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Conservazione attestazioni di pagamento, ufficiale addio ricevute Pos cartacee per 10 anni

Nuove regole sulla conservazione attestazioni di pagamento: meno ricevute Pos da archiviare e più spazio a documenti bancari e digitali.
24 Aprile 2026
conservazione attestazioni pagamento
Foto © Investireoggi

Il quadro delle semplificazioni fiscali si arricchisce di una novità che incide sulla gestione dei documenti legati agli incassi elettronici. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del 20 aprile della legge n. 50 del 20 aprile 2026, che converte il D.L. n. 19/2026, entrano, infatti, in vigore nuove disposizioni urgenti collegate all’attuazione del Pnrr e alle politiche di coesione. Tra le misure confermate trova spazio una regola destinata ad alleggerire gli adempimenti documentali: la conservazione attestazioni di pagamento diventa più semplice per quanto riguarda le ricevute emesse dai terminali Pos.

Conservazione attestazioni di pagamento, cosa cambia con la legge n. 50/2026

La modifica interviene sulla disciplina della custodia delle scritture contabili e introduce una semplificazione concreta relativa ai dati dei versamenti eseguiti con strumenti elettronici.

In sostanza, viene meno l’obbligo di tenere per 10 anni le ricevute cartacee prodotte dai Pos, purché siano rispettate precise condizioni.

La novità riguarda i documenti stampati dai terminali abilitati ai pagamenti con carta di credito, carta di debito e carte prepagate. Non si tratta, però, di fatture, scontrini o ricevute fiscali. La norma prende in considerazione soltanto quelle attestazioni cartacee che, nella pratica quotidiana, sono state spesso usate come prova dell’avvenuto incasso.

Il punto centrale della riforma è proprio questo: ai fini della conservazione attestazioni di pagamento, tali ricevute non dovranno più essere obbligatoriamente archiviate su carta per un periodo di 10 anni. Il legislatore ha, quindi, scelto di riconoscere valore ad altra documentazione, ritenuta idonea a dimostrare l’operazione in modo completo e più coerente con i sistemi digitali ormai diffusi.

I documenti che possono sostituire le ricevute del Pos

Al posto dei tagliandi cartacei potranno essere utilizzate le comunicazioni inviate ai clienti e la documentazione rilasciata da banche e intermediari finanziari, anche quando disponibile in formato digitale.

Si tratta di un passaggio importante, perché sposta l’attenzione dal supporto materiale al contenuto informativo del documento.

Il riferimento normativo indicato dal testo è l’art. 119 del Tub, cioè del D. Lgs. n. 385/1993. In questa categoria rientrano, ad esempio, gli estratti conto dei rapporti di conto corrente, nei quali le operazioni vengono riportate in modo analitico. Proprio questi documenti possono diventare la base della conservazione attestazioni di pagamento, sostituendo la vecchia abitudine di accumulare ricevute stampate dal terminale.

La scelta si inserisce in un contesto nel quale la tracciabilità bancaria delle operazioni è già ampiamente utilizzata come elemento di riscontro. Di conseguenza, la prova del pagamento non dipende più in via esclusiva dal promemoria cartaceo emesso al momento della transazione, ma può fondarsi su flussi documentali prodotti dagli operatori del sistema finanziario, anche digitali.

Le due condizioni da rispettare per una sostituzione valida

La sostituzione delle ricevute Pos non è però automatica in ogni caso. La legge fissa due requisiti ben precisi. Il primo è che i documenti alternativi contengano tutte le informazioni riferite alle singole operazioni effettuate. Non basta, quindi, un riepilogo generico: serve una descrizione che consenta di ricostruire il pagamento in maniera puntuale.

Il secondo requisito riguarda le modalità di archiviazione. La documentazione bancaria o finanziaria che prende il posto delle ricevute cartacee deve essere conservata secondo quanto previsto dall’art. 2220 c.c., norma che disciplina la tenuta e la conservazione delle scritture contabili per le imprese commerciali. In altri termini, la semplificazione non elimina il dovere di custodire i documenti, ma rende più moderna la conservazione attestazioni di pagamento.

Questo significa che la dematerializzazione è ammessa solo se accompagnata da una corretta gestione documentale. La semplificazione, dunque, non coincide con un venir meno dei controlli, bensì con una diversa modalità di organizzazione delle prove di pagamento, ad esempio, di spese detraibili e deducibili in dichiarazione redditi. Restano centrali completezza delle informazioni, regolarità della tenuta e rispetto dei tempi previsti dalla disciplina civilistica.

Perché la conservazione attestazioni di pagamento alleggerisce gli adempimenti

L’intervento normativo rientra in un progetto più ampio di riduzione degli oneri amministrativi a carico di cittadini e operatori economici. L’obbligo di conservare per dieci anni le ricevute Pos era infatti considerato spesso pesante e poco utile sul piano pratico, soprattutto perché tali documenti, pur certificando l’avvenuto pagamento, non assumono rilievo diretto nelle scritture contabili.

Inoltre, queste ricevute non risultano essenziali né per la redazione del bilancio né per gli adempimenti dichiarativi. Da qui la decisione di rivedere il sistema, riconoscendo maggiore importanza alla documentazione bancaria già disponibile e più facilmente gestibile anche in formato elettronico.

La legge n. 50/2026, pubblicata in G.U. il 20 aprile 2026 come conversione del D.L. n. 19/2026 (decreto PNRR), conferma quindi un orientamento improntato alla razionalizzazione degli obblighi. Il risultato è una disciplina più aderente alla realtà dei pagamenti digitali e meno legata alla carta. In questo scenario, la conservazione attestazioni di pagamento diventa uno strumento di semplificazione concreta, purché la documentazione sostitutiva sia completa e custodita secondo le regole dell’art. 2220 c.c. Anche per questo la nuova conservazione attestazioni di pagamento rappresenta una delle misure fiscali di maggiore impatto operativo introdotte dal provvedimento.

Riassumendo

  • Conservazione attestazioni di pagamento semplificata con la legge n. 50/2026.
  • La novità elimina l’obbligo di archiviare per 10 anni le ricevute Pos cartacee.
  • La misura riguarda solo ricevute diverse da fatture, scontrini e ricevute fiscali.
  • Possono sostituirle comunicazioni ai clienti e documenti bancari, anche digitali.
  • I documenti devono riportare in modo completo ogni singola operazione effettuata.
  • La conservazione deve rispettare l’art. 2220 c.c. e ridurre gli oneri burocratici.

Pasquale Pirone

Dottore Commercialista abilitato approda nel 2020 nella redazione di InvestireOggi.it, per la sezione Fisco. E’ giornalista iscritto all’ODG della Campania.
In qualità di redattore coltiva, grazie allo studio e al continuo aggiornamento, la sua passione per la materia fiscale e la scrittura facendone la sua principale attività lavorativa.
Dottore Commercialista abilitato e Consulente per privati e aziende in campo fiscale, ha curato per anni approfondimenti e articoli sulle tematiche fiscali per riviste specializzate del settore.

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