In questo articolo, vi proponiamo il confronto tra i due BTp a 50 anni sinora emessi dal Tesoro. Il primo, che debuttò sul mercato nell’autunno del 2016, ha scadenza 1 marzo 2067 e stacca cedola lorda del 2,80% annuale (ISIN: IT0005217390). Il secondo fu emesso per la prima volta agli inizi del 2021, ha scadenza 1 marzo 2072 e stacca cedola lorda del 2,15% annuale (ISIN: IT0005441883). Sembrano simili, ma offrono condizioni differenti tra loro. Venerdì scorso, il primo chiudeva a quasi 70 centesimi e il secondo a 58 centesimi. La diversa quotazione riflette non tanto i 5 anni più lunghi del secondo, quanto l’entità minore della cedola.
BTp a 50 anni a confronto
In effetti, ci sono almeno due ragioni per le quali un investitore opterebbe per acquistare un BTp a 50 anni.
La prima sarebbe di incassare a lunghissimo termine un flusso di reddito giudicato congruo. La seconda è l’appeal speculativo che un simile bond del Tesoro prospetta. Essendo molto longevo, risulta sensibile alla variazione del rendimento. In caso di discesa dei tassi, tende ad apprezzarsi velocemente. Il rovescio della medaglia sta nel fatto che se i tassi salgono, le perdite accusate sono altrettanto pesanti. Vedasi il 2022 a tale riguardo.
Da un confronto tra i due BTp a 50 anni, emerge che la scadenza 2067 offre oggi una cedola netta effettiva del 3,52%. Infatti, un lotto minimo di 1.000 euro costa 696 euro e ogni anno stacca cedole per 28 euro lordi, cioè 24,50 euro netti. E questi valgono per l’appunto il 3,52% dei 696 effettivamente spesi. Ripetendo lo stesso esercizio per la scadenza 2072, otteniamo una cedola netta effettiva del 3,24%: 580,70 centesimi spesi per una cedola annuale di 21,50 euro lordi, pari a 18,81 euro netti.
Rischio duration
Sebbene non ci sia un distacco così notevole, la scadenza del 2067 batte l’altra sul piano del flusso di reddito garantito nei prossimi decenni. Infine, qual è la duration modificata dei due bond? Essa segnala la sensibilità del prezzo rispetto al rendimento e si esprime in anni. Troviamo che risulti di 20,27 e di 22,77 anni. In questo caso, il BTp 2072 batte di 2,5 anni il BTp 2067. Qual è il senso di questo dato? Se investiamo principalmente o esclusivamente per puntare su una risalita della quotazione, il secondo offre maggiori potenzialità di guadagno. Tuttavia, anche il rischio è più alto nel caso in cui i tassi scendessero.
Incognita inflazione con guerra in Iran
Ma la vera domanda che molte famiglie si staranno ponendo in queste settimane non è tanto sul confronto tra i due BTp a 50 anni, bensì: “dovremmo puntare su scadenze così lunghe?”. Come abbiamo spesso avvertito, il tratto ultra-lungo della curva non è per tutti. Soltanto chi può rinunciare anche per diversi anni al capitale, dovrebbe adocchiarlo. E sempre se si è disposti ad accusare perdite anche rilevanti in conto capitale, a meno di attendere fino alla scadenza. In questa congiuntura, poi, risulta ancora poco chiaro cosa accadrà all’inflazione e, quindi, ai rendimenti obbligazionari lungo la curva.
La guerra in Iran non intacca lo scenario di base, a patto che duri entro brevissimo tempo.
Più passano le settimane e maggiori i danni strutturali provocati all’economia mondiale con il rialzo dei prezzi al consumo. Se così, i tassi globali saliranno e con essi i rendimenti. Trattandosi di un evento geopolitico, non possiamo escludere che il dolore sarebbe solo per il tempo di rendere lo Stretto di Hormuz definitivamente transitabile. L’esperienza del 2022 insegna, però, che da una fiammata temporanea si passa in fretta all’inflazione quando i rialzi tracimano dallo stretto ambito energetico per lambire l’intero paniere dei consumi.
giuseppe.timpone@investireoggi.it