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Capitalismo sovrano a Cuba: l’idea rivoluzionaria del nipote di Fidel Castro

Sandro Castro, nipote di Fidel, crede che per Cuba serva un "capitalismo con sovranità" per superare la miseria dell'economia odierna.
2 Aprile 2026
Capitalismo sovrano a Cuba?
Capitalismo sovrano a Cuba? © License Creative Commons

Sentire dire ad uno che di cognome fa Castro che a Cuba servirebbe un “capitalismo con sovranità”, può creare confusione mentale. E non si tratta di un’omonimia, nel senso che parliamo effettivamente di un discendente diretto di Fidel, il comandante della Revolucion del 1959. Suo nipote Sandro, figlio di Alexis Castro Soto del Valle, a sua volta uno dei 5 figli del lider maximo avuti con Dalia Soto, lo ha dichiarato esplicitamente nel corso di un’intervista rilasciata alla trasmissione colombiana Red+ Noticias, in collegamento dal suo appartamento a L’Avana.

Capitalismo necessario a Cuba per nipote di Fidel Castro

Il giovane ha 33 anni, è un ingegnere delle telecomunicazioni e su Instagram ha una base di 150.000 follower, essendo diventato una star dei social in un’isola in cui manca la corrente e ogni forma di espressione viene censurata chirurgicamente. E’ proprietario di un nightclub per entrare e consumare nel quale servirebbe pagare quanto almeno un paio di stipendi medi dei lavoratori cubani.

Questi non vanno oltre i 5-10.000 pesos al mese (circa 10-20 dollari).

Sandro Castro non è nuovo a dichiarazioni a dir poco eretiche per la sua nazionalità e appartenenza familiare. Tant’è che i genitori gli hanno più volte chiesto di cancellare alcuni contenuti dal web. Il nipote di Fidel non sconfessa ufficialmente la politica avviata dal nonno con l’istituzione del regime comunista, ma spiega che il suo essere “rivoluzionario” incarna idee di progresso. Ha attaccato negli ultimi tempi niente di meno che il presidente Miguel Diaz-Canel, giudicando il suo operato “non buono”, alla luce dei blackout quotidiani e della carenza generalizzata di prodotti anche di prima necessità.

Diplomatici del regime trattano con Trump

A suo dire, la maggior parte di chi vive a Cuba già ragiona secondo gli schemi del capitalismo più di quanto non siano coloro che desiderino tenersi il comunismo. Il punto di caduta nel trovare una soluzione conciliante sull’isola consisterebbe in quell’aggettivo “sovrano”. Che qui assume un significato molto rilevante: si può transitare al libero mercato senza per questo trasformarsi in una colonia yankee. Ed è su questo punto che anche i veri detentori del potere del regime starebbero trattando in queste settimane con gli Stati Uniti.

Il più alto diplomatico a Washington, Lyanis Torres Rivera, ha spiegato che Cuba accetterebbe di rafforzare i legami economici con gli Stati Uniti, a patto che essi non s’intromettano negli affari dell’isola. Chiede che il presidente Donald Trump allenti lo storico bloqueo, che vieta tra le altre cose di importare prodotti fabbricati per almeno il 10% con componenti americane. Il dialogo sarebbe possibile persino sotto forma di collaborazioni scientifiche, come sulla ricerca per l’Alzheimer e la lotta al narcotraffico.

Collasso economico, regime disperato

Dichiarazioni, che per la Casa Bianca proverebbero la disperazione di un regime alle prese con un collasso economico senza precedenti. A fine febbraio, Trump ha acconsentito alle esportazioni di petrolio USA in favore di clienti privati a Cuba.

E nei giorni scorsi ha autorizzato l’attracco di una nave russa carica di petrolio sulla costa orientale, così da portare sollievo all’isola. Timidi segnali di buona volontà a trattative in corso. Il segretario di Stato, Marco Rubio, anch’egli di origini cubane, ha ribadito nei giorni scorsi che le richieste a L’Avana restano due e collegate tra loro: libertà economica e di espressione.

Tornando a Sandro, nega di vivere nel lusso o di possedere privilegi legati al suo cognome. Ha anche rivelato di non potersi permettere di fare il pieno all’auto e la sua intervista è stata interrotta più volte a causa dei blackout. Resta il fatto che il costo di 50.000 dollari per aprire il suo locale sia una cifra totalmente fuori portata per una famiglia comune. Il punto, però, è un altro. Dal cuore del regime si stanno levando sempre più numerose voci critiche verso la gestione dell’economia. Impossibile giustificare la permanenza del comunismo, se la popolazione vive di stenti e sembra essere tornata indietro di un secolo.

Capitalismo sovrano possibile compromesso

L’embargo USA c’entra fino ad un certo punto. Cuba non si è mai retta da sola senza aiuti internazionali, prima sovietici e dopo del Venezuela “chavista”. Produce poco e niente e deve importare quasi tutto dall’estero. Ha un settore privato poco sviluppato, mentre almeno il 70% lavora alle dipendenze dello stato e con stipendi talmente miseri da risultare insufficienti persino per comprare una busta di latte al mese. Se in queste settimane avete letto da qualche parte che Trump è in contatto con un membro del clan Castro, non si tratta di Sandro. E’ Raulito, nipote di Raul, già presidente e fratello di Fidel.

L’uomo è considerato uno che agisce dietro le quinte, detentore del potere più di quanto non lo sia il presidente in carica. E anch’egli si sarebbe dimostrato intento a superare il regime di pianificazione economica per tendere a una forma di capitalismo a Cuba. L’elemento della sovranità può risultare decisivo per fare digerire il passaggio alla parte più retriva della dittatura e della stessa opinione pubblica. Ormai un po’ tutti sull’isola concorderebbero circa la necessità di mettersi alle spalle il comunismo. Molti temono, però, di perdere la loro identità culturale in favore della vicina superpotenza. La Florida dista appena 400 km. In fondo, l’anomalia finora è stata restare fuori dalla sua influenza.

giuseppe.timpone@investireoggi.it

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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