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BTp 2055 e quell’operazione “lock-in” svelata da Londra

Il collocamento del BTp 2055 ha avuto un forte successo questa settimana con gli ordini trainati dagli investitori a Londra.
12 Giugno 2026
Collocamento BTp 2055
Collocamento BTp 2055 © Licenza Creative Commons

E’ andata benissimo anche questa volta con il collocamento sindacato per la riapertura di un dual tranche, cioè del BTp a 7 anni con scadenza giugno 2033 e il trentennale con scadenza 1 ottobre 2055 (ISIN: IT0005668238). E’ di quest’ultimo che ci occuperemo in questo articolo, analizzando alcuni dati rilevanti che sono emersi dall’operazione appena conclusa dal Tesoro.

Collocamento BTp 2055: boom di ordini esteri

L’importo emesso per il trentennale è stato di 5 miliardi di euro, che era stato già fissato alla vigilia (“no grow”). Le richieste sono arrivate a 112 miliardi, valendo oltre 22 volte l’offerta. Per l’altro bond il rapporto è stato di quasi 10 a 1: 126 contro 13 miliardi. Ma è sulla composizione della domanda che emergono gli aspetti più interessanti: il 42,5% delle assegnazioni è andato ai fund manager, il 21% alle banche, l’11,8% a fondi pensione e assicurazioni, il 20,5% a banche centrali e istituzioni governative, il 4,2% agli hedge fund.

Questi numeri sono assai simili a quelli riscontrati per il BTp a 7 anni. Si distinguono i dati relativi alle banche (al 26,9% per la scadenza più corta) e a fondi pensione e assicurazioni (al 7,8%). Per quanto riguarda la provenienza geografica, solo l’11% delle richieste è arrivato dall’Italia contro il 16,3% per il BTp a 7 anni. Questo significa che il collocamento del BTp 2055 è stato trainato per quasi il 90% dagli ordini degli investitori stranieri. Percentuale altissima e ormai una costante alle emissioni dei titoli di stato italiani.

Londra guida la classifica

Il successo delle nostre aste si deve in grossa parte alla fiducia ritrovata all’estero per il debito pubblico tricolore. I numeri parlano da soli: negli ultimi tre anni gli investitori stranieri hanno aumentato gli acquisti di BTp per quasi 300 miliardi, assorbendo la quasi totalità delle emissioni nette del periodo.

E da solo il Regno Unito ha inciso per il 40,9% degli ordini al collocamento del BTp 2055. Una percentuale superiore anche al 35,5% proveniente da Londra per la scadenza del 2033.

La City è un centro nevralgico europeo per i fondi pensione e le compagnie assicurative. Non dobbiamo confondere, quindi, gli ordini da Londra con gli ordini degli investitori istituzionali britannici propriamente detti. Ad ogni collocamento la parte del leone la fanno proprio gli ordini londinesi. E perché questa volta sono stati particolarmente attratti dal trentennale? Operazione “lock-in”. Il BTp 2055 stacca cedola annua lorda del 4,65% e si compra in questa fase poco sopra la pari, a 100,631 per l’occasione. Sono condizioni di rara attrattività e che stanno spingendo “liability-driven investors” a “bloccare” i rendimenti elevati raggiunti dai bond.

Lock-in dei rendimenti a lungo termine

Le scadenze lunghe si prestano ancora meglio, perché offrono la prospettiva di rendimenti interessanti per diversi decenni. Coincidono con l’orizzonte temporale dei capitali da impiegare a favore dei clienti, come nel caso dei fondi pensione. La vera domanda è un’altra: perché questi investitori hanno bisogno di un collocamento sindacato per acquistare un bond come il BTp 2055? Non potrebbero farne incetta sul mercato secondario, dove è negoziato sin dal settembre scorso.

Mettetevi nei panni di una casa d’investimento, che vuole inserire in portafoglio un capitale di 100 milioni di euro. Può certamente fare acquisti sul secondario, ma ci vorrà tempo per realizzarli. Una quantità così elevata non si trova con un clic e grossi ordini rischiano di distorcere i prezzi nel breve termine, nonché di prosciugare la liquidità. Operazioni come quelle realizzate dal Tesoro in settimana servono agli istituzionali per acquistare titoli del debito subito e per quantitativi rilevanti. E per mettervi le mani, essi inseriscono ordini volutamente esagerati, così da aumentare le chance di rientrare nella ripartizione a fine collocamento.

Collocamento BTp 2055 puntando sulla duration

Il successo del BTp 2055 ci conferma che il mercato stia puntando sulla “duration”. Può sembrare un paradosso, visto che ieri la Banca Centrale Europea ha iniziato ad alzare i tassi di interesse. Sappiamo che un bond con alta duration tende a deprezzarsi velocemente quando i tassi salgono e ad apprezzarsi con altrettanta rapidità quando scendono. Tutto vero, ma il mercato ha già scontato lo scenario monetario restrittivo. Scommette sul fatto che, ad un certo punto, da qui al medio termine i prezzi torneranno a salire. E con una “duration” modificata di 15,48 anni, il trentennale offrirebbe grosse soddisfazioni.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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