Petrolio in caduta verticale sotto i 100 dollari al barile, borse in rialzo, rendimenti obbligazionari in forte discesa e Bitcoin ai massimi da fine gennaio sull’allentamento delle tensioni tra USA e Iran. L’amministrazione Trump ha redatto una bozza di accordo, al quale il regime di Teheran risponderà entro 48 ore. Il Pakistan, che da settimane svolge il delicato ruolo di mediatore, ha parlato di intesa “molto presto”. C’è ottimismo sui mercati e tra le cancellerie internazionali sulla cessazione delle ostilità dopo la tregua siglata già un mese fa. La speranza è che ciò porti quanto prima alla riapertura dello Stretto di Hormuz, ripristinando la navigazione e l’afflusso di petrolio e gas presso le economie importatrici.
Bitcoin su con possibile accordo tra USA e Iran
Il boom di Bitcoin è fortemente legato a queste prospettive positive. Energia meno cara con la maggiore offerta ridurrebbe l’inflazione dopo la fiammata dei prezzi delle ultime settimane. E ciò limiterebbe la stretta monetaria globale, con le banche centrali che alzerebbero i tassi di interesse di poco. Un termometro in tal senso sono i rendimenti a medio-breve termine. Il Bund a 2 anni offriva ieri il 2,68% a fine seduta, mentre oggi viaggia al 2,56%. Il Treasury a 2 anni è sceso nel frattempo da un rendimento del 3,94% al 3,86%. C’è persino la possibilità che la Federal Reserve eviti di alzare i tassi e li mantenga tutt’al più fermi per i prossimi mesi.
Ai Bitcoin fa comodo un mercato globale caratterizzato da elevata liquidità. Quando i tassi sono bassi, i capitali abbondano e si dirigono anche presso asset meno sicuri.
Le criptovalute sono percepite come rischiose, per cui tendono a performare bene nelle fasi di propensione al rischio. L’allentamento delle tensioni tra USA e Iran rende questo scenario più vicino e concreto. Resta il bilancio negativo da inizio anno, quando le quotazioni si aggiravano intorno agli 87-88.000 dollari. Ancora più forte la perdita dai massimi storici di 126.000 dollari toccati nell’ottobre scorso: -35%.
Asset poco volatile con la guerra
Poco prima della guerra tra USA e Iran, Bitcoin era sceso fino a un minimo di poco superiore ai 63.000 dollari, segnando un crollo del 50% ai massimi. L’aspetto più interessante è arrivato dopo. Ci saremmo aspettati alta volatilità per un asset caratterizzato da ampi saliscendi sulle piattaforme exchange in cui è negoziato. Invece, il token digitale è apparso relativamente stabile e contrariamente all’andamento ondivago dell’oro.
Clarity Act, compromesso vicino
Non c’è solo la possibile fine della guerra tra USA e Iran a sostenere i prezzi. Bitcoin si sta giovando anche del Clarity Act in discussione al Congresso americano. La proposta di legge è ferma da tempo per le divisioni su un punto specifico: la possibilità per le cripto-società di offrire ai clienti rendimenti sui token detenuti. Le banche americane sono contrarie, in quanto temono la concorrenza ai loro conti deposito. Questi sono remunerati attualmente a circa lo 0,40% annuo, mentre i rendimenti sulle criptovalute si muoverebbero nell’ordine del 3-5%.
Si sarebbe trovato un compromesso: divieto di offrire rendimenti, ma in cambio sulle criptovalute le società potranno offrire ai clienti la compartecipazione ai guadagni attraverso lo staking e il trading. Si farebbe anche chiarezza su quale autorità debba vigilare: Securities and Exchange Commission (SEC) o Commodity Futures Trading Commission (CFTC).
Bitcoin più appetibile con fine guerra tra USA e Iran
L’intera capitalizzazione delle migliaia di criptovalute emesse nel mondo è salito ai 2.800 miliardi di dollari, di cui la metà esatta grazie soltanto a Bitcoin. Da notare i volumi quotidiani di trading a 112 miliardi, un dato che inizia a rendere poco veritiero il fatto che si tratti di un asset poco liquido. In una sola giornata, infatti, passa di mano in media il 4% del capitale complessivo. La fine della guerra tra USA e Iran può agevolare l’afflusso di nuovi capitali anche per la minore concorrenza dei bond, i cui rendimenti in calo diventano meno appetibili anche a confronto con un asset senza cedola come le criptovalute.
giuseppe.timpone@investireoggi.it