La pensione di vecchiaia e la pensione anticipata rappresentano i pilastri del sistema pensionistico italiano: su questo non vi sono dubbi. Si tratta delle due misure ordinarie, diverse per natura e per requisiti. Ma, a parità di condizioni di calcolo, quale delle due risulta più conveniente? È una domanda legittima, alla quale si possono dare risposte precise, che analizziamo di seguito.
Pensione di vecchiaia più alta della pensione anticipata, ecco quando e come risolvere
La pensione di vecchiaia è, senza dubbio, la misura principale del nostro sistema previdenziale. Non fosse altro perché consente il pensionamento al raggiungimento della cosiddetta età pensionabile. In termini semplici, è la prestazione riconosciuta a chi ha raggiunto l’età fissata dalla normativa vigente per il ritiro dal lavoro.
Va però precisato che la pensione di vecchiaia richiede anche un requisito contributivo minimo: per accedervi è necessario aver maturato almeno 20 anni di contributi.
La misura distingue inoltre tra chi ha iniziato a lavorare prima o dopo il 1996. Per questi ultimi, oltre ai requisiti anagrafici (67 anni) e contributivi (20 anni), è previsto anche un vincolo sull’importo della prestazione: la pensione non può essere inferiore all’assegno sociale vigente nell’anno di uscita.
Pensione anticipata e pensione di vecchiaia, quale conviene di più?
La pensione anticipata è una misura altrettanto rilevante, ma presenta una differenza sostanziale: non prevede un requisito anagrafico. In pratica, è possibile andare in pensione a qualsiasi età, purché sia stato raggiunto il requisito contributivo richiesto.
Attualmente, servono 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.
Per quanto riguarda il calcolo, si applicano le regole ordinarie, cioè il sistema misto (retributivo e contributivo).
Questo perché, allo stato attuale, non esistono lavoratori con oltre 42 anni di contributi interamente maturati nel sistema contributivo, introdotto nel 1996.
Coefficienti, calcolo e tutto ciò che conta per il proprio trattamento
È proprio sul meccanismo di calcolo delle pensioni che si possono cogliere le differenze più rilevanti e rispondere al quesito iniziale.
È evidente che, con oltre 40 anni di contributi, la pensione anticipata risulta generalmente più elevata rispetto a una pensione di vecchiaia basata su soli 20 anni di versamenti. Tuttavia, a parità di contribuzione, entra in gioco un altro fattore decisivo: l’età di uscita.
Uscire a 67 anni comporta, a parità di contributi, un assegno più alto rispetto a un pensionamento anticipato. Questo perché la quota contributiva della pensione viene calcolata attraverso specifici coefficienti di trasformazione, che diventano più favorevoli con l’aumentare dell’età.
In altre parole, più tardi si va in pensione, maggiore sarà il rendimento del montante contributivo accumulato.
La sterilizzazione dei contributi tra pensione di vecchiaia e pensione anticipata
Proprio il fatto che un’età più avanzata comporti un calcolo più favorevole consente di introdurre un tema rilevante: la possibilità di trasformare la pensione anticipata in pensione di vecchiaia al compimento dei 67 anni.
A seguito di una pronuncia della Corte Costituzionale, è emersa infatti la possibilità, per alcuni pensionati già usciti con l’anticipata, di ottenere condizioni più vantaggiose passando alla pensione di vecchiaia.
I giudici hanno riconosciuto il diritto alla cosiddetta sterilizzazione dei contributi penalizzanti. Per accedere alla pensione anticipata, infatti, il lavoratore utilizza tutta la contribuzione maturata, inclusi eventuali periodi meno favorevoli.
Si tratta, in particolare, dei contributi legati alla quota retributiva, che è calcolata sulla base degli ultimi anni di stipendio. Se in questa fase si registrano periodi di cassa integrazione, ammortizzatori sociali, lavoro part-time o retribuzioni ridotte, tali contributi possono risultare penalizzanti per l’importo finale della pensione.
Diversamente, per la pensione di vecchiaia sono sufficienti 20 anni di contributi. Di conseguenza, una volta raggiunti i 67 anni, non essendo più necessario utilizzare l’intera anzianità contributiva, la sterilizzazione di alcuni periodi può consentire di ottenere un trattamento più favorevole.