Esplode il gas (+50%), petrolio sopra 100 dollari e crollano le borse: la ripresa economica è già finita

Mercati finanziari in profondo rosso sulla guerra tra Russia e Ucraina. Gas e petrolio alle stelle, borse giù e oro vicino ai 2.000 dollari.

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Gas e petrolio, verso l'embargo totale alla Russia

Lo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina sta stendendo a tappeto le borse mondiali. Tutti i principali indici in Europa perdono oltre il 4%, con tonfi anche doppi tra i titoli finanziari. Malissimo Unicredit, le cui azioni perdono circa il 10% mentre scriviamo. Viceversa, il prezzo del gas sul mercato “benchmark” europeo è letteralmente esploso, segnando un boom del 50% rispetto alla chiusura di ieri e balzando a 117 euro per megawatt-ora. Inevitabile il rialzo delle quotazioni del petrolio, con il Brent a guadagnare l’8% e a portarsi decisamente sopra 100 dollari al barile, toccando nel corso della seduta fino a 105 dollari.

Nel frattempo, l’oro è schizzato di oltre il 3% sopra 1.970 dollari l’oncia, ai massimi dai record storici toccati nell’estate 2020. Si rafforza anche il dollaro, che contro l’euro guadagna oltre l’1%. Il cambio euro-dollaro scende così in area 1,1170. La fuga dei capitali verso i “safe asset” avvantaggia complessivamente il mercato dei titoli di stato, con il rendimento a 10 anni ad essere sceso all’1,87%. Tuttavia, lo spread con il Bund di pari durata si è impennato a quasi 175 punti base, dato che i titoli tedeschi stanno attirando i maggiori flussi per via della loro natura di beni rifugio.

Nella mattinata, l’indice Micex alla Borsa di Mosca è arrivato a perdere il 45%. A mezzogiorno, riduceva le perdite al 30%. Resta il fatto che il mercato azionario russo praticamente stia collassando sui timori che le sanzioni occidentali escludano la Russia dal circuito finanziario internazionale.

Gas alle stelle, caro bollette contro ripresa economica

Quanto sta accadendo in queste ore ci suggerisce che la ripresa economica in Europa potrebbe già essere finita. Il combinato tra prezzi delle materie prime alle stelle e ritorsioni commerciali russe rende molto credibile lo scenario della stagflazione.

E’ verosimile ipotizzare che, qualora la guerra russo-ucraina si protraesse a lungo e avesse ripercussioni dure sul piano commerciale e finanziario nelle relazioni tra Bruxelles e Mosca, l’inflazione nell’Eurozona si attesterà tra il 5% e il 10% quest’anno, mentre la crescita del PIL tenderà a spegnersi. Già nel trimestre in corso e prima dell’evento bellico, era stimata quasi nulla e persino negativa in paesi come la Germania.

Il gas è diventato la principale preoccupazione degli europei. La Russia ci fornisce un terzo del nostro fabbisogno annuo con punte del 40% in Italia. Il caro bollette sta fermando gli impianti delle attività produttive e falcidiando i bilanci familiari. Ciò implica rallentamento della produzione industriale e calo dei consumi per il minore potere d’acquisto. Peraltro, lo scenario bellico aleggia come uno spettro sulla ripresa del turismo internazionale. Quando non siamo ancora usciti del tutto da due anni di pandemia, una guerra rischia di riportare l’Europa ai mesi bui della recessione.

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