Obbligazioni spazzatura i veri vincitori della crisi, ma mercato pagherà la sbornia

Obbligazioni a rischio vincono la sfida del decennio, ma alimentano i rischi sui mercati finanziari. Investitori spinti a puntare su assets inaffidabili.

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Obbligazioni a rischio vincono la sfida del decennio, ma alimentano i rischi sui mercati finanziari. Investitori spinti a puntare su assets inaffidabili.

Se aveste investito in obbligazioni corporate “high yield” denominate in euro, dieci anni fa, oggi avreste ottenuto una resa del 100%. Se vi foste buttati, invece, nelle stesse obbligazioni emesse in dollari, avreste portato a casa, comunque, un ottimo 80%. Non male per un decennio di sconquassi finanziari. Per capire a che punto siamo arrivati sui mercati, basti pensare che mediamente oggi un bond “spazzatura” in euro rende meno del 2,5%, -100 punti base rispetto a un anno fa, ma ben -560 nell’arco di un decennio.

In altre parole, oggi un titolo con rating inferiore a quello “investment grade”, ovvero che segnali un rischio default della società emittente relativamente alto, rende poco più di un bond governativo americano a 10 anni. Follia pura, ma che si spiega proprio con i rendimenti avidi offerti dal mercato in questa fase, che spinge gli investitori a buttarsi su assets sempre più rischiosi, pur di guadagnare qualcosa. (Leggi anche: Paura sui mercati, questo dato sui bond allarma molto)

Ci si è già spinti così oltre, che persino i bond sovrani della Mongolia, emessi in dollari e con scadenza 2021, sono arrivati a rendere meno del 6%, mettendo a segno in appena 16 mesi guadagni per oltre il 28%. E dire che allo stato asiatico ex comunista viene assegnato un rating CCC+, tra i più bassi al mondo. Peggio va solo a El Salvador, Barbados e Venezuela. Nonostante ciò, i suoi titoli a 4 anni rendono oggi pressappoco quanto i Treasuries decennali alla fine degli anni Novanta.

Finita la festa, arriva il conto

Perché dovremmo preoccuparci di questa tendenza? Il rendimento segnala il grado di rischio di un investimento. Se, però, si verifica una disconnessione con i fondamentali, a causa dell’eccessiva liquidità iniettata sui mercati finanziari dalle banche centrali, i prezzi non sono più in grado di fornire alcuna concreta indicazione sui rischi effettivi dei titoli emessi. Non solo: alti prezzi e bassi rendimenti incentivano pure soggetti finanziariamente deboli a ricorrere all’emissione di debito, spingendo il mercato a comprarlo per assenza di alternative significative.

(Leggi anche: Reflazione più lontana, ecco cosa segnala il mercato dei bond)

Tuttavia, il rischio non viene meno per il solo fatto che non venga prezzato del tutto. La Mongolia rimane ancora esposta a un possibile default, nonostante i suoi titoli del debito rendano quanto quelli italiani in piena crisi dello spread. Man mano che il rialzo dei tassi negli USA proseguirà e sarà varato anche presso le altre principali economie mondiali, il mercato obbligazionario inizierà a ripiegare, ma quello potenzialmente più colpito sarebbe l’“high yield”, perché state pur certi che i primi titoli di cui ci si sbarazzerà in condizioni monetarie meno facili saranno quelli del debito “spazzatura”.

 

 

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