Spread e deficit, la sceneggiata dell’Europa per costringere Draghi a continuare con il QE

Lo spread è una crisi scatenata volutamente da Bruxelles per costringere la BCE a proseguire con gli stimoli monetari. Ecco cosa si cela dietro la "guerra" delle parole tra Italia e Commissione europea.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Lo spread è una crisi scatenata volutamente da Bruxelles per costringere la BCE a proseguire con gli stimoli monetari. Ecco cosa si cela dietro la

Tacciare un governo di essere “euro-scettico e xenofobo” non segnala certo capacità di giudizio per uno che svolge il ruolo di commissario agli Affari monetari, quando siamo nel bel mezzo di una nuova crisi dello spread. Sono state queste le parole di Pierre Moscovici, il socialista francese che ieri ha accolto positivamente la revisione dei target sul deficit da parte del governo Conte per il prossimo triennio, ma appunto lamentando che gli italiani avrebbero votato il 4 marzo per forze che fuggirebbero dagli impegni europei. Sarebbe come infierire sulla Croce Rossa spiegare come sia la sua Francia a violare con assoluta regolarità ogni tipo di regola in vigore in Europa su conti pubblici e immigrazione. Ma non vogliamo perdere tempo a dissertare su chi sia più virtuoso tra i due paesi. Semmai, bisogna notare un dato in questa vicenda sulla manovra di bilancio dell’Italia: i toni follemente alti a Bruxelles.

Perché lo spread a 300 non segnala ancora né rischio default e né uscita dall’euro dell’Italia

Ora, che il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, sia un personaggio istrionico e, si vocifera, con qualche problema con la bottiglia, è quasi assodato. I suoi insulti contro l’Europarlamento di un anno fa fecero infuriare il presidente dell’assemblea, Antonio Tajani, a dimostrazione che le gaffes dell’ex premier del Lussemburgo non siano un inedito. Esiste un ricco annuario a tale proposito. Ma arrivare a paragonare l’Italia alla Grecia, quando servirebbe lanciare ai mercati finanziari segnali quanto più rassicuranti possibile appare un atto suicida per il tutore delle istituzioni comunitarie. Ammesso che l’Italia fosse davvero messa male come la Grecia, a differenza di quest’ultima sarebbe capace, cadendo, di tirarsi dietro tutto il resto dell’Eurozona. Affossare i BTp di seduta in seduta non può considerarsi un atto di forza, ma di puro masochismo politico e finanziario.

La strategia UE dietro agli attacchi contro Roma

Due le cose: o Juncker è davvero fuori di testa insieme a un paio dei suoi commissari – ma allora non si capisce come dietro le quinte Berlino non lo fustighi, inducendolo a un atteggiamento “sobrio” – o dietro alla guerra di parole con Roma si cela una precisa strategia. Sul piano politico, contrastare la manovra del primo governo euro-scettico d’Italia avrebbe un senso, se si ritenesse che ciò servirebbe a rafforzare i partiti ancora filo-UE a Roma o per spaventare quelli in ascesa persino in Germania, seminando il caos. Tuttavia, sarebbe come spararsi sui piedi, perché se lo scontro con Palazzo Chigi degenerasse, in prospettiva non vi sarebbe un ritorno a governi consenzienti o a qualche fido tecnocrate alla Monti, bensì il rischio serio di un premier con mandato chiaro di sbrigare le pratiche del divorzio con Bruxelles. E l’errore fu commesso due anni e mezzo fa con Londra, salvo ritrovarsi a gestire la Brexit.

Dunque, non sarebbe la politica il fattore che spiegherebbe la strategia dei toni sguaiati dei commissari contro l’Italia, bensì la finanza. Ottobre è il mese in cui la BCE ha iniziato a dimezzare gli stimoli monetari per azzerarli dopo la fine di quest’anno. Da lunedì scorso e fino al 31 dicembre prossimo, Francoforte acquisterà sul mercato 15 miliardi di euro al mese in titoli di stato, Abs, covered e corporate bond. Gli effetti di questi minori acquisti si stanno vedendo già: bastano poche vendite di BTp per fare esplodere lo spread anche di decine di punti “intraday”, così come qualche acquisto per abbassare i rendimenti di parecchio in pochi minuti o qualche ora. L’Italia è palesemente non pronta ad affrontare un mercato senza QE. L’anno prossimo dovrà emettere sui 380 miliardi di euro di titoli di stato e al netto dei reinvestimenti della BCE, dovrà farlo per quasi il 95% rivolgendosi ai soli investitori privati.

