George Soros dona 18 miliardi in beneficenza a sé stesso: ecco come e perché

George Soros sposta 18 miliardi in favore della sua Open Society, la chiacchierata fondazione a sostegno dei diritti umani e della democrazia.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
George Soros sposta 18 miliardi in favore della sua Open Society, la chiacchierata fondazione a sostegno dei diritti umani e della democrazia.

Il finanziere di origini ungherese George Soros ha trasferito negli ultimi anni 18 miliardi dei 26 miliardi complessivi del suo patrimonio alla Open Society Foundation, la fondazione che si occupa di sostenere i diritti umani e le democrazie contro gli autoritarismi. Stando a questi dati, adesso sarebbe il secondo filantropo più magnanimo dopo Bill e Melinda Gates, il patron di Microsoft e la moglie che hanno annunciato di volere devolvere in beneficenza il 99% del loro patrimonio. Anche nel loro caso, le risorse verranno gestite dalla loro fondazione benefica, che punta a obiettivi meno divisivi, ovvero a creare infrastrutture e a sostenere l’istruzione nei paesi poveri.

Soros, 87 anni, è considerato il principale sostenitore nel panorama finanziario mondiale della cosiddetta “agenda globalista”. Nato come Georgy Schwartz, di origini ebraiche, visse sia sotto il regime nazista che quello comunista da giovane in Ungheria, che lasciò con la famiglia per riparare nel Regno Unito, dove frequentò la London School of Economics. Qui, ebbe come professore il filosofo Karl Popper, dal quale prenderà a prestito il nome della fondazione, la quale si compone di una quarantina di uffici con sede in tutto il mondo, dal Sudafrica all’Afghanistan. (Leggi anche: Soros chiede super-stato UE)

Soros, nemico di Trump

Il finanziere si propone di lasciare in eredità alla sua Open Society non meno di 20 miliardi di dollari. Il trasferimento dei 18 miliardi degli ultimi anni, tuttavia, sarebbe legato anche alla necessità di minimizzare il carico fiscale negli USA, dove nel 2008 il Congresso varò una norma, con la quale si obbligano i fondi d’investimento a rimpatriare la liquidità accumulata all’estero entro il 31 dicembre 2017, pagando le relative imposte dovute. Considerando che l’aliquota più alta sui redditi sia del 39,6%, l’operazione di Soros dovrebbe consentirgli di risparmiare un bel po’ di tasse.

Sostenitore della sinistra liberal americana, finanziatore di organizzazioni anche chiacchierate, come dei gruppi a sostegno dei neri e dietro alle proteste contro le statue confederali negli USA, l’uomo è un arci-nemico del presidente Donald Trump e della destra. Nel 2004, dichiarò che avrebbe anche speso l’intero suo patrimonio per vedere perdere George W.Bush contro il democratico John Kerry. Alle ultime elezioni presidenziali, sostenne Hillary Clinton, anche con cospicue donazioni. Pur essendo di origini ebraiche, Soros è detestato dal governo israeliano, che lo ritiene un nemico dello stato d’Israele, così come il premier ungherese Viktor Orban ha deciso di recente di far chiudere l’università privata controllata dal finanziere, addebitandogli svariati tentativi di destabilizzare la politica interna. Non vi sono grossi eventi politici al mondo che non vengano collegati alla sua Open Society, anche se Soros nega di avere tutto questo potere e di essere “dietro a quasi ogni colpo di stato” degli ultimi decenni, come gli è stato chiesto espressamente in passato.

In Italia, divenne tristemente famoso nel 1992 per avere scommesso e vinto contro la lira con la sua Quantum. Negli stessi mesi, guadagnò un miliardo puntando anche contro la sterlina, che effettivamente fu costretta a uscire dall’allora Sistema Monetario Europeo. Pur essendo il riferimento del Soros Fund Management, egli è formalmente in pensione da 10 anni. Negli ultimi tempi, il fondo di cui è a capo ha segnalato una posizione ribassista su Wall Street, anche se il Dow Jones ha nel frattempo sfondato un record dietro l’altro, superando ieri per la prima volta la soglia dei 23.000 punti. (Leggi anche: Sterlina, Soros: sarà peggio del ’92)

 

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Argomenti: Economia USA, Inchieste Politiche, Presidenza Trump

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