Se è dovuto intervenire il ministro delle Finanze, Satsuki Katayama, si vede che la situazione è più grave di quanto pensiamo. La donna è scesa in campo per placare il “sell off” ai danni dei bond giapponesi, che ieri erano letteralmente collassati sul mercato. Il rendimento a 30 anni era schizzato al 3,88% e il decennale al 2,376%. A seguito delle sue dichiarazioni, il primo è sceso al 3,71% e il secondo al 2,28%. La responsabile dei conti pubblici ha spiegato che da quando si è insediato il governo della premier Sanae Takaichi nell’ottobre scorso, la politica fiscale non è stata affatto espansiva. Ha notato, ad esempio, che c’è stata la minore dipendenza dalle emissioni di debito in 30 anni e il più basso deficit tra i membri del G7.
Bond giapponesi giù su voto anticipato
Sempre Katayama ha raccontato che alla recente visita di Kristalina Georgieva, direttore generale del Fondo Monetario Internazionale, la politica economica nipponica è stata giudicata positivamente. Le vendite si erano scatenate dopo che Takaichi aveva annunciato il taglio dell’IVA all’8% sui generi alimentari, senza spiegare da dove prenderà i soldi. E’ già iniziata la campagna elettorale per il voto anticipato dell’8 febbraio, al quale la premier punta a rafforzare la maggioranza alla Camera per potere potenziare gli stimoli fiscali a sostegno dell’economia.
Effetto Truss da Londra a Tokyo
I bond giapponesi assistono da tempo a una risalita dei rendimenti come non si vedeva da decenni. E ciò sta avvenendo anche con i tassi di interesse allo 0,75%, ben sotto l’inflazione al 2,9% nel novembre scorso. La banca centrale non controlla direttamente il tratto lungo della curva, che risente delle aspettative d’inflazione e dei rischi sovrani percepiti.
Quanto sta accadendo in questi giorni ricorda il famigerato “Truss effect“ dal nome dell’allora premier conservatrice britannica Liz Truss. I Gilt implosero sul mercato dopo l’annuncio di un maxi-taglio delle tasse in deficit. Era il settembre del 2022 e quell’episodio portò alla caduta del governo più breve nella storia nazionale.
Disciplina fiscale cercasi
La disciplina fiscale è sempre più rara tra le grandi economie mondiali. Gli investitori se ne sono accorti e non sembrano disposti a finanziare più i deficit dei governi alle condizioni del passato. I bond giapponesi si erano distinti per decenni grazie ai loro bassissimi rendimenti, in apparente conflitto con l’elevatissimo debito salito fin sopra il 250% del Pil. L’inversione di tendenza c’è stata negli ultimissimi anni a causa del ritorno dell’inflazione dopo un quarto di secolo di deflazione. A quel punto, i rendimenti nominali risultavano troppo bassi e negativi in termini reali per garantire una remunerazione accettabile agli investitori.
Da notare che lo yen ha perso più del 35% contro il dollaro in appena 3 anni e mezzo tra inizio 2021 ed estate 2024 proprio a causa dei minori rendimenti giapponesi. Questi erano stati tenuti a bada anche sul tratto lungo della curva dalla banca centrale, che ne avrebbe abbandonato il controllo proprio per evitare l’ulteriore collasso del cambio. I bond a 10 anni ancora offrono meno dell’inflazione attuale, mentre i tassi di interesse potrebbero salire nei prossimi mesi per contrastare il carovita.
Tra sussidi alle bollette e tagli dell’IVA la premier punta ad abbassare i prezzi al consumo. Per il momento sembrerebbe riuscirci, ma scaricandone il costo sul già oberato bilancio pubblico.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
