5 investimenti molto redditizi che vi siete persi per ottusità o poco coraggio

Esistono investimenti molto redditizi, ma che moltissimi di noi ci siamo persi per ottusità o mancanza di coraggio. Vediamone cinque tra i più importanti.

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Esistono investimenti molto redditizi, ma che moltissimi di noi ci siamo persi per ottusità o mancanza di coraggio. Vediamone cinque tra i più importanti.

Tempi magri per i cacciatori di rendimento sui mercati finanziari. In un articolo pubblicato ieri, vi abbiamo mostrato come nemmeno comprare bond “spazzatura”, quelli con rating basso e ad alto rischio default, offra prospettive di reddito interessanti, se è vero che oggi come oggi il rendimento medio di un’obbligazione di questo tipo sia del tutto simile a quello di un decennale del Tesoro americano.

Basta questo per affermare che non valga più la pena investire? Niente affatto. Proprio mentre siamo affannati a cercare qualche tipo di investimento potenzialmente redditizio, potremmo avere già sprecato numerose occasioni e grosso modo per due ragioni: non siamo abbastanza aperti a nuove forme di investimento, ovvero siamo poco “open minded”, ossia ottusi e non in grado di fiutare certi affari sotto gli occhi; abbiamo poco coraggio nell’imbatterci in potenziali grosse perdite. (Leggi anche: Obbligazioni spazzatura veri vincitori della crisi)

Qui di seguito vi elenchiamo 5 tra i principali investimenti, che se negli anni passati vi siete persi, dovreste solamente mordervi le mani.

Non molti italiani sanno ancora cosa siano i Bitcoin, la moneta digitale più popolare al mondo, seppure oggetto di attenzioni di una cerchia ristretta di sfegatati. Se aveste investito anche solamente pochi spiccioli 7 anni fa in questo nuovo strumento di pagamento, oggi vi portereste a casa cifre impressionanti. Nel 2010, un Bitcoin si acquistava ancora a 6 centesimi di dollaro, mentre oggi bisogna sborsarne ben 4.255. Supponete di avere puntato sulla “criptomoneta” appena 1.000 dollari; oggi ne avreste in tasca 71 milioni! (Leggi anche: Prezzi Bitcoin, ecco perché la Corea del Nord potrebbe farli esplodere ancora)

E se monitorate il vostro portafoglio da cellulare, è probabile che siate tra i possessori di un prodotto Apple, la creatura di Steve Jobs, che alla metà degli anni Novanta versava in condizioni finanziarie assai critiche, ma che in pochi anni è diventata un simbolo della Silicon Valley, di quella nuova economia rampante, caratterizzata da progresso tecnologico, idee innovative e culto per l’immagine e lo stile. Ebbene, se nel 1997 aveste investito 1.000 dollari in azioni Apple, oggi ne avreste in portafoglio per un controvalore di 200.000 dollari.

In questi 20 anni, infatti, il titolo è passato da 80 centesimi a 160 dollari.

E che dire del bene-rifugio per eccellenza? L’oro sembra una delle poche certezze in tempi incerti, ma quanti di noi effettivamente lo acquistano in lingotti e lo tengono come investimento a lungo termine? Non siamo in presenza di percentuali stratosferiche, ma se aveste comprato metallo per 1.000 dollari a inizio Millennio, già nel settembre del 2011 avreste potuto rivenderlo per oltre 6 volte tanto, essendo passate le sue quotazioni da 300 fino a un massimo di 1.921 dollari, salvo ripiegare agli attuali 1.290 dollari. Niente male per quello che viene, in ogni caso, percepito come un investimento sicuro, che quasi mai crea ansie a chi lo acquista a fini speculativi.

Sangue freddo e azzardo sono la regola d’oro per chi investe, pre-requisiti imprescindibili per sperare di portare a casa rendite a due o più cifre. Lo dimostrano gli ultimi due casi che vi mostriamo. Il primo riguarda i titoli azionari delle banche americane, colpite nel 2008 dalla più grave crisi dai tempi della Grande Recessione del 1929, a seguito del crac di Lehman Brothers. Il punto più basso per questa categoria di azioni è stato toccato nel marzo del 2009, così come per il resto di Wall Street. Chi allora ebbe il coraggio di comprarsi titoli considerati reietti (era fresca la paura per il fallimento di una delle principali banche USA) oggi avrebbe guadagnato il 430%, ovvero la media del 25% all’anno.

Stesso discorso per i titoli di stato della Grecia, economia ancora nemmeno uscita dalla potente recessione degli anni passati, nel corso dei quali ha perso un quarto della sua ricchezza. Nel 2012, un decennale rendeva il 27%. Naturale che fosse così, dato che nella primavera di quell’anno si era proceduto a rinegoziare i bond nelle mani dei creditori privati. Oggi, un titolo a 10 anni rende il 5,5%, percentuale relativamente alta, ma considerati i fatti, nemmeno lontanamente rispecchianti la realtà. Chi avesse allora acquistato un bond ellenico con durata residua di 15 anni, oggi lo avrebbe in portafoglio per potenziali altri 10 anni, ma nel frattempo avrebbe guadagnato virtualmente il 260%, al netto delle cedole incassate, pari a un rendimento medio annuo del 29%.

(Leggi anche: Bond Grecia, coraggio sta premiando)

 

 

 

 

 

 

 

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