L’Europa manda a quel paese i “gretini”: gas e nucleare energie “verdi”

Il pragmatismo torna di moda a Bruxelles, che definisce energie "verdi" anche gas naturale e nucleare contro il caro bollette

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Gas e nucleare energie

L’Unione Europea torna pragmatica dopo l’ubriacatura ambientalista filo-“gretina”. Nelle prossime settimane, la Commissione dichiarerà “energie verdi” il gas naturale e il nucleare. Quattro le condizioni richieste per definire tale l’investimento per una centrale a gas:

  • emissioni di CO2 per kWh sotto 270 grammi;
  • l’impianto deve rimpiazzarne un altro più inquinante;
  • deve ricevere il permesso di costruire entro il 2030;
  • deve prevede un “piano” per tendere a gas meno inquinanti entro il 2035.

Per quanto riguarda l’energia nucleare, le condizioni annesse sono due:

  • deve prevedere un piano per lo smaltimento delle scorie radioattive;
  • l’impianto deve ricevere il permesso di costruire entro il 2045.

Energie verdi, le ragioni della svolta

A cosa è dovuta questa svolta clamorosa dopo mesi trascorsi a incensare Greta e il suo movimento ambientalista estremista? Al caro bollette. Il prezzo del gas naturale è arrivato a decuplicare nel giro di un anno. In tutta Europa, i rincari stanno facendo esplodere i costi a carico delle famiglie, alimentando l’inflazione e rischiando di mandare al buio pezzi di continente.

In Francia, dove l’energia nucleare ancora oggi incide per il 70% dell’offerta energetica totale, esiste l’obiettivo di scendere al 50% entro il 2035. Ma il presidente Emmanuel Macron non vuole colpi di testa che possano danneggiarlo prima delle presidenziali di aprile/maggio. Il ricordo dei “gilet gialli” è ancora fervido nella memoria dei francesi. Il movimento di protesta contro il rincaro delle accise, deciso dall’Eliseo nel 2018 per favorire la transizione ecologica, mise a soqquadro Parigi per mesi e dovette essere ritirato.

Non a caso, la Francia appoggia la nuova tassonomia europea, mentre Germania e Austria annunciano opposizione, denunciandola come una forma di “greenwashing”.

Una volta approvata dalla Commissione, però, servirebbe il voto contrario di almeno 20 stati comunitari in rappresentanza del 65% della popolazione UE.

Germania controcorrente, ma rischia il blackout

La Germania ha appena spento tre centrali nucleari delle sei rimanenti. Le altre tre saranno spente entro la fine dell’anno. La decisione era stata presa un decennio fa dall’allora cancelliera Angela Merkel all’indomani dell’incidente di Fukushima. Fu così che Berlino cercò di reagire alla crescita dei consensi dei Verdi, lisciando loro il pelo. Adesso, i conservatori si trovano all’opposizione e i Verdi al governo con socialdemocratici e liberali.

Un “capolavoro” politico dell’ex cancelliera, che diventa farsa sul piano economico. Poiché l’energia nucleare deve essere rimpiazzata da altre fonti, ecco che la Germania sta esponendosi ancora di più ai rincari del gas, subendo le bizze della Russia di Vladimir Putin. E cosa diranno gli ambientalisti del fatto che, pur essendo in programma la riduzione dell’uso del carbone dal 2038, la prima economia europea sta dovendo rivolgersi alle sue miniere per evitare il blackout? In sostanza, un’energia pulita come il nucleare è rimpiazzata da una altamente inquinante come il carbone.

Il problema sarà come conciliare il pragmatismo con il fanatismo ideologico degli ambientalisti à la Greta. Tutti i governi hanno inseguito il movimento per raccattare consensi tra una minoranza rumorosa dei rispettivi elettorati, ben amplificata dai media. Adesso, scoprono che senza nucleare e con basse scorte di gas rischiano di essere travolti dal caro bollette. L’ideologia è almeno temporaneamente accantonata per lasciare spazio alla realtà. E state certi che vedremo per un po’ di tempo meno in giro la ragazzina svedese con le trecce a raccontarci della sua infanzia rubata.

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