Crescita italiana ferma da 15 anni, ripresa forse solo nel 2028: Confindustria

Confindustria smentisce le cifre del governo Renzi e taglia le previsioni di crescita dell'Italia per il biennio 2016-2017 e avverte: la ripresa potrebbe arrivare solo nel 2028.

Giuseppe Timpone

Confindustria taglia ancora le stime di crescita

L’Ufficio Studi di Confindustria ha limato ulteriormente le stime di crescita dell’Italia per il biennio 2016-2017, prevedendo per quest’anno un aumento del pil solamente dello 0,7% (da +0,8%) e per il 2017 dello 0,5% (da +0,6%), ma avvertendo che per il prossimo anno “la crescita non sarà scontata, ma va conquistata”. Fatto sta, che gli industriali italiani restano piuttosto pessimisti sulla nostra economia, notando come non cresca da 15 anni, dato che tra il 2000 e il 2015, il nostro pil reale è diminuito dello 0,5%, mentre è salito del 23,5% in Spagna, del 18,5% in Francia e del 18,2% in Germania. Non solo, a questi ritmi dovremmo attendere fino al 2028 per tornare ai livelli di ricchezza toccati nel 2007, ultimo anno prima della crisi.

Lavoro Italia, non ci siamo

Non ci sarebbero segnali positivi per un’accelerazione della crescita nei prossimi mesi, dopo che si è spenta nel secondo trimestre. Nel frattempo, sempre Confindustria, spiega che il numero dei disoccupati rimane elevato, pari a 3 milioni di unità, di cui il 60% senza un lavoro da almeno 12 mesi (+123,1% rispetto al 2008), ma a non avere un impiego sarebbero nel totale 7,9 milioni di persone (+78,1% sul 2008), includendo i 2,7 milioni di occupati part-time involontari (+95,9%) e gli 1,4 milioni inattivi disponibili, però, a lavorare (+40,5%).

Servono riforme e flessibilità

Per Confindustria, servono riforme, a partire da quelle perseguite con il referendum costituzionale, in modo che i governi in Italia abbiano la possibilità di attuarle e di ottenere i risultati sperati. Un esempio positivo citato è il Jobs Act, che dall’inizio del 2015 ad oggi ha creato 430.000 posti di lavoro, di cui l’80% a tempo indeterminato.

Infine, un’annotazione: serve anche negoziare con la Commissione europea il massimo possibile dei margini di flessibilità sui conti pubblici, altrimenti per l’anno prossimo dovranno trovarsi 16,6 miliardi di euro. Per il 2016, il deficit è atteso al 2,5% del pil e il rapporto debito/pil in crescita al 133,3%.

 

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