L’Olanda fa la dura con l’Italia, ma il Coronavirus può farla saltare in aria

Contrari al "Coronabond", gli olandesi hanno chiesto all'ultimo Eurogruppo di avviare indagini a carico degli stati del Sud Europa, responsabili di non avere risparmiato negli anni in cui potevano. Eppure, rischiano più di altri di finire a gambe per aria.

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Eurogruppo e Consiglio europeo flop nei giorni scorsi. Né i ministri delle Finanze, né i capi di stato e di governo nell’Eurozona sono riusciti a trovare un accordo, in piena emergenza Coronavirus, per affrontare la crisi economica violenta e simmetrica che sta colpendo tutta l’area. Il fronte del Nord Europa, con Germania, Olanda, Austria e Finlandia in testa, non vuole sentir parlare dei cosiddetti “Coronabond”, sostenendo che l’unica opzione ammissibile per gli stati che hanno bisogno di assistenza finanziaria sarebbe la richiesta di aiuti condizionati al Meccanismo Europeo di Stabilità (MES).

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C’è un particolare non venuto del tutto fuori dall’Eurogruppo in videoconferenza di una decina di giorni fa: ad un certo punto, oltre ad opporsi all’emissione di debito in comune, il ministro delle Finanze olandese, Woepke Hoekstra, ha chiesto l’avvio di indagini a carico degli stati del Sud Europa, rei di non avere risparmiato negli anni in cui avrebbero potuto. Non vogliamo aprire un dibattito sul fondo di verità di questo atteggiamento, perché è pur reale che la Commissione europea abbia chiuso più di un occhio sui conti pubblici sballati di Francia e Spagna e per troppo tempo. Ed è altrettanto vero che proprio il “quantitative easing” della BCE, spegnendo gli incendi degli spread, è finito per alimentare l’azzardo morale anche in Italia con richieste infinite di flessibilità fiscale.

Il vero punto di domanda è se può tenersi unita un’unione monetaria, dove al di là degli errori di questo o quel governo, non è immaginabile che le relazioni economiche e diplomatiche tra stati vengano regolate sempre e solo a colpi di sanzioni e di procedure di indagine a carico del colpevole di turno.

L’euro si è trasformato in un tribunale permanente, che crea stanchezza tra i governi e irritazione e sfiducia tra i popoli. Il problema dell’area non è dato dal mancato rispetto delle regole da parte di alcuni stati, bensì dalle divergenze economiche non frenate e, anzi, amplificate per l’assenza di un’unica politica fiscale e la conseguente frammentazione dei mercati finanziari.

Virtù e difetti d’Olanda

L’Olanda è da annoverarsi certamente tra i paesi fiscalmente virtuosi, con un rapporto debito/pil di poco superiore al 50%, meglio della Germania. Ha chiuso gli ultimi tre bilanci in attivo, accumulando avanzi complessivi per 35 miliardi. Ha fatto la formica quando poteva e adesso può permettersi di spendere per sostenere l’economia. Fino a un certo punto è pure comprensibile il suo ragionamento, tipico di chi teme di avere fatto la figura dello scemo stringendo la cinghia, mentre le “cicale” cantavano sotto il sole. Tuttavia, questa ricostruzione è figlia di una ricostruzione lontana dalla realtà e, soprattutto, non tiene conto dell’insieme dei dati macro.

L’Olanda ha un basso indebitamento pubblico, ma ad essere molto indebitate sono le sue famiglie e imprese, per circa il 300% del pil. A confronto, il settore privato italiano risulta oberato di passività per poco più della metà, al 166% del pil a fine 2018. Facendo la somma, il sistema Italia ha debiti per il 300%, quello olandese per il 350% del pil. Si consideri che i soli mutui incidono per il 90% del pil in Olanda, mentre in Italia non arrivano al 20%. Questo non dovrebbe far dormire sonni tranquilli al premier Mark Rutte, che certo non avrà problemi a rifinanziare il debito pubblico e a farne di nuovo, ma rischia di vedere collassate le finanze delle famiglie e delle imprese domestiche.

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Le debolezze olandesi

Non è casuale che l’approccio all’emergenza Coronavirus de L’Aia sia stato più morbido che altrove.

Il governo teme che il “lockdown” colpisca le tasche degli olandesi, i quali avrebbero molte più difficoltà che in quasi ogni altro stato europeo a far quadrare i conti, essendo mediamente molto esposti verso le banche. E se queste non incassano le rate dei prestiti puntualmente, così come dopo la crisi del 2008-’09, rischiano di saltare in aria, costringendo lo stato ad accollarsi costi di salvataggi molto onerosi. L’ultima volta che accadde, dovette sborsare circa 7 punti di pil.

L’Olanda gioca a fare il poliziotto cattivo, spalleggiando la Germania contro il Sud Europa, ma essendo una delle economie più vulnerabili alla crisi economica, dato che le sue famiglie detengono sui conti bancari appena 370 miliardi di risparmi, il 45% del pil, che si confronta con il 77% degli italiani. E l’intera ricchezza nazionale si attesta a 4 volte il pil, meno delle 5,5 volte in Italia. E poiché siamo di fronte a uno shock esogeno e di natura non economico, con la caratteristica di essere “democratico” nella cattiva sorte, non vorremmo ritrovarci dall’altro lato del tavolo tra pochi mesi a dibattere sul se e come salvare le banche di qualche paese europeo, che da “falco” sarebbe costretto a trasformarsi in agnellino per mendicare la benevolenza altrui.

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