Un aumento di mezzo punto percentuale in poco più di una settimana non è un fatto consueto sul mercato obbligazionario. Il BTp 1 febbraio 2036 con cedola 3,45% (ISIN: IT0005676504) era arrivato ad offrire il 3,28% alla fine di febbraio, mentre questa mattina fino a più del 3,80%. Viceversa, la quotazione è sprofondata da un massimo di 101,65 a meno di 98 centesimi: -3,7%! Numeri che raccontano lo sconquassamento dei mercati a seguito dell’esplosione della guerra tra USA e Israele da una parte e Iran dall’altra. Ne è conseguita la chiusura dello Stretto di Hormuz con tanto di impatto dirompente per petrolio e gas, i cui prezzi sono arrivati alle stelle.
Rendimento BTp 2036 in fuga
Questa mattina, il Bund a 10 anni è salito ad un rendimento superiore al 2,90%. Lo spread tra Italia e Germania è in area 85 punti, un livello così alto che non si vedeva da mesi. Gli obbligazionisti stanno scontando una ripresa dell’inflazione e pretendono rendimenti nominali più alti. Ciò rischia di avvicinare la stretta monetaria, cosa che svantaggia particolarmente le economie più indebitate come l’Italia. Un narrazione al contrario di quella di questi ultimissimi anni.
Un rendimento così alto per il BTp 2036 può costituire un’opportunità d’ingresso sul mercato dei bond? Tutto dipende dalla durata della guerra in Iran. Chi oggi acquista il decennale italiano, si porta a casa da qui alla scadenza un maggiore rendimento cumulato del 4% netto. Cosa non meno importante, può inserire il titolo in portafoglio a prezzi sotto la pari, mentre fino a poche sedute fa era costretto a pagare un sovrapprezzo. Se dopo questo boom l’inflazione italiana restasse sostanzialmente invariata, il beneficio per l’investitore sarebbe massimo.
Rischio inflazione risale
Il caso sarebbe diverso se la guerra si protraesse e l’inflazione salisse davvero. Il maggiore rendimento del BTp 2036 sarebbe almeno in parte compensato dalla più veloce perdita del potere di acquisto. Addirittura, se l’inflazione salisse molto in fretta e stabilmente, ci sarebbe il rischio che il maggiore rendimento neppure compensi la perdita del potere di acquisto. In quest’ultimo caso, poi, i prezzi del titolo scenderebbero ulteriormente sul mercato e disinvestire comporterebbe una perdita in conto capitale.
Tassi al momento appropriati
La situazione è molto fluida. Quando si ha a che vedere con la geopolitica e non con meccanismi prettamente economici, ogni previsione può risultare un azzardo. La guerra in Ucraina provocò il crollo dei prezzi obbligazionari nel 2022 e 2023. Le banche centrali furono costrette ad alzare i tassi di interesse per reagire all’impennata dell’inflazione. La differenza con allora è che oggi i tassi sono già positivi in termini reali, mentre la liquidità sui mercati è assai inferiore per la cessazione degli acquisti di bond già con l’ultima stretta monetaria. E questo sta frenando il calo dei prezzi per i bond, sebbene il boom del rendimento del BTp 2036 segnali che qualcosa ora stia iniziando a spezzarsi.
giuseppe.timpone@investireoggi.it