I contagi risalgono in tutta Europa, ma i rischi di nuovi lockdown restano bassi

I nuovi casi di Covid-19 subiscono una brusca impennata in tutta Europa, sebbene questo non implichi il ritorno allo stato di quarantena. Ecco i dati.

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I nuovi casi di Covid-19 subiscono una brusca impennata in tutta Europa, sebbene questo non implichi il ritorno allo stato di quarantena. Ecco i dati.

Il Coronavirus non è scomparso, anzi il numero dei contagi accelera nelle ultime settimane un po’ in tutta Europa. Anche in Italia stiamo assistendo a un rinvigorimento dei casi, seppure meno che altrove. Nelle due settimane alla giornata di domenica scorsa, sono stati complessivamente 4.280, un dato che si confronta con i 3.057 delle due settimane precedenti. Tuttavia, a fronte di un circa +30% messo a segno nel nostro Paese, molto peggio hanno fatto Germania e Francia, dove i nuovi contagi sono praticamente raddoppiati, passando da 6.569 a 12.022 nella prima e da 8.135 a 16.074 nella seconda. Vera esplosione, invece, in Spagna: da 7.835 a 41.921, +535%.

Questi numeri accrescono i timori tra governi, imprese, lavoratori e mercati di nuovi “lockdown”. Del resto, l’apertura delle frontiere comportava in sé il rischio di diffusione di nuovi focolai, così come l’eliminazione delle restrizioni interne agli stati. In realtà, questi stessi numeri si prestano all’ottimismo. E’ vero che il numero dei nuovi positivi sta crescendo anche drasticamente, ma i tassi di mortalità crollano ovunque.

Ci sarà un nuovo lockdown in autunno con un seconda ondata di contagi?

In Italia, dove in media sono morti 14,5 pazienti ogni 100 affetti da Coronavirus, nelle ultime due settimane si è scesi al 2,3%, meno della metà del 5% delle due settimane precedenti. In Germania, si è passati dal già bassissimo 0,8% allo 0,6%. In Francia, crollo dal 2,10% allo 0,75% (e Parigi ha avuto in media lo stesso tasso di mortalità italiano), mentre in Spagna si è passati dallo 0,37% allo 0,17%.

Dunque, si ammalano molte più persone di qualche settimana fa, ma ne muoiono molte in meno. Sul dato generale starebbero influendo diversi fattori, come la maggiore diffusione tra le classi d’età più basse e, quindi, più resistenti al virus, nonché l’indebolimento della carica virale, probabilmente anche per l’innalzamento delle temperature in piena estate.

Da non escludere, infine, cure più appropriate rispetto alla fase iniziale, quando i sistemi sanitari di tutto il mondo furono colti alla sprovvista.

Nuove restrizioni?

Non possiamo dormire, però, sonni tranquilli. L’oro sopra i 2.000 dollari e i rendimenti sovrani collassati ai minimi storici anche negli USA ci segnalano che i mercati hanno paura dell’autunno, quando le temperature scenderanno e il virus potrebbe mietere un numero più alto di vittime, anche a parità di contagi, costringendo i governi a intervenire per arrestare la crisi sanitaria. Questo non implica anche, tuttavia, che stiamo dirigendoci verso nuovi lockdown. La quarantena della primavera passata è stata sufficiente a far collassare le economie di tutto il mondo, spingendo banche centrali e governi a varare rispettivamente piani di allentamento monetario e fiscale senza precedenti.

Se l’autunno ci portasse la cattiva novella di un nuovo lockdown, nessuna economia sarebbe con ogni probabilità capace di resistere. Il tracollo avrebbe conseguenze drammatiche sul piano sociale, finanziario e politico e questo rischio non può correrlo nessun governo. La sopravvivenza delle istituzioni democratiche stesse ne risulterebbe minacciata. Al tempo stesso, nuove restrizioni restano possibili, in forma di quarantena locale, part-time, regole più rigide di distanziamento sociale e chiusure ad hoc di attività. Quanto basta per impensierire tutti sui prossimi mesi, a iniziare da quanti stiano accorrendo a comprare oro, evidentemente non ottimisti sul futuro a breve dell’economia mondiale. Se c’è una cosa che dovremmo escludere che ormai si verifichi è quella tanto agognata ripresa a “V”.

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