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Cosa accade adesso dopo il NO al referendum: riforma pensioni a rischio?

Le pensioni e la riforma delle pensioni nella prossima legge di Bilancio? Ecco cosa potrebbe essere cambiato dopo il NO al referendum.
26 Marzo 2026
pensioni e referendum
Foto © Investireoggi

La riforma delle pensioni è qualcosa che milioni di italiani vorrebbero simbolicamente trovare sotto l’albero di Natale. L’ultima manovra di Bilancio affidata all’attuale governo arriverà sul finire del 2026 e si preannuncia come un passaggio molto atteso. Tuttavia, i risvolti politici della vittoria del NO al referendum potrebbero avere conseguenze anche sul fronte previdenziale e sulla tanto attesa riforma.

Secondo alcune letture, infatti, il successo del NO e la bocciatura della riforma della magistratura proposta dal governo rischiano di produrre effetti più ampi di quanto si immagini, incidendo anche sulle scelte future in materia di pensioni.

Per la carta stampata la Meloni non è più invincibile

Il governo esce dal referendum con una sconfitta significativa.

Si tratta, a ben vedere, della prima battuta d’arresto netta per la Premier Meloni da quando è a Palazzo Chigi. Sulla riforma della giustizia – o della magistratura, a seconda delle definizioni – l’esecutivo aveva puntato molto, anche alla luce di un’affluenza elevata, vicina al 60%.

Se fino a poco tempo fa si riteneva il contrario, oggi appare più plausibile – al di là della correttezza o meno del parallelismo – collegare l’esito del referendum alle future elezioni politiche del 2027 e ipotizzare un possibile cambiamento negli equilibri del Paese.

Il cosiddetto Campo Largo, ovvero l’area delle opposizioni che potrebbe presentarsi unita come alternativa al centrodestra, sembra oggi percepire un clima favorevole. Tuttavia, attribuire automaticamente il 54% dei NO a questo schieramento sarebbe una semplificazione eccessiva.

Resta il fatto che molte dichiarazioni provenienti dalle opposizioni sembrano andare in questa direzione, nel tentativo di intercettare quel consenso.

Ciò implica che la leadership della Meloni potrebbe non essere più percepita come scontatamente favorita per una nuova legislatura.

Fino a pochi mesi fa, immaginare una sconfitta del centrodestra alle prossime politiche appariva improbabile; oggi, invece, tale scenario non può più essere escluso. E questo cambia anche la prospettiva su alcune ipotesi, tra cui quella di una legge di Bilancio con misure espansive, pensata come leva elettorale. Tra queste rientrerebbero anche interventi significativi sulla previdenza.

La nuova previdenza sociale 2027 con un nuovo governo

Fino a poche settimane fa, si poteva ipotizzare che, dopo una manovra improntata al rigore, la successiva legge di Bilancio avrebbe introdotto misure più favorevoli, anche in ambito pensionistico. L’ultima manovra, infatti, è stata orientata principalmente al risanamento dei conti pubblici e alla riduzione del rischio di procedure di infrazione da parte dell’Unione Europea.

Una manovra, dunque, prudente, con l’obiettivo di recuperare margini di manovra per il futuro. In quest’ottica, la legge di Bilancio di fine 2026 avrebbe potuto assumere i tratti di una manovra elettorale, con l’introduzione di nuove forme di pensionamento anticipato o addirittura di una riforma strutturale delle pensioni.

L’obiettivo sarebbe stato quello di presentarsi agli elettori con un risultato significativo, come il superamento della legge Fornero o l’introduzione di strumenti più flessibili di uscita dal lavoro.

Oggi, però, lo scenario appare meno lineare. Il governo potrebbe scegliere un approccio più prudente, limitandosi a interventi ordinari, evitando di introdurre misure strutturali che potrebbero poi essere gestite o valorizzate da un eventuale nuovo esecutivo.

La dinamica politica, del resto, è complessa: così come oggi si criticano le scelte dei governi precedenti – ad esempio sul superbonus – allo stesso modo, in futuro, un cambio di maggioranza potrebbe rivendicare risultati ottenuti grazie a provvedimenti adottati dall’esecutivo precedente.

In questo contesto, il destino della riforma delle pensioni resta incerto, sospeso tra esigenze di consenso politico e vincoli economici strutturali.

Giacomo Mazzarella

In Investireoggi dal 2022 è una firma fissa nella sezione Fisco del giornale, con guide, approfondimenti e risposte ai quesiti dei lettori.
Operatore di Patronato e CAF, esperto di pensioni, lavoro e fisco.
Appassionato di scrittura unisce il lavoro nel suo studio professionale con le collaborazioni con diverse testate e siti.

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