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Oggi: 28 Lug, 2026

Il caso Maldini-Pirlo e il vizio italiano: troppe poltrone, poche responsabilità

Il calcio italiano è sprofondato nel caos dopo le dimissioni di Paolo Maldini e Leonardo, emblema di un sistema Paese che non funziona.
28 Luglio 2026
Calcio italiano nel caos
Calcio italiano nel caos © Investireoggi.it

Con la mancata qualifica degli Azzurri ai mondiali di calcio sembravamo avere toccato il fondo, ma negli ultimi giorni siamo precipitati in un caos senza che se ne veda una ragionevole fine. I fatti sono ormai noti a tutti. Da poche settimane, Paolo Maldini era stato nominato direttore tecnico della Nazionale e Leonardo era il suo advisor. I due avevano iniziato a sondare il nome per il prossimo commissario tecnico e già il metodo era apparso a dir poco grottesco: nomi usciti sui giornali prima ancora che fossero formalizzate proposte ai diretti interessati, rifiuti e ricerca di alternative.

Caos calcio: da Guardiola a Pirlo, flop di Maldini-Leonardo

Tutto precipita alla fine della scorsa settimana con il gran rifiuto di Pep Guardiola.

L’allenatore spagnolo, il più pagato al mondo, si è detto onorato dell’offerta, ma non se l’è sentita di accettare. D’altronde, come avrebbe potuto con un team così scadente come il nostro? A quel punto, la coppia Maldini-Leonardo fa trapelare il nome di Andrea Pirlo, ex stella del calcio rossonero prima e bianconero a fine carriera, nonché campione del mondo del 2006. Peccato che il suo curriculum di allenatore sia scarsissimo e privo di qualsivoglia successo. La Juventus lo esonerò nel maggio 2021 per riprendersi Massimiliano Allegri. Attualmente, è sulla panchina dello United FC negli Emirati Arabi, non proprio un club di grido.

La possibile nomina di Pirlo ha fatto scattare in piedi l’intero mondo del calcio, con tifosi ed esperti a bocciare senza appello l’ipotesi. Zero esperienze di successo, “zeru tituli” in bacheca avrebbe detto un certo portoghese.

A quel punto, Pirlo compie un passo indietro dopo che esce fuori l’opposizione crescente al suo nome da parte persino del sistema politico, che gli rinfaccia la partecipazione ad un evento sportivo organizzato l’anno scorso dalla Russia. E forse è stato il modo più cruento per farlo fuori senza voler eccedere con le critiche in ambito prettamente calcistico.

Amichettismo e opposizione alle riforme

Maldini e Leonardo non ci stanno e presentano le loro dimissioni al presidente della FIGC, Giovanni Malagò, che ha da poco annunciato la nomina a ct di Roberto Mancini, artefice della vittoria inattesa agli europei del 2021. I due erano stati al centro delle attenzioni anche per un altro aspetto: il figlio di Paolo e il figlio di Andrea sono amici ed entrambi procuratori sportivi, in potenziale violazione delle norme federali sull’incompatibilità tra cariche in FIGC e familiari agenti. Pur non essendo ancora iscritti all’albo, presto sosterranno gli esami. Dopo tre mondiali saltati, la Nazionale resta teatro come sempre di “amichettismo” e soliti conflitti di interesse.

Spiace quando ad essere coinvolti in simili vicende vi siano le nostre leggende del calcio. Maldini ha alle spalle una carriera costellata da successi, tra cui 5 Champions vinte con il Milan. Pirlo è stato il “regista” per eccellenza dei nostri campionati e degli Azzurri. Avrebbero meritato migliore epilogo.

Il problema è che il caos in cui è sprofondato il calcio italiano travolge tutto e tutti senza distinzione. Le responsabilità di questo disastro sono diffuse, ma hanno principalmente sede in quella Lega di Serie A allergica alle riforme e alla valorizzazione dei vivai.

Zero programmazione e sistema in mano ai procuratori

Quando si afferma che il sistema calcio sia lo specchio del Paese, spesso si usa un’espressione retorica vuota. Ma le similitudini esistono per davvero, a cominciare dall’incapacità di programmare e dall’assenza di meritocrazia tra chi ricopre cariche apicali. Ci sono tante poltrone e poche responsabilità. Ci è voluta all’inizio dell’anno una sollevazione di massa per spingere alle dimissioni Gabriele Gravina da presidente della FIGC. Il diretto interessato non riteneva di avere alcunché da recriminare a sé stesso dopo due mancate qualificazioni ai mondiali sotto la sua gestione.

Non sarà il nome del ct a cambiare lo stato delle cose. Prendessimo Guardiola stesso a seguito di un suo ripensamento, non verrebbe meno la realtà di giocatori scadenti, poco valorizzati nei rispettivi club e di una Nazionale considerata soltanto parentesi tra una partita di campionato e l’altra. I giovani italiani non fanno carriera. Già dalle serie minori il calcio è in mano a un sistema malato di procuratori a caccia di provvigioni, che impedisce la loro crescita con richieste insostenibili per i club. La Serie A non cura i vivai, ritenendo preferibile attirare il pubblico allo stadio con pseudo-stelle importate da altri campionati, spesso a fine carriera.

Caos calcio: senza vivai è rischio collasso definitivo

Nel giro di pochi anni, siamo passati dall’essere epicentro del calcio europeo (e mondiale) all’Rsa d’Europa. L’ultima Champions vinta da un club italiano risale ormai al lontano 2010 (Inter), l’ultimo mondiale vinto dagli Azzurri al 2006 (una generazione fa) e l’ultimo trionfo agli europei nel 2021 ci aveva fatto sperare in un’inversione di tendenza, mentre si era trattato di un felice incidente. Nel frattempo, la nostra Serie A incassa appena 3 miliardi di euro, dietro a Premier League (8), Liga (4,1) e Bundesliga (4), incalzata da Ligue 1 (2,2). Due terzi dei suoi ricavi sono spesi in stipendi, malgrado prestazioni complessivamente deludenti.

Margini per attirare talenti dall’estero non ce ne sono; senza puntare sui vivai, il campionato rischia un collasso ancora più verticale. Altro che mondiali ed europei!

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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