La legge di Bilancio è ancora lontana, perché come sempre il vero confronto politico sulle pensioni entrerà nel vivo soltanto dopo la pausa parlamentare estiva. Oggi le emergenze in Italia sembrano essere altre:
- crisi energetica;
- guerre;
- rincari dei carburanti;
- bollette sempre più pesanti.
Eppure il tema delle pensioni resta centrale nel dibattito politico e sociale. Le novità non mancano, anche se la vera riforma previdenziale che molti attendono continua a non arrivare. Il governo, però, starebbe valutando alcuni interventi mirati:
- scivoli pensionistici a basso costo per lo Stato;
- e modifiche per ridurre le differenze tra categorie di contribuenti oggi trattate in modo diverso dal sistema previdenziale.
Ultime novità sulle pensioni: scivoli e uscite anticipate
Tra le misure che il governo starebbe valutando di rafforzare c’è ancora una volta l’Isopensione, uno strumento già esistente e introdotto anni fa con la riforma Fornero del governo Monti.
Si tratta di una misura pensata:
- per facilitare l’uscita anticipata dal lavoro;
- e contemporaneamente aiutare le aziende a ridurre il personale.
Originariamente l’Isopensione consentiva:
- un anticipo massimo di 4 anni rispetto alla pensione ordinaria.
La misura era infatti destinata ai lavoratori:
- vicini alla pensione;
- dipendenti di aziende con almeno 15 lavoratori;
- coinvolte in processi di riorganizzazione o riduzione dell’organico.
Da 4 a 7 anni di anticipo
Successivamente il meccanismo è stato potenziato. Lo scivolo è passato da 4 a 7 anni di anticipo. Un vantaggio che però doveva terminare il 31 dicembre 2026.
Dopo tale data si sarebbe dovuti tornare al limite originario dei 4 anni. Adesso, invece, il governo sembra intenzionato a prorogare il regime più favorevole almeno fino al 2029.
Perché l’Isopensione piace al governo
L’Isopensione ha una caratteristica fondamentale non pesa sulle casse dello Stato.
Infatti il costo dell’operazione è interamente sostenuto dall’azienda.
Dopo l’accordo con i sindacati più rappresentativi, il datore di lavoro attiva lo strumento presso l’INPS. A quel punto l’Istituto inizia a pagare l’assegno di prepensionamento ai lavoratori interessati.
Come funziona concretamente l’Isopensione
L’assegno viene:
- erogato dall’INPS;
- mese per mese;
- seguendo il calendario ordinario delle pensioni.
L’importo è calcolato sulla contribuzione maturata dal lavoratore al momento dell’uscita. Ma, nella sostanza è l’azienda a finanziare integralmente l’operazione.
Il datore di lavoro deve infatti versare all’INPS:
- le somme necessarie per pagare gli assegni;
- oltre ai contributi figurativi spettanti ai lavoratori per tutto il periodo di anticipo.
Conferme fino al 2029
La novità più importante sarebbe proprio questa:
- mantenere fino al 2029 la possibilità di uscire fino a 7 anni prima.
Lo scivolo continuerebbe quindi a riguardare:
- chi si trova a 7 anni dalla pensione di vecchiaia;
- oppure a 7 anni dalla pensione anticipata ordinaria.
Pensione di vecchiaia contributiva: il governo pensa ad allargare la platea
Un’altra novità allo studio riguarda la cosiddetta pensione di vecchiaia contributiva. Parliamo della misura che oggi consente:
- l’uscita a 71 anni;
- con almeno 5 anni di contributi.
Attualmente questa pensione è riservata esclusivamente:
- ai contributivi puri,
cioè a chi ha il primo contributo versato dopo il: - 31 dicembre 1995.
L’idea del governo: estenderla anche ai “misti”
Oggi chi rientra nel sistema misto, cioè chi ha iniziato a lavorare prima del 1996, non può utilizzare questa misura.
Ed è proprio qui che potrebbe arrivare la novità. Il governo starebbe infatti valutando di estendere la pensione contributiva a 71 anni anche ai lavoratori misti.
Ma con una condizione precisa
L’apertura non sarebbe gratuita dal punto di vista previdenziale. Chi volesse sfruttare questa possibilità dovrebbe, infatti, accettare il ricalcolo completamente contributivo della pensione.
In pratica:
- niente quota retributiva;
- ma assegno interamente calcolato sul montante contributivo accumulato.
Una soluzione che potrebbe aiutare:
- chi rischia di non raggiungere i 20 anni di contributi richiesti dalla pensione di vecchiaia ordinaria;
- ma che inevitabilmente comporterebbe pensioni più basse.
