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Distressed debt emergente: Eurobond Senegal tra austerità e rischio ristrutturazione

Investire sul mercato del "distressed debt" emergente per speculare sugli alti rendimenti come nel caso degli Eurobond del Senegal.
19 Maggio 2026
Distressed debt emergente, caso Eurobond del Senegal
Distressed debt emergente, caso Eurobond del Senegal © Investireoggi.it

Non è un momento facile per il mercato del cosiddetto “distressed debt”, il debito ad alto rischio incappato negli ultimi mesi nello scenario rialzista dei tassi globali. Fino alla fine di febbraio, la disinflazione in corso presso le grandi economie mondiali aveva prospettato un calo dei rendimenti, spingendo gli investitori a cercare opportunità di acquisto nei titoli con cedole alte e/o basse quotazioni. Tra questi c’erano senza dubbio gli Eurobond del Senegal. Il problema è che la guerra in Iran ha cambiato lo scenario. L’inflazione sta rialzando quasi ovunque le testa e le grandi banche centrali si preparano o a varare la stretta monetaria o al massimo a lasciare i tassi come sono.

Un loro taglio non è più atteso neanche negli Stati Uniti nel medio termine.

Distressed debt del Senegal

Gli Eurobond del Senegal sono un caso esemplare di “distressed debt”. Le agenzie di rating li valutano CCC+ (S&P), B- (Fitch) e B3 (Moody’s), cioè a livelli profondamente “junk”. La situazione è notevolmente peggiorata nelle ultime sedute, dopo che il Parlamento di Dakar ha approvato una legge che consente all’attuale primo ministro Ousmane Sonko di candidarsi alle elezioni presidenziali nel 2029. Apriamo parentesi: nel 2024, l’uomo non poté presentarsi a causa di una condanna, che le opposizioni di allora considerarono politicamente motivata. Corse al suo posto Bassirou Diomaye Faye, che vinse ed è l’attuale capo dello stato.

Appena arrivato alla presidenza, Faye fece un audit dei conti pubblici e scoprì che la precedente amministrazione aveva nascosto debiti per 7 miliardi di dollari, pari al 25% del Pil. Il rapporto tra debito e Pil è salito, quindi, sopra il 130%.

Il Fondo Monetario Internazionale sospese il l’erogazione del prestito da 1,8 miliardi nell’attesa che si faccia chiarezza sui bilanci. Tra le cause della tensione con Washington c’è anche la divergenza sulle previsioni macroeconomiche: il Senegal sovrastimerebbe le prospettive di crescita e sottostimerebbe il deficit. Questi era al 6,2% del Pil nel 2025 e per quest’anno dovrà scendere al 5,4% per l’obiettivo del governo. Per l’istituto resterà invariato e scenderà solo al 5,8% nel 2027.

Ristrutturazione vs austerità

La crescita economica, che nel 2025 fu del 6,7%, per quest’anno è attesa al 2,2% dall’istituto, a causa della deludente performance relativa allo sfruttamento dei giacimenti di petrolio e gas. Lo scontro sulle cifre è solo la foglia di fico per celare la reale differenza di vedute tra le parti. L’FMI sostiene che il “distressed debt” del Senegal non sia sostenibile e chiede una sua ristrutturazione. Sonko si oppone strenuamente all’ipotesi, in quanto crede che l’operazione marchi a lungo Dakar e lo isoli dal punto di vista finanziario, facendogli perdere per molti anni l’accesso ai mercati internazionali.

Per questo motivo, Dakar sta puntando sull’austerità fiscale. Anziché accettare l’idea di tagliare il capitale nominale degli Eurobond insieme all’entità delle cedole e di allungarne le scadenze, sta riducendo la spesa pubblica e aumentando le entrale. Ad esempio, sono state abolite 19 agenzie governative per risparmiare quasi 100 milioni in 3 anni. I sussidi sono stati tagliati e concentrati sui redditi bassi e ora il governo punta a rivedere gli accordi con le compagnie straniere per lo sfruttamento degli idrocarburi per ottenere una quota maggiore dei profitti. L’FMI teme la fuga dei capitali da un lato e le proteste sociali dall’altro.

Eurobond Senegal giù con mancato prestito FMI

Può sembrare paradossale, visto che Faye e Sonko vinsero le elezioni di due anni fa con un programma “socialisteggiante”. A marzo di quest’anno, ha evitato per un pelo il default pagando 471 milioni tra capitale in scadenza e interessi. In assenza di sostegno dall’FMI, ha dovuto fare ricorso al mercato regionale del debito con emissioni a breve termine e accedendo ad un prestito islamico da 630 milioni dell’International Islamic Trade Finance Corporation. Ma le emissioni in euro e in dollari a lungo termine offrono ormai fino al 15% e al 20% rispettivamente. A queste condizioni, la sostenibilità del debito estero non è più garantita.

Prendiamo l’Eurobond del Senegal con scadenza 8 giugno 2037 e cedola 5,375% (ISIN: XS2333676133). Quotava a quasi 58 centesimi fino al 6 maggio scorso e venerdì scorso chiudeva a 52,52 centesimi. In poco più di una settimana, il suo rendimento è schizzato dal 13% al 14,67%. Guardando a tutte le emissioni in euro e dollari di ogni durata, i prezzi non vanno più oltre i 65 centesimi. Il mercato già sta scontando un default, a causa del mancato accordo tra Senegal e FMI. Con un debito estero di 26,5 miliardi di dollari, di cui sopra 3 miliardi a breve termine, le riserve valutarie per appena 3,5 miliardi appaiono inconsistenti. Bastano a coprire un paio di mesi di importazioni e sono crollate dai 7,3 miliardi del 2023, l’ultimo anno prima che arrivasse Faye alla presidenza.

Eurobond Senegal 2037
Eurobond Senegal 2037 © Licenza Creative Commons

Rischio geopolitico per distressed debt di Dakar

In queste valutazioni così basse per il “distressed debt” senegalese c’è insito un rischio geopolitico non secondario. Dal 2024 le alleanze internazionali di Dakar sono cambiate. La Francia è stata rimpiazzata con Russia e Cina, riferimenti per l’attuale governo dalle posizioni anti-occidentali.

Basti pensare che in campagna elettorale Faye promise persino di valutare l’addio al franco CFA, considerata un’eredità valutaria del colonialismo. Ma gli investitori non sono spaventati tanto dall’ideologia, quanto dalla mancanza di realismo politico. Senza ristrutturazione, il default appare sempre più probabile. L’austerità da sola non basterebbe più.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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