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Dal 1973 a oggi: l’Europa meno dipendente dal petrolio

I consumi di petrolio sono oggi meno fondamentali in Europa e nel mondo rispetto alla prima crisi energetica di oltre mezzo secolo fa.
12 Marzo 2026
Consumi di petrolio in Europa
Consumi di petrolio in Europa © Investireoggi.it

Non è ancora allarme crisi energetica in Europa, grazie alle sufficienti riserve strategiche di petrolio capaci di soddisfare i consumi per settimane. Ma la chiusura dello Stretto di Hormuz, dove transita un quinto dei barili estratti ogni giorno nel mondo, rischia di protrarsi più a lungo di quanto possiamo permetterci. E questo sta tenendo alte le quotazioni di petrolio e gas, pur in forte calo dai massimi di lunedì. Guardando la questione da una prospettiva storica, scopriamo che risultiamo molto più resilienti di alcuni decenni addietro. Era il 1973 quando esplodeva la prima crisi petrolifera con l’embargo dell’OPEC contro l’Occidente per il sostegno offerto ad Israele nella Guerra dello Yom Kippur.

Consumi di petrolio in Europa

Il confronto tra oggi e quell’anno ci fornisce qualche spunto di riflessione. L’Unione Europea registrava nel 2025 consumi di petrolio per 10,5 milioni di barili al giorno. Una comparazione diretta con il 1973 non è possibile, dato che l’UE non esisteva ancora nella sua composizione attuale di area a 27 stati. Possiamo, però, cercare ad analizzare l’andamento nelle principali economie di allora e oggi. In Germania si sono consumati l’anno scorso 2 milioni di barili al giorno. In quella che fino al 1990 si chiamava Repubblica Federale Tedesca (ex Germania Ovest) di barili se ne consumavano 3 milioni al giorno nel 1973, a cui se ne sommavano circa 300.000 dalla DDR (ex Germania Est).

Dunque, nella prima economia europea oggi si consumano 1,3 milioni di barili al giorno in meno rispetto a più di mezzo secolo fa. E nel frattempo, il Pil pro-capite è aumentato di oltre il 500% a parità di potere di acquisto e la popolazione tedesca è salita da 62 a più di 84 milioni.

Com’è stato possibile? Anche a causa di quella crisi energetica, le economie più avanzate (Europa e Nord America, in primis) iniziarono a rendere più efficienti i consumi di petrolio. E se il greggio incideva per il 50-55% del mix energetico, oggi vale per circa un terzo, pur con notevoli differenze tra stato e stato.

Il caso tedesco non è affatto un’eccezione. In Italia, i consumi di petrolio tra il 1973 e il 2025 sono crollati da 2,12 a 1,25 milioni di barili al giorno. La popolazione è cresciuta da 54,5 a poco meno di 59 milioni di abitanti e il Pil pro-capite PPP è cresciuto di quasi il 500%. Analogo l’andamento in Francia: da 2,5 a 1,5 milioni di barili al giorno con una popolazione salita da 52,16 a 66,65 milioni di abitanti e un Pil pro-capite PPP ad oltre +400%. Infine, nel Regno Unito consumi scesi da 2,3 a meno di 1,4 milioni di barili al giorno con una popolazione aumentata da 56,19 a 69,55 milioni di abitanti. E anche in questo caso, il Pil pro-capite PPP a +400%.

Più efficienza e minore vulnerabilità agli shock

Nel complesso, le principali economie d’Europa registravano consumi di petrolio per oltre 10 milioni di barili al giorno contro i 6,16 milioni scarsi del 2025 (-40%). E la loro popolazione è aumentata da 225 a quasi 280 milioni di abitanti (+24%). E’ accaduto anche negli Stati Uniti, prima economia mondiale allora come oggi: da 17,3 a 20,5 milioni di barili al giorno, ma a fronte di una popolazione in crescita da 215 a 347 milioni di abitanti e di un Pil pro-capite PPP più che triplicato.

Sul piano globale, siamo passati da 55,5 a 103,5 milioni di barili ogni giorno consumati, mentre il Pil è aumentato di quasi 24 volte e la popolazione è più che raddoppiata (Pil pro-capite nominale aumentato di oltre 11 volte).

Cosa significa tutto ciò? Oggi, produrre ricchezza richiede consumi di petrolio molto più bassi rispetto agli anni Settanta. Al tempo, serviva un barile per generare poco più di 230 dollari di Pil. Nel 2025, con un barile si riusciva a generare circa 2.950 dollari. In Italia, siamo passati da una media di 220 a una di 5.600 dollari. Siamo molto più efficienti e non per questo vulnerabili. Ecco perché lo shock ci sarà se questa guerra porterà a settimane o mesi di intransitabilità nel Golfo Persico. Tuttavia, nulla che possa paragonarsi a quanto accadde nel 1973 e ancora nel 1979 in Europa a seguito sempre delle tensioni geopolitiche nell’area.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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