorni, prima che il fondo creditore possa prendere possesso effettivo delle quote della holding con sede nel Lussemburgo, anche se non dovrebbero esserci resistenze da Li con il ricorso al giudice, dato che il contratto di finanziamento stipulato poco più di un anno fa contempla l’ipotesi dell’escussione nel caso di inadempienza. E il cinese non ha versato in tempo i 32 milioni anticipati da Elliott alla società, in qualità di aumento di capitale.

Elliott e le storie tese: ecco il futuro del Milan dopo il disastro cinese

I prossimi passi saranno la convocazione dell’assemblea dei soci e la nomina di nuovi amministratori della holding e successivamente verrà convocata anche l’assemblea dei soci del Milan, che a sua volta nominerà i nuovi dirigenti del club. Addio alla triste e intensamente breve stagione cinese con Marco Fassone e Massimiliano Mirabelli quasi certamente in procinto di essere sostituiti rispettivamente nei ruoli di amministratore delegato e direttore sportivo. Resta da vedere cosa accadrà, invece, alla panchina. Rino Gattuso sarà confermato come allenatore?

Di certo, quanto sta accadendo in questi giorni lascia sgomenti. Una delle squadre di calcio più blasonate in Europa è finita nelle mani dei creditori e ad oggi non si conoscono i tempi della cessione e il nome del probabile acquirente. In pole position restano Rocco Commisso e la famiglia Ricketts, ma non è detto che Elliott voglia rivendere subito il club, ambendo a massimizzare il profitto, ovvero cercando di valorizzare al meglio il Milan nella prossima stagione, così da alzare il prezzo, la cui base d’asta attualmente sarebbe stata fissata a 500 milioni. In teoria, una siffatta strategia non farebbe che bene ai rossoneri, perché finalmente avrebbero una proprietà intenzionata a creare valore, non a distruggerlo.

Investimento perduto in 15 mesi

E proprio questo lascia perplessi. Com’è stato possibile che Li abbia acquistato nell’aprile dello scorso anno una società, stimandola 740 milioni di euro, debiti inclusi, spendendo cash 520,5 milioni e investendo altri 100 milioni per iniettare liquidità necessaria alla squadra, finendo per perdere tutto in così poco tempo? Il cinese dal patrimonio oscuro aveva preso in prestito 303 milioni da Elliott, di cui 123 a carico del Milan. In totale, quindi, avrebbe impiegato di tasca propria circa 320 milioni. Soldi bruciati in 15 mesi. E non sarebbero pochi per uno che in Cina avrebbe asset stimati per non più di mezzo miliardo di euro. Possibile mai che un investitore razionale metta a rischio un capitale così elevato per sborsarne un decimo del valore in ritardo di alcune ore? E, considerando gli interessi salatissimi dell’11,5% applicati al prestito, come avrebbe avuto intenzione Li di restituire la somma al fondo entro il prossimo ottobre?

Milan fuori dall’Europa League, ora inizia l’era americana 

In sostanza, siamo dinnanzi a un caso molto oscuro, alla base della sanzione comminata dalla UEFA al Milan e che ha portato alla sua esclusione dall’Europa League per la prossima stagione. Lo stesso piano industriale presentato in inverno a Nyon non è stato minimamente rispettato. I fantomatici ricavi commerciali in Cina sono rimasti lettera morta e ciò ha indispettito non poco i giudici, che con tutto il rispetto dovuto a un club con 7 Coppe dei Campioni/Champions League vinte, non hanno potuto che prendere atto dell’assenza di una strategia finanziaria chiara e di una proprietà fumosa. Peccato che a farne le spese saranno giocatori e tifosi, nonché l’intero calcio italiano, che se non fosse per l’affare CR7 alla Juve, starebbe discutendo in queste calde settimane d’estate solo del disastro di una delle più grandi squadre di calcio al mondo.

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Argomenti: Economia nel pallone

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