I casi Coca Cola e Heineken con Cristiano Ronaldo e Pogba sono un brutto affare per la UEFA

Le conferenze stampa ai calciatori dopo le partite di Euro 2020 si sono rivelate un boomerang per la UEFA. Vediamo perché e i rischi.

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La rivolta di Cristiano Ronaldo e Pogba contro gli sponsor

All’estero l’hanno ribattezzato il “bottlegate”, mentre gli addetti ai lavori si stanno chiedendo se i gesti di Cristiano Ronaldo e Paul Pogba di martedì sera siano stati una rivolta contro gli sponsor (ed eventualmente, concordata?) o frutto di una stizza spontanea. Cos’è successo lo sappiamo già, ma ve lo riassumiamo molto brevemente. Nel dopo partita di Euro 2020, i migliori giocatori del match appena disputato sono invitati a partecipare a una conferenza stampa. Sul tavolo si trovano posizionate alcune bottigliette di bevande varie per dare risalto agli sponsor.

Martedì sera, l’attaccante portoghese, appena sedutosi, ha scansato con la mano le due bottiglie di Coca Cola, chiedendo che gli fosse portata “acqua”. E a qualche ora di distanza, il francese reduce da una bella vittoria contro la Germania toglieva dal tavolo una bottiglia di birra. In quanto mussulmano, non può bere alcolici. Senonché, forse non era a conoscenza che davanti a sé avesse una Heineken analcolica.

Cristiano Ronaldo e Pogba contro gli sponsor UEFA

Le azioni Coca Cola hanno perso martedì e mercoledì 6,4 miliardi di dollari di capitalizzazione a seguito di questo gesto. Il titolo Heineken, invece, ha continuato a salire. Fatto sta che Cristiano Ronaldo e Pogba l’hanno fatta grossa. Che non amino le bollicine e preferiscano altre bevande è legittimissimo. Ma umiliare e danneggiare gli sponsor, no. I marchi che associano la loro immagine a Euro 2020 faranno incassare a questo torneo alla UEFA circa 500 milioni di euro. Tra loro troviamo Adidas, FedEx, TikTok, Vivo, Just Eat, etc. Dovrebbero aver speso una trentina di milioni a testa. E il risultato che ha ottenuto Coca Cola è stato di perdere in borsa.

La UEFA è corsa ai ripari notando come Coca Cola sia ormai un partner stabile e prezioso per consentire ai calciatori di disputare partite ai massimi livelli. Ufficialmente, le società nel mirino delle due stelle del calcio non hanno reagito, se non Atlanta per rassicurare che sul tavolo ai giocatori venga offerta anche l’acqua. La verità è che entrambi i casi stanno ponendo in risalto i rischi di affidarsi eccessivamente ai grandi influencer. Sebbene né Cristiano Ronaldo e né Paul Pogba siano testimonial diretti dei due marchi incriminati, è pur vero che partecipano a un torneo da questi sponsorizzato. Le loro azioni non sono state solo di cattivo gusto, ma anche in un certo senso illegittime.

Gli sponsor hanno pagato per posizionare le loro bottigliette sul tavolo a beneficio delle telecamere. Che la scelta possa considerarsi pacchiana o meno, quella è stata. E i calciatori accettano le regole di un torneo per parteciparvi. Tra queste, vi sono anche quelle di natura commerciale. Cristiano Ronaldo ha 299 milioni di follower su Instagram, primo al mondo tra i calciatori. E segna un record assoluto con 500 milioni di seguaci su tutti i social. Pogba di follower ne ha molti meno, ma pur sempre 45 milioni. I loro gesti di stizza o di approvazione non sono fatti loro, specie se avvengono dinnanzi alle telecamere e in un contesto professionale riguardante società finanziatrici.

Le conseguenze sulla UEFA

Si stima che il portoghese l’anno scorso abbia incassato sui 75 milioni di dollari dai soli post pubblicati sui social. Un fiume di denaro, che si somma agli oltre 30 milioni di euro netti incassati alla Juventus e ai circa 20 milioni di dollari annui di vitalizio garantitogli da Nike. Risulta avere superato già il traguardo di 1 miliardo di dollari di guadagni grazie al calcio, primo al mondo. A 36 anni resta una stella indiscussa del calcio mondiale e con ogni probabilità la sua immagine non sarà appannata neppure quando deciderà (chissà quando) di andare in pensione. Possibile che una persona del suo spessore non abbia compreso la sgradevolezza del gesto compiuto?

Non sappiamo se quanto accaduto possa fare scattare una qualche clausola per cui Coca Cola e Heineken abbiano il diritto di chiedere i danni alla UEFA.

Se non lo facessero, il rischio che altri giocatori imitino le due star sarebbe elevato. Qualcuno ne approfitterebbe per mostrarsi un salutista e ostile a un colosso mondiale del beverage. Raccatterebbe “like” e followers tra un segmento dell’opinione pubblica piuttosto vasto e vivace sui social. Così facendo, però, la UEFA avrebbe molte difficoltà a trovare sponsor danarosi per le prossime manifestazioni di calcio, a partire dai mondiali in Qatar.

Ragionevole pensare che le prossime partnership saranno regolate in modo tale da impedire che simili eventi possano avere luogo senza conseguenze per chi li compia e per la stessa UEFA. Cristiano Ronaldo e Pogba l’hanno fatta grossa. Non c’è nulla di rivoluzionario nello spostare una bottiglietta, specie se sponsorizzati dalla testa ai piedi da multinazionali che chissà dove produrranno e secondo quali standard ambientali e sociali. Rischiamo di aprire il vaso di Pandora e di scoprire tante notizie imbarazzanti circa le fonti di guadagno dei tanti influencer “scrupolosi”.

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