Allarme spread: perché non sarebbe un altro 2011, ma molto peggio 

Occhio, però, perché ad essere impauriti dallo scenario a breve sono anche gli altri governi, tra cui la Francia di Emmanuel Macron, la cui economia è in rallentamento dopo il breve guizzo di un anno fa e il cui debito continua a salire e ad avvicinarsi al 100% del pil, a causa anche della revisione al rialzo del deficit-obiettivo da parte del governo, il quale vorrebbe sostenere la crescita a colpi di tagli alle tasse in deficit. Certo, se qualcuno fa cose simili a Roma è un pericoloso populista, ma tant’è. Tutto questo, mentre i sondaggi segnalano la caduta nel baratro del partito conservatore di Frau Merkel in Germania, con gli euro-scettici ad essersi attestati al secondo posto, davanti di qualche punto ai socialdemocratici. Se si tornasse alle elezioni oggi, i tedeschi non assegnerebbero alcuna maggioranza assoluta dei seggi ai due schieramenti tradizionali messi insieme. Sarebbe la fine di un’era, che dura dal Secondo Dopoguerra.

Il pretesto da servire a Draghi

In queste condizioni, servono due cose: assicurarsi il “casus belli” per costringere la BCE a rivedere i suoi piani sull’uscita da anni di accomodamento monetario senza precedenti; individuare nel governo italiano il responsabile per le tensioni finanziarie nell’Eurozona, così da mettere sull’attenti gli elettori degli altri stati a pochi mesi dal voto per rinnovare il Parlamento di Strasburgo. E il “casus belli” sarebbero proprio le tensioni sui mercati, scatenate dalla contrapposizione tra Roma e Bruxelles sul deficit al 2,4%, che – badate bene -non sarebbe affatto né elevato in sé e né destabilizzante dei nostri conti pubblici, visto che ugualmente consentirebbe la discesa del rapporto debito/pil. Attenzione, non vogliamo affermare che la manovra in sé sia virtuosa, non affrontando i nodi della nostra economia, ma limitandosi a distribuire risorse in favore di inoccupati e allergici alle dichiarazioni dei redditi (fatevi un giro al sud!), accontentando le partite IVA con qualche sforbiciata alle aliquote Irpef. Resta il fatto che la legge di Stabilità, così come impostata, non sarebbe la fine del mondo, come prospettato dalla UE.

Il bluff di Juncker contro la manovra dell’Italia rischia di sfuggire di mano e di far saltare l’euro

Al governatore Mario Draghi viene offerta su un piatto d’argento la scusa con cui potersi rimangiare la parola data sull’azzeramento del QE da gennaio, senza per questo perdere di credibilità. In fondo, i funzionari della BCE ragionano sulla base delle condizioni esistenti e previste, ma se accade dentro o fuori dall’area qualcosa di imprevisto o imprevedibile, il quadro muta e bisogna adeguarsi. E se già le tensioni commerciali USA-Cina costituiscono un grosso problema per un’economia esportatrice come l’Eurozona, figuriamoci quale guaio comporti una manovra irresponsabile, che se fosse avallata da Bruxelles, per dirla con le parole del non sobrio Juncker, “determinerebbe la fine dell’euro”. Quale peggiore pericolo per Draghi di quello della scomparsa della moneta unica che è chiamato a stampare e a difendere per mandato? Sì, avete capito bene, a Roma non tutti hanno colto che contro di noi è in corso una sceneggiata per creare il clima adatto a far proseguire il QE per altri mesi e cercare di dare una mano alla decadente Grosse Koalition a Berlino sullo spauracchio della irresponsabilità conclamata degli euro-scettici al potere. Se c’è una cosa che i cittadini tedeschi non tollerano sono i tassi azzerati e la BCE che compra i debiti degli stati spendaccioni. E dire loro che sarà costretta a farlo per un altro po’, a causa di questi sciagurati populisti italiani, li indurrebbe a riflettere se affidarsi davvero all’Alternativa per la Germania di impronta euro-scettica. E sotto sotto, se l’esito fosse quello di ulteriori stamperie a Francoforte, converrebbe proprio anche a Lega e 5 Stelle.

[email protected]

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Bce, bond sovrani, Crisi del debito sovrano, Crisi Eurozona, Economia Europa, Mario Draghi, quantitative easing, rendimenti bond, Spread, stimoli monetari