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Ecco perché la ripresa degli attacchi tra USA e Iran non allarma i mercati

La ripresa degli attacchi tra USA e Iran non sta destando allarme sui mercati, sebbene l'ottimismo dei giorni scorsi sia diminuito.
29 Maggio 2026
Mercati al test dei nuovi attacchi tra USA e Iran
Mercati al test dei nuovi attacchi tra USA e Iran © Investireoggi.it

Da mercoledì sono ripartiti gli attacchi tra USA e Iran, sebbene una vera ripresa della guerra tra le due parti non c’è ancora stata. Anzi, da ieri è pronta una nuova bozza di accordo per estendere la tregua di 60 giorni e che attende soltanto la firma del presidente americano. Nel frattempo, Israele ha intensificato i raid contro Hezbollah nel Libano. I mercati finanziari hanno reagito come da previsioni: petrolio e gas in risalita, oro in calo ai minimi da due mesi, borse volatili e rendimenti dei bond in rialzo. Tuttavia, non c’è allarme. Sebbene l’ottimismo dei giorni precedenti sia in parte venuto meno, resta la convinzione che la firma di un accordo di pace sia vicina.

USA e Iran vicini ad accordo

In effetti, mentre USA e Iran riprendono ad attaccarsi, i loro vertici politici inviano segnali di tutt’altro tenore. Il segretario di Stato, Marco Rubio, ha dichiarato che Washington intende mettere Teheran nelle migliori condizioni possibili per firmare un’intesa. E mercoledì, la tv di stato iraniana aveva fatto circolare una bozza di accordo, pur smentita dopo qualche ora dal presidente Donald Trump, che l’ha bollata come “totalmente falsa”.

Sappiamo quanto le parole del tycoon celino quasi sempre espedienti tattici. Quella bozza risulterebbe essere stata sottoposta all’Iran indirettamente, ossia tramite la mediazione del Pakistan. In essa si leggono punti molto interessanti. Gli USA si impegnerebbero a rispettare l’indipendenza territoriale e geopolitica dell’Iran, cesserebbero gli attacchi e “scongelerebbero” asset per 25 miliardi di dollari in giro per il mondo. Inoltre, cesserebbero le sanzioni contro le sue esportazioni petrolifere.

In cambio, il regime islamista riaprirebbe subito lo Stretto di Hormuz. Questi tornerebbe alla normalità entro un mese.

Pedaggio e uranio temi scottanti

Due le questioni attorno a cui continuerebbe a ruotare lo scontro. Gli USA si oppongono al pedaggio iraniano sulle navi in transito da Hormuz. Di recente, si è appreso che Teheran avrebbe concordato un prelievo congiunto con l’Oman. Ci sarebbe una scappatoia per mettere tutti d’accordo: non si tratterebbe di un formale pedaggio, quanto di un “pagamento in cambio di servizi” come il pattugliamento in mare. La sostanza sarebbe che le navi pagherebbero a Iran e forse Oman per attraversare lo stretto.

Quanto ai 440 kg di uranio arricchito al 60%, l’Iran s’impegnerebbe ad eliminare tali scorte e limiterebbe per 10 anni al 3,6% l’arricchimento. Esclusa la consegna a Paesi terzi come Cina o Russia. Ma questo continua ad essere il punto più delicato, perché la guerra contro l’Iran è stata mossa ufficialmente da USA e Israele proprio per il timore che stesse costruendo un’arma nucleare.

Trump si gioca ultime mosse

A cosa starebbero servendo i nuovi attacchi? Sembrano gli ultimi fuochi che l’amministrazione Trump vuole giocarsi per massimizzare il suo potere negoziale alla vigilia della firma. La realtà che si va profilando è di una mezza vittoria per l’Iran.

Gli USA otterrebbero nel migliore dei casi la sospensione del programma nucleare, ma in cambio dell’allentamento o cessazione delle sanzioni e dello scongelamento di gran parte degli asset. La riapertura di Hormuz, che viene propinata come una vittoria, non è altro che il ripristino della situazione alla fine di febbraio. Lo stretto era già aperto prima della guerra. Semmai, gli americani accetterebbero che venisse reso navigabile anche cedendo sul pedaggio.

USA e Iran: chi vince e chi perde

Sempre se l’accordo fosse in linea con i contenuti della bozza circolata in questi giorni, l’Iran uscirebbe dalla guerra meglio di come ci è entrata. Gli USA ne uscirebbero mezzi sconfitti. Il fattore tempo gioca a favore della repubblica islamica: più settimane passano senza che Hormuz riapra, più il rischio inflazione si concretizza negli USA e nel resto del mondo. E in democrazia bisogna rendere conto ai cittadini, cosa che a Teheran non avviene nei fatti. Trump deve chiudere ben prima delle elezioni di novembre per il rinnovo del Congresso. I pasdaran ne stanno facendo una questione esistenziale, per cui si mostrano disposti ad attendere per firmare un accordo nelle migliori condizioni possibili.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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