Una anomalia storica del lavoro domestico potrebbe essere finalmente superata a partire dal 2027. Badanti, colf e baby-sitter si troveranno infatti davanti a un cambiamento radicale. Il datore di lavoro diventerà quindi sostituto d’imposta, con conseguenze dirette su stipendi e rapporto con il Fisco.
Si tratta, dunque, di una svolta che incide su un intero settore, modificando un meccanismo rimasto immutato per decenni.
Arriva la tassa piatta per badanti e colf, e la toglie dallo stipendio il datore di lavoro
Nel lavoro domestico esiste da sempre una particolarità: il datore di lavoro non è sostituto d’imposta.
A differenza di quanto accade negli altri settori:
- non trattiene le imposte in busta paga;
- non versa l’Irpef per conto del lavoratore;
- paga uno stipendio lordo, lasciando ogni adempimento fiscale al dipendente.
Questo significa che:
- badanti e colf devono presentare autonomamente la dichiarazione dei redditi;
- calcolare e versare le imposte dovute.
Un sistema che, in effetti, nella pratica ha favorito nel tempo errori, omissioni e fenomeni di evasione fiscale.
Con la riforma in discussione, questo assetto verrebbe completamente superato: il datore di lavoro diventerebbe a tutti gli effetti un intermediario fiscale, come accade in ogni altro rapporto di lavoro dipendente.
Ecco cosa cambierebbe con l’emendamento Gusmeroli approvato sul DL Fisco
La proposta, presentata in Commissione Finanze al Senato, introduce due novità centrali:
- l’obbligo per il datore di lavoro domestico di trattenere l’Irpef in busta paga;
- l’applicazione di una flat tax progressiva nel tempo.
Nel dettaglio:
- 5% nel 2027
- 10% nel 2028
- 15% dal 2029
Le famiglie (o gli assistiti) dovranno quindi:
- calcolare le trattenute fiscali;
- applicarle mensilmente allo stipendio;
- versare le somme al Fisco con cadenza periodica.
Per semplificare il processo, è prevista la creazione di una piattaforma INPS dedicata, capace di:
- calcolare automaticamente le imposte;
- guidare il datore di lavoro negli adempimenti;
- facilitare i versamenti.
L’obiettivo dichiarato è chiaro: ridurre l’evasione fiscale in un settore dove oggi molti lavoratori, pur obbligati, non presentano dichiarazione dei redditi.
Se approvata definitivamente, la riforma segnerebbe un passaggio netto: da un sistema basato sull’autogestione fiscale del lavoratore a uno più strutturato, in cui anche il lavoro domestico entra nell’alveo delle regole ordinarie del lavoro dipendente.