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Banche, nuove regole per i cda: cosa cambia davvero con il Dl Capitali

I rinnovi dei CDA delle banche italiane sono sottoposti alle nuove regole del Dl Capitali, con effetti già testati da MPS e Banco BPM.
17 Aprile 2026
CDA banche con Dl Capitali
CDA banche con Dl Capitali © Investireoggi.it

In settimana si sono rinnovati i CDA (Consigli di Amministrazione) di due importanti banche italiane – Monte Paschi di Siena e Banco BPM – e con le nuove regole del Dl Capitali (Legge 5 marzo 2024, n.21). E’ stata l’occasione per testare il loro funzionamento e già si sono notati alcuni effetti. Il primo è temporale: le assemblee degli azionisti impiegano più tempo per votare, dato che sono tenute a farlo fino a due volte.

CDA banche: nuove regole con Dl Capitali

Le novità del Dl Capitali sul tema riguardano la possibilità per il CDA uscente di presentare una propria lista, a patto che la decisione venga approvata a maggioranza dei due terzi dei suoi componenti.

E il numero dei candidati dovrà risultare superiore almeno di un terzo ai posti da coprire. I seggi alle liste di minoranza con almeno il 3% dei voti vanno assegnati in proporzione ai voti ottenuti per una percentuale complessiva non inferiore al 20%. Infine, se a vincere è la lista del CDA, l’assemblea dovrà sceglierne in seconda votazione i singoli candidati.

Risultato choc per MPS

L’effetto di queste novità risulta dirompente. Da un lato, le banche hanno la possibilità di presentare una lista del CDA in continuità con il proprio operato e la governance, dall’altro le minoranze ottengono maggiori tutele in fase di votazione e di rappresentanza. Nel caso di Monte Paschi, la lista del CDA non ha vinto. E’ stata la sorpresa clamorosa della votazione, determinata dall’appoggio di Delfin e Banco BPM alla lista Plt, presentata dall’azionista di minoranza Pierluigi Tortora e che indicava i precedenti vertici come propri candidati a presidente (Nicola Maione) e amministratore delegato (Luigi Lovaglio).

Nessuna sorpresa in Banco BPM

Per questa ragione, l’assemblea degli azionisti non è stata tenuta a scegliere in seconda votazione anche i singoli candidati della lista vincente. Cosa, invece, che è avvenuta il giorno seguente a Piazza Meda. Qui, in linea con le previsioni, ha vinto la lista del CDA uscente e che ha confermato ai vertici Giuseppe Castagna (AD) e Massimo Tononi (presidente). A quel punto, l’assemblea nella sua interezza, cioè compresi gli azionisti che al primo turno avevano votato per le liste risultate perdenti, ha dovuto scegliere i singoli candidati della lista vincente.

Sebbene non ci siano stati scossoni plateali, è accaduto che il vicepresidente Maurizio Comoli abbia ottenuto il 75,55% delle preferenze, ma abbia dovuto cedere il passo a Silvia Stefini con il 60%. Lo impone il rispetto delle quote di genere. Qui, però, non c’entra il Dl Capitali, bensì la legislazione precedente e che non ammette più deroghe.

CDA banche: Dl Capitali tra rappresentanza e ragioni di continuità

I rinnovi dei CDA con le regole del Dl Capitali non sono più così scontati come lo erano stati finora. Dopo la vittoria al primo turno, la lista del CDA deve fronteggiare il voto sui singoli candidati. Ed è qui che le minoranze possono incidere per davvero.

Ad esempio, scegliendo profili a loro più graditi o meno sgraditi o anche solo sgambettando i candidati più forti, preferendo loro altri più deboli sul piano del consenso, in modo da stravolgere le previsioni e creare imprevisti ai danni del vincitore.

Questo aspetto sta già portando ad un clima di minore rigidità tra le parti. Poiché chi vince non è certo di poter portare con sé esattamente tutti gli uomini e le donne che vuole, meglio non urtare la sensibilità degli azionisti di minoranza. E’ troppo presto per tirare le somme sulle nuove regole, anche perché la loro applicazione pratica per intero è avvenuta ancora una sola volta nel caso di Banco BPM. Resta la sensazione che per i CDA delle banche italiane si sia aperta una nuova fase con il Dl Capitali. L’intento di coniugare rappresentanza e ragioni di continuità gestionale c’è.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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