Dal lunedì 15 al venerdì 19 giugno, salvo chiusura anticipata, si terrà il collocamento del BTp Italia Sì, il nuovo bond retail del Tesoro indicizzato all’inflazione italiana e della durata di 5 anni. Venerdì 12 giugno, sarà reso noto il tasso minimo garantito. Esso potrà essere rivisto solamente al rialzo al termine dell’operazione. Alla scadenza, poi, l’obbligazionista “cassettista” riceverà in pagamento anche un premio fedeltà dello 0,6%. Spetterà solo a coloro che sottoscriveranno il titolo nei giorni del collocamento e lo terranno in portafoglio fino all’ultimo giorno.
Mercato appeso agli sviluppi su Hormuz
Nel nostro articolo di ieri, abbiamo spiegato le principali differenze con il BTp Italia classico e che hanno spinto il Tesoro ad offrire ai risparmiatori italiani uno strumento più semplice da capire contro l’inflazione. In questo articolo, invece, cercheremo di capire con largo anticipo quale possa essere il tasso minimo garantito sulla base delle attuali condizioni di mercato. Superfluo spiegare che queste potranno cambiare in un senso o nell’altro nelle prossime settimane.
E molto dipenderà dagli sviluppi della crisi nel Golfo Persico.
Come si calcola la cedola? Essa sarà la somma semplice tra il tasso garantito dal Tesoro e l’inflazione del semestre. Per fare un esempio, se l’indice FOI ex tabacchi salisse dell’1,5% in un dato semestre e il tasso annuo fissato dallo stato fosse del 2%, la cedola risulterebbe del 2,5%, ossia dell’1,5% più la metà (1%) del tasso annuale. Per capire, quindi, quale potrà essere la decisione dell’emittente alla vigilia del collocamento, bisogna partire proprio dalle aspettative d’inflazione e confrontarle con i rendimenti nominali offerti dai titoli di stato con cedola fissa a 5 anni.
Tasso BTp Italia Sì: calcolo previsionale
Il BTp Italia giugno 2030 offre, attualmente, poco meno dell’1%. Il BTp Italia giugno 2032, invece, sfiora l’1,40%. Questi sono i rispettivi rendimenti reali, cioè al netto dei tassi d’inflazione attesi. Si confrontano con i seguenti rendimenti nominali: 3,05% per la scadenza a 4 anni e 3,40% per la scadenza a 6 anni. Otteniamo, quindi, dalla differenza tra i due valori un’inflazione attesa nell’ordine del 2,10% per la media dei prossimi 4 anni e di poco sopra il 2% per la media dei prossimi 6 anni. Facendo una media tra i due valori, abbiamo che il mercato sconterebbe un’inflazione italiana a 5 anni di poco superiore al 2%.
Sappiamo anche che il rendimento nominale a 5 anni viaggiava ieri al 3,25%. Facendo la differenza con il risultato appena indicato, otteniamo un rendimento reale quinquennale in area 1,20%. Questo sarebbe il tasso minimo che il Tesoro dovrebbe fissare per rendere il BTp Italia Sì almeno tanto appetibile quanto il bond con cedola fissa di pari durata. L’obbligazionista troverebbe a questi valori indifferente investire nell’uno o nell’altro. Non è detto che le cose vadano come pensi. Può accadere che l’inflazione italiana a posteriori risulti più o meno alta di quanto atteso oggi.
Vantaggi e rischi da scommessa sull’inflazione
Nel caso in cui fosse più alta, il BTp Italia Sì si rivelerebbe più vantaggioso del bond con cedola fissa.
Infatti, la cedola variabile consentirebbe al possessore di incassare di più di quanto non avrebbe fatto acquistando il secondo. Viceversa, se l’inflazione risultasse più bassa. In quel caso, la somma con il tasso minimo sarebbe inferiore al rendimento oggi prospettato dal bond con cedola fissa. Se da qui al 12 giugno il rendimento nominale a 5 anni scendesse più o meno velocemente delle aspettative d’inflazione per il periodo, il Tesoro fisserebbe un tasso minimo garantito più basso o più alto di quello individuato con la nostra previsione odierna.
giuseppe.timpone@investireoggi.it