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Il conto della guerra: benzina, mutui e debito spingono Trump al negoziato

L'economia è il nervo scoperto degli Stati Uniti in guerra con l'Iran, tanto da costringere il presidente Trump al negoziato.
25 Marzo 2026
L'economia spinge Trump al negoziato con l'Iran
L'economia spinge Trump al negoziato con l'Iran © Investireoggi.it

A novembre gli americani tornano a votare per rinnovare tutti i seggi alla Camera dei Rappresentanti e un terzo al Senato, oltre che numerosi governatori degli stati USA. Il clima è già di campagna elettorale e alcuni numeri dell’economia iniziano a seminare il malcontento tra gli elettori, tanto da spingere il presidente Donald Trump a ricercare un negoziato con l’Iran subito dopo avere avviato gli attacchi contro di esso. Una guerra con ogni probabilità preparata in fretta e furia al Pentagono e di certo senza che prima ci si fosse assicurati il controllo dello Stretto di Hormuz, indispensabile ai commerci mondiali, specie di petrolio e gas.

Economia costringe Trump a negoziare con Iran

Prima che iniziassero gli attacchi, alla fine di febbraio, gli americani facevano benzina ad una media nazionale di 3,07 dollari al gallone, qualcosa come 81 centesimi di dollaro al litro. Adesso, spendono circa 4,10 dollari, pari a 1,08 dollari. Un rincaro pari esattamente ad un terzo, ben superiore a quello medio registrato in Europa. Sebbene per gli standard europei il carburante negli USA resti economico, vale la sua variazione in così poche settimane. I cittadini americani toccano con mano il carovita.

Prezzi benzina USA
Prezzi benzina USA © License Creative Commons

La soglia dei 4 dollari al gallone è stata raramente raggiunta e sorpassata nella storia americana. Per questo la tensione politica sale di giorno in giorno. E non è l’unica cifra a spaventare il governo. Il rendimento del Treasury a 10 anni è risalito al 4,35% dal 3,96% di fine febbraio. Il Treasury a 30 anni è arrivato a sfiorare il 5% questa settimana, mentre meno di un mese fa offriva ancora il 4,63%. Con un debito pubblico ormai superiore ai 39.000 miliardi e un deficit fuori controllo già in tempi di solida crescita dell’economia, questo dato minaccia la stabilità fiscale.

E le ripercussioni già si notano nelle case delle famiglie americane. Un mutuo a 30 anni a tasso fisso oggi costa in media il 6,33% di interessi annui, ben sopra il 6,05% pre-bellico. Più i rendimenti sovrani salgono e più alto il costo del denaro anche per i privati. E ciò sta accadendo, perché il mercato sconta un’inflazione più alta a causa del caro energia. Trump aveva promesso boom per l’economia e lotta all’inflazione e adesso si ritrova sotto elezioni a difendersi dall’accusa di avere fatto il contrario. Per questo apre al negoziato con l’Iran, che a sua volta sta decidendo di fare con calma per infliggere al nemico più dolore possibile.

Tassi mutui americani
Tassi mutui americani © License Creative Commons

Taglio dei tassi USA si allontana

L’unica nota per il momento positiva la segnala il dollaro, che recupera terreno contro le altre valute grazie alla ricerca di “safe asset” sui mercati internazionali. Tuttavia, i capitali che stanno affluendo verso gli States non stanno comprando né bond, né azioni. La stessa borsa americana perde nell’ultimo mese tra il 5% e il 6%.

Dunque, non c’è quella corsa ai Treasuries che ci aspetteremmo in uno scenario come questo. Anche perché con l’inflazione in risalita, i loro prezzi tendono a contrarsi. E nessuno vuole inserire in portafoglio un titolo destinato a deprezzarsi di lì a breve.

Ciliegina sulla torta: i tassi di interesse. Trump ha negato un terzo mandato al governatore della Federal Reserve, Jerome Powell, attaccandolo di continuo per la sua prudenza nel tagliare i tassi. Ha nominato al suo posto l’economista Kevin Warsh, che s’insedierà a maggio. Neanch’egli potrà accontentarlo con il caro energia che accelera la crescita generale dei prezzi al consumo. Più complicato che prima di novembre riuscirà a fare il miracolo.

Messaggi in stile TACO non bastano più

L’economia spinge Trump a trattare con l’Iran e ciò non era nei piani. Gli USA stanno dando l’idea di dover per forza giungere in fretta ad un accordo per ridurre i danni. Nel tentativo di placare le ire dei mercati, il tycoon invia messaggi quotidiani rassicuranti circa la fine imminente della guerra, sebbene questa volta il cosiddetto TACO trade non stia attecchendo e con i pasdaran dall’altra parte del mondo a potersi permettere di sbeffeggiare “gli americani che trattano con sé stessi”.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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