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BTP 2072, mercato meno istituzionale: contratti medi ai minimi da 2024

I contratti medi siglati sul Mercato obbligazionario Telematico di Borsa Italiana per il BTp 2072 sono scesi d'importo ai minimi dal 2024.
21 Maggio 2026
BTp 2072, contratto medio ai minimi dal 2024
BTp 2072, contratto medio ai minimi dal 2024 © Licenza Creative Commons

L’incertezza sul mercato obbligazionario globale legata alle tensioni nel Golfo Persico colpisce particolarmente il tratto lungo della curva, i cui rendimenti sono saliti ai massimi da un paio di decenni o anche tre. I casi più emblematici sono di Stati Uniti, Regno Unito e Giappone. Per quanto riguarda il bond italiano più longevo – il BTp 1 marzo 2072 (ISIN: IT0005441883) – la quotazione era risalita ben sopra i 60 centesimi e ai massimi dal giugno dello scorso anno alla fine di settembre. La guerra in Iran ha provocato una discesa fino a un minimo di 56,70 centesimi a marzo e ancora ieri non si andava oltre 57,20.

Scambi in calo su BTp 2072

Il rendimento è risalito in area 4,35%, che è il doppio rispetto all’emissione di cinque anni fa. Ricordiamo che il BTp 2072 venne emesso nell’aprile del 2021 con cedola 2,15% a 99,467 centesimi, leggermente sotto la pari. La perdita in conto capitale sarebbe oggi altissima nel caso di rivendita. Pensate che nei mesi successivi al collocamento, la quotazione si portò sopra la pari in scia al crollo dei rendimenti globali in piena pandemia.

In questo articolo, ci vogliamo concentrare su un altro aspetto. I contratti registrati sul Mercato obbligazionario Telematico di Borsa Italiana nel mese di maggio (al martedì scorso) risultano in calo sia di numero che in valore. Gli scambi sono stati nei primi 20 giorni inferiori ai 235 milioni di euro e per meno di 8.300. A questi ritmi, il mese chiuderebbe con un controvalore sotto i 400 milioni e ai minimi dal novembre scorso e con scambi in area 13.800 e ai minimi dal febbraio scorso.

Fuga degli istituzionali

La liquidità si sta riducendo.

Lo stesso importo medio a maggio è sceso a 28.165 euro, che sarebbe il dato più basso dall’estate del 2024, cioè da quasi due anni. Nel dicembre scorso, superava i 43.500 euro. E questo è un preciso segnale: gli investitori istituzionali si sono allontanati dai bond lunghi come il BTp 2072. Una discesa del contratto medio sotto i 30.000 euro tende a segnalare questo dato. Gli ordini di banche, compagnie assicurative e fondi d’investimento si caratterizzano per importi sostenuti, in genere non meno di 100.000 euro ciascuno. Al contrario, il mercato retail si distingue per investimenti molto più bassi, anche di poche migliaia di euro. Parliamo di piccoli investitori, spesso definiti con il termine “famiglie”.

Qual è il significato della fuga degli istituzionali dal BTp 2072? La finanza attende di capire gli sviluppi delle tensioni nel Golfo prima di decidere se e quando tornare ad investire sui bond lunghi. Esse stanno avendo un forte impatto sull’economia mondiale, rallentandone la crescita e accelerando l’inflazione. Se lo Stretto di Hormuz restasse chiuso ancora a lungo, la stabilità dei prezzi al consumo vacillerebbe e i rendimenti obbligazionari sarebbero destinati a salire ulteriormente. Questo impone prudenza in questa fase, perché il calo delle quotazioni potrebbe non essere sufficiente per tornare a comprare.

Famiglie approfittano dei rendimenti in rialzo

Il retail sta ragionando un po’ diversamente. A differenza dei grandi fondi, ha poche alternative (o nessuna) a basso rischio e per questo sta approfittando del rialzo dei rendimenti. Rispetto alla fine di febbraio, il BTp 2072 sta offrendo lo 0,35% in più di rendimento. Non è nemmeno tanto, ma nell’ottica di un investimento di lungo periodo può bastare a molti per impiegare il capitale strappando condizioni migliori.

Il problema è che le famiglie quasi mai puntano su un orizzonte così longevo, per cui tendono a rimanere vittime di una ripresa dell’inflazione, dato che non attendono di solito molti anni prima di rivendere sul mercato. E se questa crisi perdurasse, c’è il rischio che ci rimettano.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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