Coprifuoco serale contro il Covid, ecco la vita che ci attenderebbe dopo l’estate

Chiusura delle discoteche, ma non solo. Il governo Conte studia ipotesi più estreme per impedire la movida nei luoghi pubblici di sera. Sarebbe un suicidio economico.

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Chiusura delle discoteche, ma non solo. Il governo Conte studia ipotesi più estreme per impedire la movida nei luoghi pubblici di sera. Sarebbe un suicidio economico.

La chiusura delle discoteche è stato il primo serio contrordine del governo nazionale dopo l’allentamento delle restrizioni con la fine del “lockdown”. Sospese le attività di ballo in tutta Italia per evitare assembramenti e disposto l’obbligo di indossare la mascherina tra le ore 18 di sera e le 6 di mattina. Un colpo alla movida, che sembrava avere ignorato l’emergenza Covid in queste settimane estive scacciapensieri. Sarebbe solo il primo tassello di un puzzle che l’esecutivo mediterebbe di comporre per impedire l’ulteriore risalita dei contagi. Non si tratterebbe solo di imporre la chiusura di specifiche attività, quanto di rendere non più fruibile al pubblico porzioni del territorio cittadino in alcune fasce orarie. La stampa l’ha ribattezzato “coprifuoco serale”, perché sostanzialmente s’impedirebbe ai cittadini di assembrarsi di sera.

Come? L’ipotesi soft consisterebbe nel contingentare l’accesso alle aree più movidare, le quali verrebbero transennate. Avete presenti quelle viuzze e piazze dei centri cittadini, in cui si trovano numerosi locali, generalmente pieni tutte le sere d’estate e nei fine settimana di autunno e inverno? Ecco, le forze dell’ordine limiterebbero il numero degli ingressi, un po’ come gli addetti alla sicurezza fanno nelle discoteche. Nel caso in cui ciò non bastasse a frenare i contagi, queste aree verrebbero del tutto rese “out” ai cittadini. Nessuno vi potrebbe entrare.

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Come sarà il coprifuoco serale

Il coprifuoco serale rientra in un più complessivo piano per evitare un secondo lockdown vero e proprio. Fatto salvo che né l’Italia e né alcun’altra economia possano permettersi il bis della primavera scorsa, ossia il divieto tout court di uscire di casa (se non per ragioni di necessità) e la chiusura delle attività produttive non essenziali, l’esempio che già da mesi ci viene propinato dalla Cina, epicentro del Covid-19, è quello di una quarantena parziale per modalità e orari.

In altre parole, molto improbabile che l’eccesso di zelo a Roma si spinga fino a ipotizzare un secondo lockdown, molto più concreta la possibilità che la libertà di movimento venga ristretta in alcune aree e fasce orarie, così come che la chiusura venga imposta solo ad alcune attività sulla base di criteri epidemiologici. Dunque, aspettiamoci nuove restrizioni contro locali serali, bar, ristoranti, i centri della movida e ordinanze locali/nazionali per limitare o vietare del tutto le uscite da un certo orario in poi, se non per necessità. Sarà un lockdown soft, per cui tutti potremmo uscire di casa e muoverci, tranne in alcune ore della giornata e ad esclusione di alcune aree ad alto tasso di assembramento.

Sarebbe evitato lo scenario più catastrofico di una ulteriore caduta verticale del pil, ma non pensate che i danni all’economia sarebbero blandi. Molte attività, già sofferenti dopo il dpcm di marzo, chiuderanno definitivamente i battenti e si perderanno posti di lavoro, tanti e per un lungo periodo. Il gettito fiscale crollerà, il debito pubblico esploderà e le prospettive di rimbalzo dell’economia si azzereranno. Le città diverranno a tratti spettrali, con molte meno luci e meno insegne attivate nei centri e in giro si respirerà un’aria mesta. Senza scadere nel pessimismo, con questi chiari di luna avremo un piccolo assaggio di ciò che fu l’Unione Sovietica, dove prima ancora che la miseria, furono il costante grigiore di un’atmosfera depressa e l’assenza di svago e solarità a far sognare a milioni di persone un futuro diverso, “all’occidentale”.

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