L’Europa ieri è morta, ma si prende due settimane per celebrare il suo funerale

La crisi del Coronavirus mette in ginocchio, anzitutto, il concetto stesso di Europa. Capi di stato e di governo non hanno trovato un accordo su come affrontare l'emergenza sanitaria ed economica. Prevalgono gli antagonismi.

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La crisi del Coronavirus mette in ginocchio, anzitutto, il concetto stesso di Europa. Capi di stato e di governo non hanno trovato un accordo su come affrontare l'emergenza sanitaria ed economica. Prevalgono gli antagonismi.

L’Europa ha deciso di non decidere sull’emergenza Coronavirus, o meglio sulle misure per contrastare la devastante crisi economica in arrivo. Riuniti in teleconferenza per la terza volta in tre settimane, i 27 capi di stato e di governo hanno semplicemente trovato un’intesa sul fatto che il presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, e quello del Consiglio europeo, Charles Michel, entro due settimane debbano individuare soluzioni di lungo periodo, insieme ai vertici degli altri organismi UE. Spagna e Italia si erano rifiutate di sottoscrivere la bozza emersa al termine dei colloqui, nella quale si concedeva ai due paesi l’assenza di riferimenti al Meccanismo Europeo di Stabilità, ma allo stesso tempo non apriva alla soluzione da questi prospettata e condivisa dalla Francia, ossia di far emettere al MES i cosiddetti “Coronabond”, titoli del debito comuni e i cui proventi verrebbero utilizzati dagli stati nazionali per coprire le spese derivanti dalla lotta alla crisi scatenata dalla pandemia.

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I paesi del nord, con Germania, Olanda e Austria in testa, si sono mostrati ancora una volta contrari. Soprattutto l’Olanda non intende accettare l’idea che il Fondo salva-stati s’indebiti a nome di tutti e a beneficio di qualcuno, senza condizioni. Il premier italiano Giuseppe Conte ha ribadito la necessità di utilizzare nuovi strumenti per combattere la crisi, spiegando che l’utilizzo di quelli già esistenti non gli interessa. E ha assegnato ai partner dieci giorni di tempo per decidersi, altrimenti l’Italia farà da sé, ha aggiunto.

La solidarietà europea non c’è stata nemmeno stavolta e nemmeno nel bel mezzo della più grande emergenza nel Vecchio Continente dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Il fronte del nord non rinuncia ad opporsi a qualsiasi tentativo di condivisione dei rischi, sebbene lo stesso Conte avesse chiarito come i Coronabond non sarebbero un precedente per il lancio degli Eurobond e che ciascuno stato continuerebbe a sostenere i rischi relativi al proprio debito. Non c’è stato niente da fare. Troppo forte la diffidenza verso i tristemente famosi “Pigs”, sul quale grave uno stigma apparentemente incancellabile per tedeschi e olandesi, in particolare.

Il rischio di un’Italia sola sui mercati

Cosa accadrà entro due settimane? Improbabile che gli oppositori ai Coronabond cambino idea, anche se da qui in avanti la crisi sanitaria ed economica nell’Eurozona dovesse aggravarsi giorno dopo giorno. Tuttavia, lasciare l’Italia annegare tra i suoi debiti senza lanciarle un salvagente appare anch’essa un’ipotesi poco probabile, perché di mezzo ci andrebbe la stessa tenuta dell’unione monetaria. Da solo, il Tesoro di Roma non avrebbe la forza di raccogliere sul mercato qualcosa come oltre 500 miliardi di euro tra debito da rifinanziare e nuovo deficit.

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Sebbene resti affiancato dalla BCE, che ha messo in campo un complesso di misure pari già a 1.050 miliardi nei restanti 9 mesi dell’anno, troppo alto il rischio che la speculazione ne neutralizzi l’efficacia, anche perché sei i mercati iniziassero seriamente a testare le intenzioni di Francoforte, solamente con un ricorso al MES, ad oggi condizionato, l’Italia si potrebbe giovare dello “scudo” anti-spread, noto come OMT, e che consisterebbe in acquisti illimitati di BTP nel nostro caso. E’ proprio quella condizionalità che l’Italia vuole evitare, così come lo stigma derivante da un’attivazione in solitaria degli aiuti.

La soluzione prospettata da Conte e sostenuta da tutta l’arena politica italiana sarebbe che il MES non allegasse alcuna condizione agli aiuti, consentendo al governo italiano di non finire commissariato.

Al contempo, gli aiuti dovrebbero fluire un po’ a tutti gli stati dell’area che volessero approfittarne per sottrarsi ad emissioni copiose di bond sui mercati. Solo così, salveremmo l'”onore” e non saremmo tacciati di ricevere assistenza finanziaria. Ma alla Mitteleuropa non interessa un discorso del genere, perché alto resta il suo livello di sfiducia verso la gestione delle finanze pubbliche nel Mediterraneo.

Sarà compromesso al ribasso

L’alternativa minacciata da Conte è a tutti gli effetti un’arma scarica. L’Italia non potrà fare da sola, perché sarebbe come andare in guerra muniti di pistole ad acqua. Quelle “locuste della speculazione” di berlusconiana memoria tornerebbero a farsi più vive che mai nel giorno stesso in cui avvenisse la rottura nell’Eurozona. Poiché questo scenario non appare credibile, alla fine una soluzione compromissoria si troverà, à la Merkel diremmo. Il Consiglio europeo fingerà di cedere sugli aiuti incondizionati e l’Italia potrà sventolare un vessillo ad uso e consumo della sola propaganda interna. Più tardi scopriremmo che, finita l’emergenza, per noi il Patto di stabilità diverrà più stringente, come accaduto dopo la crisi del 2009, quando l’Italia riuscì con molti anni di anticipo rispetto a Francia e Spagna a rientrare sotto il deficit del 3%, ma ugualmente rimase un sorvegliato speciale della Commissione per il suo alto debito pubblico.

Chi sperava tra le file gaudenti degli europeisti nostrani che le istituzioni comunitarie si sarebbero rivelate all’altezza della sfida, dimenticando come ad oggi abbia mancato ad ogni appuntamento valido per testare la propria credibilità, rimarrà deluso e scioccato nel verificare come per l’ennesima volta venga rigettata con sdegno l’unica soluzione in grado di tenere unita l’area dell’euro senza esporre una parte di essa alle tensioni finanziarie cicliche o permanenti: l’unione fiscale. La moneta unica si regge su un clima di sfiducia reciproca e di sospetto, su decenni o secoli di pregiudizi non solo taciuti, ma volgarmente esaltati negli ultimi tempi anche dalle massime cariche europee.

Perché mai si potrà chiedere a un olandese di accettare l’idea dei Coronabond, se per dirla come un suo connazionale e allora presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, “i paesi del sud spendono i loro soldi in donne e vino”.

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