Friedrich Merz è il ritratto della solitudine al potere. Mentre la Germania vive una crisi strutturale del suo modello economico con effetti anche sul sistema politico, il cancelliere cerca disperatamente di ravvivare la sua agenda delle riforme prima che sia troppo tardi. Agli alleati socialdemocratici ha fatto presente che non si possa più andare oltre luglio. Entro quel mese, i tedeschi dovranno farsi finalmente un’idea del senso di una legislatura iniziata poco più di un anno fa e già in coma. Nessuno lo dice ancora apertamente, ma se a settembre i due partiti della Große Koalition saranno sconfitti dall’AfD alle elezioni regionali nell’Alta Sassonia, probabile che salti tutto a Berlino.
I sondaggi danno gli euroscettici al 41% e i conservatori intorno al 25-26%. L’SPD supererebbe a stento la soglia di sbarramento del 5%.
Flop bonus rivolta anti-Merz?
Ci sono almeno due episodi ad avere fatto scattare l’allarme alla cancelleria. Il primo è arrivato la settimana scorsa, quando il Bundesrat ha bocciato la proposta del governo di un bonus di 1.000 euro esentasse ai lavoratori. Sarebbe stato erogato dai datori di lavoro su base volontaria, ma a votare a favore sono stati solamente 13 delegati regionali su 63, tutti socialdemocratici in rappresentanza di Amburgo, Bassa Sassonia e Saarland. A “tradire” sono stati i conservatori delle regioni guidate dal partito di Merz. In un primo momento, avevano concordato sulla misura. Successivamente, hanno fatto mancare il loro appoggio per timore che avrebbe avuto riflessi negativi sui conti pubblici. Infatti, anche le amministrazioni pubbliche avrebbero potuto erogare il bonus.
Per Merz è stata una sconfitta anche d’immagine. In genere, la Camera Alta si raccorda con la cancelleria prima di votare. E’ evidente che non è stato così anche stavolta.
Che qualcuno nell’Unione cristiano-democratica abbia voluto lanciare un segnale o è stato un vero atto di sabotaggio interno? Sta di fatto che il bonus era stato studiato come un possibile sostegno ai lavoratori contro il carovita. Tra i tedeschi cresce il senso di frustrazione per un governo percepito come distante dai problemi quotidiani e un’inflazione che rialza la testa.

Cancelliere fischiato dai sindacati
Qualche giorno fa, sempre Merz ha parlato di riforme ad un evento organizzato a Berlino dal principale sindacato in Germania: DGB. E mentre parlava di pensioni, è stato interrotto da fischi e urla. Può sembrare un avvenimento quasi rituale in un Paese come l’Italia, ma non è così a queste latitudini. Il cancelliere non si è scomposto e ha proseguito con il suo discorso. Tuttavia, i sondaggi vanno di male in peggio. I consensi per lui e il suo partito continuano a scendere, mentre per l’AfD continuano a salire. L’SPD è stata scavalcata persino dai Verdi.

Riforma pensioni divide Große Koalition
Le frizioni sono anche tra alleati.
Pomo della discordia, soprattutto, le pensioni. Merz ha parlato di “matematica della demografia” per giustificare una riforma non più rinviabile. Pur avendo negato tagli agli assegni, ha prospettato per il futuro una “pensione pubblica di base” da affiancare a un pilastro privato per garantire ai lavoratori di oggi un reddito congruo quando saranno in quiescenza. Una soluzione avversata a sinistra, dove sostengono che sia inaccettabile che il cancelliere punti sul mercato azionario, esponendo gli assegni alla volatilità delle quotazioni.
Infatti, Merz vorrebbe iniziare ad investire 10 miliardi di euro in borsa, così da aumentare le risorse a favore dei beneficiari. A tale scopo è stato studiato il “Frühstart Rente”, una paghetta di 10 euro al mese per i bambini e ragazzi di età compresa tra 6 e 18 anni. Un modo per educare la nuova generazione a risparmiare in vista della terza età. Tra le altre misure in cantiere, l’aumento dell’età pensionabile e dei contributi previdenziali dall’attuale 18,6% al 20% entro il 2030% e al 21,4% al 2040. Allo stesso tempo, le imprese saranno sgravate se assumeranno o tratterranno in servizio i lavoratori che hanno raggiunto l’età pensionabile.
Crisi anche di leadership in Germania con Merz debole
L’insoddisfazione verso Merz non è solo a sinistra, come rivela il caso bonus. A destra, l’ala giovanile è in subbuglio da mesi, specie da quando proprio un’altra riforma sulle pensioni ha fissato un limite minimo del 48% per gli assegni rispetto all’ultima retribuzione fino al 2032. Parte dei conservatori lamenta che la misura carichi lo stato di extra-costi, mentre già il debito pubblico sta salendo per gli investimenti in deficit su riarmo e infrastrutture. Nel partito sono in tanti a credere che il cancelliere abbia concesso molto e subito ai socialdemocratici, con la conseguenza che hanno portato all’incasso quel minimo ritenuto accettabile e adesso non egli disponga di una leva credibile per negoziare con loro nel corso della legislatura.
La Germania è in crisi anche di rappresentanza con Merz. Questo governo è sostenuto, sondaggi alla mano, da meno del 40% dei tedeschi. E la stessa autorevolezza del cancelliere è in discussione da tempo. Incredibile, dato che con Olaf Scholz si pensava di avere toccato il fondo con litigi quotidiani tra i tre partiti della coalizione.
All’estero la posizione di Berlino sta risultando impalpabile a causa della debolezza percepita del governo in patria. A rendere più difficile il compito di Merz ci si mette il presidente americano Donald Trump. Le sue intemperanze verbali e i passi falsi sull’Iran dopo i guai dei dazi hanno fatto svanire l’ambizione di diventare il punto di riferimento per le relazioni euroatlantiche. Navigare a vista non sembra più un’opzione, ma tornare al voto anticipato lo sembra anche meno. Consegnerebbe la cancelleria all’AfD.
giuseppe.timpone@investireoggi.it