La pensione di reversibilità è una prestazione riconosciuta ai familiari superstiti di un pensionato deceduto, a condizione che rientrino tra le categorie di parentela previste dalla normativa. Si tratta, di fatto, di un trasferimento della pensione, seppur parziale e con percentuali variabili in base alla tipologia dei superstiti.
Nel caso di presenza di coniuge e figli, la pensione di reversibilità non spetta ad altri parenti. In assenza di questi, invece, può essere riconosciuta anche ai genitori over 65 oppure ai fratelli e alle sorelle, purché celibi o nubili. In ogni caso, fatta eccezione per il coniuge e per i figli minorenni, per tutti gli altri potenziali beneficiari – dai figli studenti ai genitori, fino ai fratelli e alle sorelle – è fondamentale che risultino fiscalmente a carico del defunto al momento del decesso.
Dal punto di vista statistico, i principali beneficiari della reversibilità sono i coniugi del pensionato deceduto. In questi casi, tuttavia, la situazione può diventare più complessa in presenza di separazioni, divorzi, nuovi matrimoni o più coniugi riferibili allo stesso defunto.
Come prendere la pensione di reversibilità nel 2026 anche da separati o divorziati
In linea generale, al coniuge di un pensionato deceduto spetta una pensione di reversibilità pari al 60% del trattamento percepito in vita dal defunto. Tale percentuale aumenta in presenza di figli beneficiari: ad esempio, con coniuge e un figlio si arriva all’80%, mentre con coniuge e due o più figli si raggiunge il 100% della pensione.
La disciplina si complica quando la situazione matrimoniale del defunto — o del coniuge — presenta particolarità. Secondo la normativa, la pensione di reversibilità spetta al coniuge o alla parte dell’unione civile che risultava tale alla data del decesso, cioè a chi era in essere nel rapporto coniugale in quel momento.
Nel caso in cui il coniuge beneficiario contragga un nuovo matrimonio, perde il diritto alla reversibilità. Tuttavia, ha diritto a un’indennità una tantum, erogata in un’unica soluzione, pari a 26 mensilità della pensione di reversibilità.
Due annualità in una unica volta, ecco i coniugi che si risposano cosa possono sfruttare
Le regole relative alla doppia annualità una tantum si applicano anche agli ex coniugi divorziati. Questi, infatti, possono rientrare tra i beneficiari della pensione di reversibilità nonostante il divorzio. Tuttavia, a differenza del coniuge semplicemente separato, il divorziato deve essere titolare di assegno divorzile per poter accedere sia alla reversibilità sia all’indennità una tantum.
Esistono poi ulteriori particolarità che riguardano gli ex coniugi. Ciò sia per quanto concerne la determinazione della quota di reversibilità, sia per quanto riguarda il diritto stesso alla prestazione. In particolare, per il coniuge divorziato la reversibilità è riconosciuta solo se il pensionato deceduto aveva iniziato a versare contributi prima della sentenza di divorzio.
Le decisioni dei giudici risultano inoltre determinanti nei casi in cui il defunto abbia avuto più matrimoni. Se, ad esempio, aveva un ex coniuge e si era successivamente risposato, la pensione di reversibilità può essere suddivisa tra entrambi i coniugi superstiti.
La ripartizione avviene sulla base di una valutazione giudiziale, che tiene conto di diversi elementi: la durata dei rispettivi matrimoni, il periodo di contribuzione del defunto durante ciascun matrimonio e il tenore di vita dei superstiti prima e dopo la morte del pensionato.