Guanti inutili contro il Coronavirus, la tecnocrazia fallisce ancora una volta

L'OMS si contraddice sui guanti, sostenendo che indossarli sarebbe inutile per proteggersi dal Coronavirus e, anzi, si rivelerebbero persino dannosi. Ha ancora senso affidarsi ai "tecnici" del mestiere, rivelatisi ignoranti nella loro stessa materia?

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L'OMS si contraddice sui guanti, sostenendo che indossarli sarebbe inutile per proteggersi dal Coronavirus e, anzi, si rivelerebbero persino dannosi. Ha ancora senso affidarsi ai

Contrordine, compagni. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha lanciato l’allarme guanti, i quali si rivelerebbero spesso inutili, se non dannosi, per proteggersi dal rischio di contagio del Coronavirus. Secondo l’organismo internazionale “l’uso dei guanti può aumentare il rischio di infezione, dal momento che può portare a un’auto-contaminazione o a una trasmissione ad altri quando si toccano superfici contaminate e, quindi, il viso”. Come non detto, perciò. A distanza di oltre 90 giorni dalla dichiarazione di pandemia, l’OMS ci viene a dire che l’assalto ai guanti di questi mesi nel mondo sia stato non solo inutile, ma potenzialmente persino nocivo.

Come la Cina, con la complicità dell’OMS, ha creato l’inferno del Coronavirus

A fine gennaio, la stessa OMS rassicurava il mondo sui rischi di sconfinamento del virus dalla Cina, lodando Pechino per gli interventi messi in campo per contenere l’epidemia e invitando i governi a non chiudere allo stato asiatico, né a definire il virus “cinese”, al fine di evitare una sorta di stigmatizzazione ai danni degli abitanti del Dragone. Accadde, invece, che l’epidemia si diffuse nel resto dell’Asia prima, in Europa dopo e successivamente ancora nelle Americhe. E sempre l’OMS, guidata vergognosamente dal presidente etiope filo-cinese Tedros Adhamon, non solo non fornì linee guida per contenere i contagi, ma suggerì di non usare le mascherine, giudicate “inutili” ai fini della prevenzione.

Invece, l’uso delle mascherine viene oggi considerato essenziale per frenare i contagi dopo l’uscita dai “lockdown”, perché se è vero che coprirsi naso e gola eviti o almeno minimizzi la circolazione di “droplets”, le goccioline causa di trasmissione del Covid-19, indossarle assume un significato particolarmente preventivo nei casi degli asintomatici, cioè di quanti non abbiano i sintomi della malattia, pur essendone contagiati.

Infatti, l’OMS nelle settimane successive cambiava idea e caldeggiava vivamente l’uso di mascherine e guanti, anche se i secondi sono stati smentiti dalla dichiarazione di qualche giorno fa.

Fallimento totale dell’OMS

Sul flop dell’organizzazione si discute da mesi, specie da quando un inviperito presidente americano Donald Trump ha prima minacciato e dopo sospeso i finanziamenti all’ente, giudicandolo non all’altezza della gestione della pandemia e accusandolo di essere fin troppo connivente con la Cina. Sappiamo che la nomina di Adhamon si deve proprio all’appoggio di Xi Jinping nel 2017. Viene il sospetto che la retromarcia sui guanti sia dovuta al fatto che la Cina non risulti la grande produttrice mondiale, con i due terzi dell’offerta concentrati in Malaysia.

Ma non è la sola OMS ad avere fallito alla prova dei fatti. Tutti i tecnici assoldati dai governi per coadiuvarli nella lotta alla pandemia hanno fatto flop. Vi ricordate dei suggerimenti degli esperti al premier britannico Boris Johnson di lasciare tutto aperto? Bene, dopo un paio di settimane Londra dovette sconfessare la linea del perseguimento dell’immunità di gregge e lo stesso Johnson rischiò la vita, contagiato dal virus. E pochi giorni fa è toccato all’epidemiologo Anders Tegnell fare mea culpa, avendo suggerito al governo svedese di Stefan Loefven di non attivare alcun “lockdown” per frenare i contagi. I numeri della Svezia rimangono in assoluto buoni, pur i peggiori della Scandinavia.

In Italia, uno spettacolo da circo. Si è passati in breve tempo da “è solo un’influenza un po’ più forte del normale” a “chiudiamo tutto”. I virologi che hanno montato le tende negli studi televisivi e che hanno dispensato soluzioni dalla mattina alla sera davanti alle telecamere, facendo sorgere il dubbio sulle effettive ore impiegate a lavorare, hanno detto tutto e il suo contrario a distanza di tempo e negli stessi giorni tra di loro hanno dato vita a veri e propri insulti per via di idee molto discordanti sulla gestione della pandemia.

Ad aprile, il comitato tecnico-scientifico incaricato da Palazzo Chigi per sorvegliare la situazione paventava 150.000 ricoveri in terapia intensiva nelle settimane seguenti, in caso di rimozione del “lockdown”.

Il flop della tecnocrazia

A tre settimane di distanza dalla riapertura delle attività con l’ingresso pieno nella fase 2, i numeri smentiscono totalmente gli “esperti”: i ricoveri in terapia intensiva sono crollati a circa 280 casi, giù da un apice di 4.068 di inizio aprile e dalle 749 unità del 18 maggio, data che segna uno spartiacque tra la quarantena dura e l’ammorbidimento delle restrizioni. Viene da chiedersi, dati gli evidenti flop in tutto il mondo, se abbia senso continuare ad affidarsi alla comunità scientifica in maniera così vincolante, affidandole le chiavi del potere politico e facendole decidere per conto dei governi le sorti di centinaia di milioni di vite, con provvedimenti dall’impatto violentissimo sulle economie.

I gilet gialli segnano la fine della tecnocrazia europea

Il conto dei loro disastri verrà pagato dai governi, mentre gli esperti se la caveranno con qualche formula di rito e un’autodifesa acritica del loro operato, puntando sulla complessità delle nozioni e la molteplicità delle variabili in gioco, dipingendo scenari alternativi ancora più nefasti nel caso in cui i loro consigli non fossero stati recepiti. La tecnocrazia ha fallito alla sua più grande prova di questi tempi. Del resto, l’Italia è da anni la culla del pensiero tecnocratico, che ha preso il sopravvento su una politica scioltasi come neve al sole con Tangentopoli. Le esperienze in tal senso hanno esitato disastri economici sotto gli occhi di tutti, ma dei quali nessuno ha mai riconosciuto gli errori grossolani commessi, imputandoli ai successori e facendone pagare il prezzo ai partiti, di per sé correi.

L’OMS è diventato il simbolo più grande e sovranazionale di questa tecnocrazia che scalpita per decidere le sorti del pianeta al posto dei governi, ora nel nome della sostenibilità ambientale, della lotta alla povertà, ora anche dell’emergenza sanitaria, e pretendendo di prescindere dagli interessi specifici mediati dalla sfera politica, contrastando quest’ultima con una propaganda mediatica globale martellante e dissacrante.

Ma i virologi hanno fallito a tutti i livelli e ci hanno dato prova che ascoltare la voce degli esperti sia sempre importante su materie complesse, purché l’ultima parola spetti a chi per mestiere è tenuto ad assumersi la responsabilità dei propri atti. Così funziona la democrazia.

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