In Venezuela finisce la pacchia sulla benzina, il pieno non sarà più gratis per tutti

Nel Venezuela la benzina è praticamente gratis e, però, non si trova. Il governo sta per portare i prezzi alla pompa "ai livelli internazionali", ma discriminando tra gli automobilisti.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Nel Venezuela la benzina è praticamente gratis e, però, non si trova. Il governo sta per portare i prezzi alla pompa

Di storie assurde di vita ordinaria dal Venezuela ne arrivano tante. Difficile immaginare come possa essere l’esistenza quotidiana di una persona con prezzi che esplodono di giorno in giorno e che, stando al Fondo Monetario Internazionale, entro la fine dell’anno dovrebbero crescere tendenzialmente di un milione percento. Non possiamo agevolmente comprendere cosa significhi spendere grossa parte dello stipendio solo per prendersi un caffè al bar, ma ancora più irragionevole ci appare il fatto che ancora oggi in questo paese al collasso economico risulti possibile fare il pieno all’auto praticamente gratis. Il costo di un litro di benzina a 91 ottani è fissato dal governo a 1 vecchio bolivar. Si consideri che dal 20 agosto scorso, le nuove banconote emesse contengono 5 zeri in meno, per cui il nuovo bolivar “sovrano” equivale a 100.000 dei vecchi bolivares e ufficialmente a 0,0167 dollari. E tenuto conto che al mercato nero un dollaro acquista oggi 87,35 bolivares o 8,735 milioni delle vecchie banconote, si ottiene che con un dollaro sarebbe possibile acquistare in Venezuela qualcosa come, appunto, 8,7 milioni di litri di carburante. In pratica, ci si potrebbe fare il pieno oltre 170.000 volte, ovvero tutti i giorni per una quarantina di anni per una dozzina di automobilisti.

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Questa assurdità è costata mediamente al governo di Caracas sui 10 miliardi di dollari all’anno e il presidente Nicolas Maduro ha stimato di recente l’aggravio per lo stato in ben 18 miliardi. Denaro, che essendo stato sborsato dallo stato per sussidiare i consumi di carburante, si è tradotto in un enorme deficit fiscale, che a sua volta ha spinto la banca centrale a stampare moneta per monetizzare la spesa pubblica, finendo per fare esplodere l’iperinflazione in corso. Maduro ha detto basta e alla fine di luglio ha annunciato che il prezzo della benzina verrà portato “ai livelli internazionali”, sebbene non abbia chiarito cosa significhi l’espressione. Il costo di un litro di carburante, infatti, si aggira sugli 80 centesimi nella vicina Colombia e a meno della metà nell’altrettanto confinante Ecuador. L’unico dettaglio che ha aggiunto è stato quello relativo a un passaggio al nuovo sistema dei prezzi “in tre fasi”.

Cittadini “schedati” per pagare meno?

Attenzione, però, perché nell’annunciare una volta tanto una cosa buona, ha anche precisato che l’aggravio non sarà per tutti, bensì solo per coloro che non saranno in possesso della “Carnet de la Patria”. Si tratta di una scheda per ricevere assistenza dello stato e che ad oggi avrebbero 17 dei 31 milioni circa di abitanti. Le opposizioni hanno accusato il regime “chavista” di volere schedare tutti i cittadini a fini politici. I loro timori appaiono fondati. Di fatto, prima delle elezioni presidenziali del maggio scorso, stravinte da Maduro con il 68% e non riconosciute dalla Comunità internazionale, nei cosiddetti “Punti Rossi” si erogavano aiuti solo a quanti s’impegnassero a votare per il candidato socialista. Aldilà dei brogli, molti ritengono che il successo del presidente nell’ottenere il secondo mandato sia stato dovuto al bisogno di larga fetta della popolazione di ottenere assistenza alimentare per non morire di fame. Una sorta di voto di scambio alla luce del sole, insomma.

Cosa succederà gradualmente da settembre? Chi avrà la tessera continuerà a godere del carburante quasi totalmente gratuito, altrimenti sarà esposto ai prezzi di mercato, che risulteranno milioni di volte più alti. Naturale che tutti ambiscano a mantenere il privilegio attuale, che non risale, a dire il vero, all’era Chavez, bensì affonda le sue radici in una convinzione radicata nella politica venezuelana, secondo cui il petrolio deve beneficiare tutto il popolo, assegnandogli il diritto di guidare a costo zero. Nel 1989, l’annuncio dell’aumento del prezzo della benzina scatenò una rivolta, che si concluse con un centinaio di morti e che segnò forse l’avvio della campagna “chavista” per la conquista del potere una decina di anni più tardi.

Peccato, però, che il sistema attuale non si regga proprio in piedi. Davanti alle stazioni di servizio si registrano costantemente file chilometriche, visto che la domanda per un bene di consumo gratis tende ad essere infinita. In più, essendo divenuto un bene scarso, molti automobilisti fanno il pieno per rivendere il carburante al mercato nero a prezzi molto più alti. A loro volta, i contrabbandieri lo portano in Colombia per venderlo a prezzi mediamente 4 volte più alti e realizzando profitti enormi. L’intento di Maduro sarebbe di contrastare proprio questo contrabbando, che va avanti da anni, sebbene l’istituzione di un mercato duale – assistito per i possessori della card statale e libero per tutti gli altri – finirebbe per non modificare granché le cose. Anche con il cambio è stato commesso l’errore di avere svalutato il bolivar del 95%, continuando a tenere la parità fissata contro il dollaro nel bel mezzo di una esplosione dei prezzi, un fatto assurdo che non sta esitando i benefici sperati dal governo; anzi dal 20 agosto ad oggi, la divisa venezuelana ha perso quasi un altro terzo di valore rispetto al cambio ufficiale.

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Argomenti: Altre economie, Crisi del Venezuela, economie emergenti, valute emergenti