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Gilt ai massimi dal 1998: inflazione e caos politico riportano Londra sotto pressione

Torna la crisi dei Gilt con rendimenti ai massimi da quasi 30 anni tra caos politico e risalita dell'inflazione nel Regno Unito.
13 Maggio 2026
Crisi dei Gilt: rendimenti a 30 anni ai massimi dal 1998
Crisi dei Gilt: rendimenti a 30 anni ai massimi dal 1998 © Investireoggi.it

Torna la crisi dei Gilt, i titoli di stato emessi dal Regno Unito. Ieri, il rendimento trentennale è salito fin sopra il 5,80%, livello massimo dal 1998. E il decennale ha superato il 5,10%, in questo caso portandosi al livello più alto dal 2008. Il primo segna un rialzo dello 0,25% dalle elezioni amministrative di giovedì scorso, perse catastroficamente dal Partito Laburista al governo con il primo ministro Keir Starmer. La posizione di questi si è indebolita al punto da prospettare un imminente cambio a Downing Street con almeno sei ministri pronti a dimettersi per costringere il primo ministro alle dimissioni.

Rendimento a 30 anni ai massimi dal 1998
Rendimento a 30 anni ai massimi dal 1998 © Licenza Creative Commons

Crisi Gilt e rischio di nuovo 2022

Anche la sterlina si è indebolita contro il dollaro, scendendo in area 1,35 e perdendo in un’unica seduta due terzi di punto percentuale. La situazione è seria, anche perché il Regno Unito conobbe la crisi dei Gilt meno di quattro anni fa. Al governo si era appena insediata Liz Truss, premier conservatrice succeduta al dimissionario Boris Johnson. L’annuncio in piena inflazione di un bilancio espansivo con maxi-tagli alle tasse in deficit mise in fuga i capitali.

I fondi pensione dovettero chiamare la Banca d’Inghilterra per farle presente che il collasso dei bond lunghi stesse minacciando i futuri pagamenti per milioni di lavoratori britannici. Alla fine, l’istituto intervenne per placare il “sell-off” e in cambio ottenne la testa della premier, che lasciò dopo appena un mese e mezzo dall’ottenimento dell’incarico.

Da quel momento in avanti, a Londra si aggira lo spettro del Truss effect.

I due governi che si sono succeduti nel frattempo – di Rishi Sunak prima e Starmer da luglio 2024 – si sono posti come obiettivo basilare di non indispettire i mercati. Il guaio è che entrambi hanno finito per indispettire gli elettori. Ed entrambi sono stati pesantemente puniti alle elezioni. Questo è un grosso problema per la stabilità politica britannica, che si sta riflettendo proprio sul mercato sovrano con la crisi dei Gilt.

Mercato teme svolta a sinistra

Gli investitori temono che le dimissioni di Starmer portino ad una svolta a sinistra del governo, cioè ad una politica fiscale meno responsabile. Tradotto: più deficit e rapporto debito/Pil in ulteriore rialzo verso il 100%. La tempistica non potrebbe essere più sbagliata. L’inflazione UK, che già a marzo era al 3,3%, rischia di accelerare con la crisi energetica in corso. Ciò può spingere la Banca d’Inghilterra ad alzare i tassi di interesse, facendo salire i rendimenti a breve termine. Nel frattempo, il mercato pretende rendimenti a lungo termine più alti per scontare le maggiori aspettative d’inflazione.

Tutto questo significa che, al netto del rischio politico, emettere il debito pubblico costa di più. Non solo a Londra, ma un po’ ovunque nel mondo. Se a questo aggiungiamo la prospettiva di conti pubblici meno solidi, ecco che la crisi dei Gilt può degenerare. All’apice del “Truff effect” nell’ottobre del 2022, il rendimento a 30 anni sfiorò il 4,90%. Oggi, siamo a quasi l’1% in più e con un’inflazione corrente inferiore ad un terzo rispetto ai livelli in doppia cifra di allora.

Bipartitismo UK collassato

C’è un’altra grossa differenza con gli eventi di quattro anni fa. Il sistema bipartitico britannico, che si regge in piedi da inizio Novecento, è collassato. Laburisti e Tories messi insieme non ottengono il 40% dei consensi. I primi assistono alla perdita del consenso in favore di Liberaldemocratici e Verdi, mentre i secondi sono stati svuotati dal Reform UK di Nigel Farage, che da solo è accreditato del 35% ed ha trionfato alle elezioni locali di settimana scorsa. Questa situazione rende il contesto politico-istituzionale molto meno decifrabile. Non c’è più la storica alternanza Tories-Labour. E l’imperscrutabilità delle future scelte politiche accresce il rischio insito nei rendimenti UK.

Il peggio deve venire. Tutto sommato, ancora la crisi dei Gilt è parziale. I rendimenti sono scesi dai massimi toccati ieri dopo che alcuni ministri hanno garantito sostegno a Starmer. Questo è avvenuto prima che la sottosegretaria per la protezione dei minori, Jess Philipps, annunciasse le proprie dimissioni, seguite da altri sottosegretari. Probabile che ne arriveranno altre dai ministri, come accadde nell’estate del 2022 quando Johnson fu costretto a lasciare dopo che persino il suo cancelliere allo Scacchiere, Sunak, lo abbandonò.

Crisi Gilt solo agli inizi

Non siamo di fronte a una crisi politica, che tutto sommato non sarebbe nulla di sconvolgente in sé. E’ di un vero collasso istituzionale che stiamo parlando per reagire al quale c’è il serio rischio che i laburisti s’imbarchino in politiche assistenziali e poco rispettose degli equilibri di bilancio. La crisi dei Gilt non è ancora percepita grave come nell’autunno del 2022, ma solo perché allora arrivò imprevista e fulminea. Da quando è iniziata la guerra in Iran, il decennale UK offre +85 punti base o 0,85% contro +44 del Bund, +47 del Treasury e +58 del BTp. Un’impennata che fa male anche alla Borsa di Londra, dato che il rendimento azionario medio è ormai di poco superiore al rendimento obbligazionario decennale (5,55% versus 5,10%) e persino sotto il trentennale al 5,80%, a fronte di un maggiore rischio teorico dell’investimento.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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