Crescita Italia interrotta, per l’Istat non ci sarà ripresa nei prossimi mesi

La crescita dell'economia italiana si è interrotta per l'Istat, che non prevede un riaggancio della ripresa nei prossimi mesi. E l'Italia non ha nemmeno margini di manovra sui conti pubblici.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La crescita dell'economia italiana si è interrotta per l'Istat, che non prevede un riaggancio della ripresa nei prossimi mesi. E l'Italia non ha nemmeno margini di manovra sui conti pubblici.

Doccia fredda, anzi gelida dall’Istat per l’economia italiana. L’istituto di statistica ha approfondito ieri i dati sul pil nel secondo trimestre, quando il tasso di crescita si è azzerato rispetto ai tre mesi precedenti, pur segnando un +0,8% su base annua. Alla base dell’arresto della ripresa, spiega, vi sarebbe la debolezza sia dei consumi che degli investimenti sul fronte della domanda, il cui contributo è stato nullo, sia dell’industria in senso stretto (-0,8%) sul fronte dell’offerta.

Stando all’indicatore anticipatore di luglio, sempre secondo l’Istat, le aspettative restano deboli per i prossimi mesi, durante i quali viene considerata improbabile un’accelerazione della crescita economica. Tra l’altro, l’istituto cita il clima di fiducia delle imprese manifatturiere, peggiorato in agosto, mentre l’indice composito della fiducia delle imprese è sceso per la prima volta dal febbraio 2015 sotto quota 100. E al contempo, la fiducia dei consumatori è scivolata di 9 punti quest’anno, mentre da luglio si segnalerebbe la fine della ripresa sul mercato del lavoro.

La situazione non è molto dissimile nel resto dell’Eurozona, dove gli anticipatori del ciclo economico indicherebbero un peggioramento delle prospettive di crescita nell’area. Male, visto che a non farci arretrare nel secondo trimestre è stata proprio la domanda estera, ossia le esportazioni nette. Se il ciclo economico peggiorasse all’estero, specie nel resto dell’Eurozona, verrebbe meno parte dei mercati di sbocco per le nostre merci, cosa che amplificherebbe gli effetti della debole domanda interna.

Flessibilità conti pubblici inesistente per Italia

A questo punto, il governo Renzi dovrebbe augurarsi che si traduca in fatti l’appello contenuto nel documento finale siglato al G-20 in Cina dai potenti della Terra, perché si utilizzi anche la leva fiscale a sostegno della crescita, oltre che quella monetaria, che evidentemente da sola non risulta sufficiente.

Resta assodato, in ogni caso, che non l’Italia non farebbe parte di quel nucleo di paesi con potenzialità di manovra nell’ambito del proprio bilancio. I nostri margini sui conti pubblici sono inesistenti, come dimostrano anche le parole del vice-presidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis. Reagendo alla richiesta di nuova flessibilità fiscale, l’ex premier lettone ha sottolineato come il nostro paese abbia giù esaurito le dosi disponibili nel biennio in corso.

 

 

 

 

Pil Italia, serve scossa

I guai per l’Italia sarebbero visibili dall’ultimo trimestre di quest’anno più che in quello in corso, il quale beneficerebbe in parte del buon andamento della stagione turistica. Il segnale più negativo arriva proprio dall’industria, la cui crescita interrotta potrebbe spiegare forse il calo del numero degli occupati da una parte e l’aumento degli inattivi dall’altra.

All’economia italiana serve una scossa per non spegnere del tutto la ripresa pur debole iniziata dalla fine del 2014. Palazzo Chigi vorrebbe metterla in pratica con tagli alle tasse e provvedimenti di aumento della spesa pubblica, come sulle pensioni, ma in deficit. L’Europa non può permettersi una crisi definitiva della sua credibilità sul piano delle politiche fiscali, ma non ha strumenti alternativi e immediati per dare sollievo ai consensi in calo per il governo Renzi.

Referendum sarà giro di boa per la ripresa?

I periodi pre-elettorali sono raramente occasioni per realizzare riforme pro-crescita nel medio-lungo termine, mentre si prestano ad operazioni di impatto, ma i cui effetti sono destinati ad esaurirsi nell’arco dei mesi e a lasciare in eredità le controindicazioni, come il maggiore debito accumulato. Ed è proprio in questa condizione che versa gran parte d’Europa in questo momento, dall’Italia alla Francia, passando per la Spagna e l’Olanda, compresa la stessa Germania, dove prevalgono, però, istanze elettorali di senso opposto.

Il detonatore delle tensioni latenti nell’Eurozona potrebbe essere il referendum costituzionale in Italia, che se bocciasse le riforme istituzionali del governo Renzi aprirebbe una crisi politica dai contraccolpi transnazionali. Lo shock atteso sarebbe negativo per le prospettive di crescita della nostra economia, quando già appaiono rivolte verso il basso. Questione di un paio di mesi e avremo trovato un capro espiatorio nuovo per la fine della breve fase di ritorno alla crescita.

 

 

 

 

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Argomenti: Crisi economica Italia, Crisi Euro, Crisi Eurozona, Economia Europa, Economia Italia, Governo Renzi, Matteo Renzi