La Banca Centrale Europea (BCE) ha lasciato invariati i tassi di interesse al 2% sui depositi bancari, al 2,15% per i prestiti principali e al 2,40% per i prestiti marginali. Nel comunicato esitato dal board al termine della riunione, l’istituto ha dato ampio risalto agli avvenimenti nel Golfo Persico. Essi hanno modificato le previsioni macroeconomiche con l’aggiornamento di oggi rispetto a dicembre. In generale, sono state tagliate le stime di crescita per l’Eurozona, mentre risultano in deciso aumento quelle per l’inflazione. Ecco i dati per il triennio 2026-2028:
- Inflazione
- da 1,9% a 2,6%
- da 1,8% a 2%
- da 2% a 2,1%
- Inflazione core
- da 2,2% a 2,3%
- da 1,9% a 2,2%
- da 2% a 2,1%
- Crescita Pil:
- da 1,2% a 0,9%
- da 1,4% a 1,3%
- da 1,4% a 1,4%
Previsioni macro legate alla durata della guerra
Nel triennio considerato, la BCE ha alzato l’inflazione cumulata nel triennio dell’1% e il dato core dello 0,5%.
Allo stesso tempo, ha ridotto dello 0,4% le stime di crescita complessive. Se non siamo ancora alla vera e propria stagflazione, poco ci manca. Anche perché è la stessa Francoforte a chiarire che l’entità delle variazioni macro dipenderà dalla durata della guerra in Iran. Anche per questo non si vincola ad un percorso predeterminato sui tassi di interesse, attenendosi ai dati.
Rendimenti in calo dai massimi intraday
In conferenza stampa, la governatrice Christine Lagarde ha spronato l’Europa a rafforzare la sua economia. Un appello in vista di una possibile stretta monetaria? Lo vedremo nei prossimi mesi. Di certo c’è che la BCE si attende un’inflazione in forte accelerazione sin da subito, se è vero che prevede un dato annuale più alto dello 0,7% rispetto alle stime di dicembre. I rendimenti sono scesi lungo la curva delle scadenze dai massimi toccati nella seduta prima del comunicato. Il rendimento a 2 anni della Germania, che era arrivato a superare il 2,60%, ripiegava subito dopo al 2,51%. Segno che, almeno per il momento, gli obbligazionisti hanno tirato un sospiro di sollievo sui toni relativamente prudenti dell’istituto.
Tassi BCE fermi, bond rifiatano
Giù anche i rendimenti a lungo termine e lo spread. Il BTp a 10 anni era arrivato al 3,86%, ripiegando dopo la conferenza stampa al 2,77%. Il Bund è sceso dal 3% toccato nel primissimo pomeriggio, il dato più alto dal 2011, archiviando la seduta in area 2,95%. Il rialzo dei tassi BCE può attendere, a patto che lo Stretto di Hormuz venga riaperto al più presto al transito delle navi mercantili. Italia, Regno Unito, Francia, Germania, Olanda e Giappone hanno lanciato un appello in tal senso, richiamandosi al diritto internazionale e invocando una moratoria sugli impianti di gas e petrolio. Ma non saranno gli appelli internazionali a fermare gli attacchi nell’area.
giuseppe.timpone@investireoggi.it