Le multinazionali americane hanno liquidità a fiumi, perlopiù accumulata dopo la crisi

I giganti della corporate USA dispongono di liquidità a fiumi e questa potenza finanziaria è esplosa proprio dopo la crisi del 2008-'09.

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I giganti della corporate USA dispongono di liquidità a fiumi e questa potenza finanziaria è esplosa proprio dopo la crisi del 2008-'09.

Nell’era della globalizzazione, vince chi possiede maggiori capitali da investire per contenere o eliminare del tutto la concorrenza nei singoli mercati, magari attraverso fusioni o integrazioni verticali. E le multinazionali americane sembrano attrezzate più di tutte per superare al meglio questo processo. Stando a un’analisi di alcuni mesi fa di Business Journal, le società quotate negli USA e che capitalizzano almeno 100 milioni di euro in borsa disponevano alla fine del 2018 di liquidità per circa 2.700 miliardi.

Dal computo sono escluse quelle attive nel panorama bancario, per via delle loro specificità regolamentari. Dunque, le grandi società a stelle e strisce avrebbero una potenza di fuoco capace di azzerare del tutto l’immenso debito pubblico italiano, tanto per fare un esempio.

Andiamo ad analizzare la situazione per alcune tra le maggiori multinazionali americane. Al netto dei debiti, Microsoft mostra quasi 134 miliardi disponibili, mentre Berkshire Hathaway possiede liquidità per oltre 122 miliardi. Si tratta della holding partecipata da uno dei più grandi finanzieri di tutti i tempi: Warren Buffett. A seguire, troviamo Alphabet, la società che controlla Google, con 121 miliardi. E poi ci sono Apple con quasi 95 miliardi, General Electric con oltre 71, Facebook con quasi 49, Amazon con 41,5, etc. Le prime 10 possono vantare qualcosa come circa 720 miliardi e l’aspetto più interessante risiede nel fatto che trattasi di liquidità accumulata per quasi i tre quarti dall’inizio della crisi finanziaria del 2008, esplosa nel mese di settembre con il crac di Lehman Brothers. Da allora, le “Big Ten” hanno messo assieme oltre mezzo trilione di dollari.

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L’America corre grazie alle sue imprese

Ci si aspetterebbe il contrario, ovvero che la crisi abbia almeno rallentato i processi di accumulazione dei profitti, ma non è stato affatto così, perlomeno non in America, dove nel frattempo si sono consolidate nuove realtà, specie del comparto tecnologico. Ad esempio, Google nel periodo considerato ha accresciuto le sue riserve di liquidità di 104 miliardi, Microsoft di 110, Berkshire Hathaway di oltre 91, Apple di 70, Facebook dell’intero importo ad oggi segnalato, Amazon di 39, etc.

Per le concorrenti europee, una brutta notizia, in quanto espressione di una capacità di investimento delle grandi multinazionali americane, ignota loro per la gran parte. E, soprattutto, la crisi non è stata sfruttata negli USA per piangersi addosso, bensì per ristrutturare e ripartire, con alcuni di loro che hanno semplicemente continuato ad emergere grazie alla crescente diffusione delle tecnologie più avanzate tra le famiglie. Una dura lezione per quanti in Europa ritengano che il loro futuro venga minacciato dall’apertura alla concorrenza internazionale e che hanno fornito spesso quale unica risposta alla crisi il ridimensionamento o il rinvio della realizzazione dei piani per il futuro. Il denaro non dorme mai e trova sempre il modo di essere impiegato al meglio, in un luogo o altrove.

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