I mercati premiano Draghi e bocciano Juncker, così i capitali votano il loro “leader”

Mario Draghi stempera la tensione sui mercati e i BTp un po' tornano a rifiatare all'indomani della presentazione della manovra di bilancio alla Commissione. Il governatore della BCE emerge quale unico gigante tra tanti nani europei.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Mario Draghi stempera la tensione sui mercati e i BTp un po' tornano a rifiatare all'indomani della presentazione della manovra di bilancio alla Commissione. Il governatore della BCE emerge quale unico gigante tra tanti nani europei.

I mercati finanziari avevano chiuso la scorsa settimana in tensione sullo scontro verbale sempre più acceso tra la Commissione europea e l’Italia. Il presidente della prima, Jean-Claude Juncker, aveva dichiarato che Roma non rispetterebbe la parola data, sentendosi replicare dal vice-premier Matteo Salvini che dovrebbe mostrare maggiore rispetto degli italiani. A stemperare i toni ci aveva pensato Mario Draghi, che sempre più assume i connotati del gigante in mezzo a tanti insignificanti nanerottoli nella giungla dell’eurocrazia, specie adesso che la cancelliera Angela Merkel si accinge al pensionamento, e non tanto per un fatto anagrafico. Da Bali, Indonesia, dove è intervenuto nel corso di un meeting del Fondo Monetario Internazionale, il governatore della BCE ha espresso alcuni concetti lapalissiani, quanto ignorati negli ultimi tempi. Egli ha sostenuto, anzitutto, che lo spread in Italia sarebbe esploso nei mesi recenti più per le dichiarazioni all’insegna dell’uscita dall’euro provenienti da esponenti della maggioranza (vedi Claudio Borghi, presidente della Commissione Bilancio della Camera) che per la percezione del rischio di default sui mercati. Secondariamente, ha aggiunto che non è la prima volta e né sarà l’ultima che un governo devia dai target fiscali. E, infine, ha invitato le parti ad abbassare i toni, dichiarandosi fiducioso sulle probabilità che si trovi un compromesso tra le parti.

Il terremoto in Baviera fa emergere un solo vincitore: Mario Draghi. E l’Italia può sperare!

Poiché Draghi quando parla invia messaggi in codice e spesso nemmeno troppo cifrati, altrimenti l’intelletto degli interlocutori non sarebbe in grado di decriptarne il significato, le sue parole sono state un palese invito: all’Italia, affinché la smetta di scherzare con l’uscita dall’euro, oltre tutto nemmeno veramente auspicata dagli stessi ministri al governo; all’Europa, perché abbassi i toni e non giochi con il fuoco. Il capo dell’Eurotower ci ha spiegato con un paio di battute che l’impennata dello spread BTp-Bund a 300 punti base sulla scadenza decennale non avrebbe granché a che vedere con gli zero virgola in più di deficit fissati dall’Italia per i prossimi 3 anni, quanto con i timori del mercato che a Roma stiano seriamente prendendo in considerazione il ritorno alla lira.

Lo stesso ha, poi, fatto capire ai commissari di non azzardarsi a pensare che nel caso in cui la situazione sfuggisse di mano ci penserebbe la BCE a togliere loro ancora una volta le castagne dal fuoco. In effetti, dall’istituto nelle stesse ore giungeva una precisazione abbastanza interessante sul fatto che, all’infuori dei piani di salvataggio concordati con la UE, non sarebbe possibile per Francoforte salvare l’Italia, nel caso si rendesse necessaria l’assistenza finanziaria. Come dire: “signori di Bruxelles, voi alzate i toni contro Roma confidando che se lo spread esplodesse, la BCE interverrebbe per ripristinare la calma, per cui pensate che sia possibile mandare a casa il governo Conte grazie alla pressione finanziaria, senza che nemmeno il resto dell’Eurozona paghi lo scotto. Non è così, perché sia Roma che voi commissari vi assumerete fino in fondo la responsabilità delle vostre azioni e delle vostre parole”.

I mercati apprezzano le parole di Draghi

Alla riapertura dei mercati, ieri mattina, lo spread è rimasto intorno ai 300 punti e oggi è leggermente sceso dopo l’approvazione della manovra. Sono segnali ancora insufficienti e molto prematuri, ma poiché nel fine settimana non è cambiato nulla nei rapporti tra Italia e Commissione UE, sembra che il timido ottimismo tra gli investitori sia conseguenza delle dichiarazioni di Draghi, del suo invito a trovare un’intesa, a conferma che i mercati non temono il default sul nostro debito sovrano, quanto gli effetti esasperanti di una guerra di parole tra Roma e Bruxelles, che rischia di portarci dritti fuori dall’euro. Ci voleva il governatore per fare capire a tutti che la misura è colma e che bisogna smetterla con esternazioni infuocate e persino bambinesche?

La reazione dei mercati ancora una volta ha dimostrato che la fiducia nella figura di Draghi è e resta forte, mentre non così può dirsi nei riguardi dei commissari, che nelle ultime settimane hanno dato il peggio di loro stessi con dichiarazioni di insulti contro un governo legittimo dell’Eurozona (“xenofobo ed euro-scettico” per Pierre Moscovici, il titolare dei bilanci pubblici), arrivando a paragonare, come nel caso di Juncker, l’Italia alla Grecia. Se c’è una cosa che Bruxelles ha dimostrato più che con la stessa gestione fallimentare della crisi in Grecia è di essere governata da personalità irresponsabili e istrioniche, erratiche e spesso imbarazzanti. La BCE ha rimesso un po’ tutti in riga e i mercati stanno apprezzando. Certo, il danno è grosso modo fatto e con le agenzie di rating a declassare quasi certamente da qui a 2 settimane i nostri BTp, pensare di tornare a livelli di spread accettabili appare al momento quasi una velleità.

Spread e deficit, la sceneggiata dell’Europa per costringere Draghi a continuare con il QE

Semmai, il caso starebbe segnalando quale dovrebbe essere il modus operandi per uscire dalle tensioni senza intaccare definitivamente la fiducia dei mercati. L’Italia dovrebbe spegnere l’audio alle sciocchezze proferite dai parolai anti-euro della maggioranza, che spesso senza nemmeno avere alcuna titolarità concreta in fatto di politica economica rilasciano dichiarazioni alla stampa estera, nelle quali esprimono la volontà che si torni alla lira per risolvere taumaturgicamente tutti i problemi nazionali. E poiché all’estero le parole hanno un significato, quando in Italia sono il più delle volte solo un modo per aprire bocca, si diffonde tra gli investitori l’errata convinzione che a Roma preparino l’uscita dall’euro. E la Commissione a sua volta sarebbe tenuta a lavorare più sottotraccia e meno davanti alle telecamere e a concentrarsi sui fatti, anziché commentare manovre di bilancio formalmente inesistenti e replicare anche al puliziere del Parlamento. Peccato per Draghi che il suo mandato non sia rinnovabile, altrimenti in un clima così rocambolesco avrebbe avuto più di qualche possibilità di strappare un bis.

[email protected]

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: austerità fiscale, Bce, bond sovrani, Crisi del debito sovrano, Mario Draghi, rendimenti bond