Aiuti all’Italia contro la crisi fiscale, ecco le soluzioni di cui si discute in Europa

Coronavirus bond o prestito dal Fondo salva-stati? Eurozona divisa sullo strumento, ma non è questione di forma. Il fronte del nord si compatta di nuovo contro l'Italia.

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Coronavirus bond o prestito dal Fondo salva-stati? Eurozona divisa sullo strumento, ma non è questione di forma. Il fronte del nord si compatta di nuovo contro l'Italia.

L’Eurogruppo di martedì non ha esitato alcun accordo sulle modalità di utilizzo del Fondo salva-stati, il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES). I ministri delle Finanze dell’Eurozona non hanno trovato un’intesa, rimanendo divisi sia sullo strumento più idoneo, sia sulle condizioni. L’Italia con il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, ha chiesto che il MES emetta i cosiddetti “Coronavirus bond” o anche “Covid bond”, ossia titoli del debito legati all’emergenza sanitaria che sta attanagliando il pianeta. Germania e Olanda guidano il fronte del nord, teoricamente propenso più all’erogazione di aiuti da parte del MES e, comunque, condizionati.

L’economia italiana è già in ginocchio e stavolta rischiamo sul serio di uscire dall’euro

La posizione più dura è quella del premier olandese Mark Rutte, secondo cui il MES dovrebbe prestare assistenza solo dietro l’accettazione da parte degli stati richiedenti di precise condizioni legate alle riforme economiche e ai conti pubblici. La Germania si sta mostrando più flessibile, arrivando a concedere che le condizioni annesse al prestito siano blande, sostanzialmente teoriche, un modo per ribadire la natura di soccorritore non automatico del MES e al contempo per andare incontro alla grave crisi fiscale che si prevede per l’Italia.

Coronavirus bond o prestito MES

L’Italia non vuole un prestito formale, perché questo ci taccerebbe sui mercati finanziari come un paese formalmente assistito. La soluzione a cui ambisce il governo Conte sarebbe che il MES emettesse i Coronavirus bond per tutti gli stati o, comunque, per diversi stati dell’Eurozona, in modo che la posizione del nostro Paese non risultasse eccezionale, cioè che passasse quasi in sordina di avere bisogno di assistenza.

Il MES raccoglierebbe sul mercato tutti i capitali necessari ad affrontare l’emergenza e li distribuirebbe agli stati richiedenti, non si capisce ancora bene su quali basi, se in rapporto al pil o al fabbisogno finanziario di ciascuno.

Coronavirus bond: richiesta di aiuto dell’Italia drammatica e pericolosa

I tedeschi di per sé non rigettano l’ipotesi dei Coronavirus bond, ma pretendono che siano anch’essi almeno un po’ condizionati, risentendo dell’opinione degli alleati minori, tra cui la solita Olanda, ma anche Finlandia, Austria, etc. In realtà, essi temono che se il MES emettesse titoli del debito senza alcuna condizione annessa, questi possano rappresentare un prototipo degli Eurobond così tanto invocati da Roma, e non solo, da circa un decennio. Anche ammesso, poi, che il MES emettesse Coronavirus bond senza condizioni, non è detto che per l’Italia sarebbe una soluzione ottimale.

I mercati potrebbero dedurne la natura puramente eccezionale, il fatto che l’Europa non sia disposta a prestare denaro all’Italia, se non vincolato all’utilizzo per affrontare l’emergenza, quasi non riponendo fiducia sulla sua capacità di restituirlo, quindi, come se non avesse un debito pubblico sostenibile. Se, poi, fossimo anche l’unico stato a fare richiesta di tali emissioni, l’effetto “stigma” che l’operazione sortirebbe ai danni dell’Italia sarebbe completo. Dovremmo augurarci che Francia e Spagna, le due altre grandi economie con un rapporto debito/pil elevato e vicino al 100%, facciano anch’esse pressione su Bruxelles perché il MES emetta bond a favore di tutti gli stati membri, nei fatti scomputando l’indebitamento dai bilanci nazionali.

Non c’è fiducia nell’Italia

Comunque vada, i numeri avranno la testa dura. Dopo le previsioni di Goldman Sachs su un crollo del pil italiano dell’11,6% quest’anno, seguito da un rimbalzo del 7,8% nel 2021, il debito pubblico italiano sarebbe destinato a salire al 163% del pil, sebbene anche Francia e Spagna supererebbero il 100%. Senza soccorso europeo, dovremmo trovare per l’intero anno oltre 500 miliardi di euro sui mercati, tra debito in scadenza e nuovo deficit da finanziare.

Troppi, per un’economia, che si contrarrebbe a meno di 1.575 miliardi quest’anno, cioè dovremmo emettere nel complesso BoT e BTp pari a quasi un terzo della nostra ridotta dimensione economica. Per quanto la BCE abbia messo in campo misure straordinarie per 870 miliardi di euro e abbia chiarito di essere pronta a potenziarle senza alcun limite, l’impegno a cui è chiamato il Tesoro nei prossimi mesi resta considerevole.

Prestiti o bond, non cambia la sostanza: l’Europa non si fida della nostra capacità di ottemperare in futuro alle scadenze e pretende patti chiari, con tanto di impegni sottoscritti. Solo se il deterioramento fiscale divenisse molto grave un po’ in tutta l’area o in gran parte di essa potremmo sperare in un ammorbidimento delle posizioni tedesco-olandesi. In ogni caso, mentre si prevede una ripresa più veloce per le altre economie, l’Italia rimarrebbe indietro e la stessa storia recente ci conferma che difficilmente recupereremo le perdite accusate in breve. Nel frattempo, i conti pubblici saranno sballati e il tema di come affrontare le scadenze si riproporrebbe per noi tra un anno. Forse, anche meno.

La crisi dell’economia italiana sarà pesantissima, ricordatevi queste tre lettere: U, V e L

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