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Affitti brevi sotto attacco in Europa: arrivano limiti ai pernottamenti

Limiti stringenti agli affitti brevi sia in Italia che nel resto d'Europa, con i proprietari degli immobili nel mirino delle amministrazioni.
12 Aprile 2026
Limiti agli affitti brevi
Limiti agli affitti brevi © License Creative Commons

Siamo alle ganasce immobiliari. Nel mirino di Comuni, Regioni, Stato e persino Unione Europea ci sono sempre più gli affitti brevi, ai quali stanno ponendosi limiti stringenti. La motivazione ad ogni livello amministrativo è la stessa: ci sono troppe case offerte in locazione ai turisti e troppo poche in molte realtà disponibili per le famiglie, per cui i prezzi lievitano e in pochi riescono a comprare o anche solo vivere in affitto.

Affitti brevi: fioccano limiti ovunque

In Italia, è scontro tra governo centrale e amministrazioni locali. Il primo aveva sì posto alcuni limiti agli affitti brevi, tra cui introducendo il codice nazionale e aumentando l’imposta sulle locazioni dal 21% al 26% già dal secondo immobile locato dallo stesso proprietario.

Ma negli ultimi tempi sono in misura crescente città e regioni italiane ad ingegnarsi per rendere la vita impossibile a chiunque voglia anche soltanto sbarcare il lunario con una seconda abitazione.

Ad esempio, la Regione Toscana intende trattare gli immobili adibiti agli affitti brevi come vere e proprie attività alberghiere, sottoponendoli a controlli equiparati dal punto di vista burocratico. Il governo aveva fatto ricorso contro la legge regionale n.61/2024, ma la Corte Costituzionale ha dato ragione a Palazzo Strozzi Sacrati. E il capoluogo toscano ha approvato a sua volta un regolamento per escludere l’apertura di attività simili nel centro storico Unesco.

L’Emilia-Romagna, altra terra di turismo, prima ancora che l’immobile venga pubblicizzato online per gli affitti brevi richiede comunicazione e cambio di destinazione d’uso. Quest’ultima misura è assai stringente, in quanto limita successivamente la cedibilità dell’immobile per scopo abitativo.

E ora anche la Regione Puglia vuole porre limiti al numero di immobili adibiti agli affitti brevi per le aree ad alta intensità turistica e in cui vi sarebbe riscontro di una carente offerta di case per i residenti.

Tetto ai pernottamenti in UE

Come se non bastasse, la Commissione europea ha annunciato che presenterà entro breve un testo per porre limiti agli affitti brevi, tra l’altro ponendo un tetto al numero dei pernottamenti. Un’idea che già sposa la nostra Capitale, che punta a fissare un numero massimo di notti all’anno per immobile e ad incrementare l’IMU sugli immobili adibiti ad uso turistico. Bruxelles riconosce gli effetti positivi che il mercato delle locazioni per i turisti comportano tra sostegno agli investimenti immobiliari, aumento dell’offerta ricettiva e creazione di reddito aggiuntivo per i proprietari.

Tuttavia, la stessa nota che in alcune aree gli immobili per affitti brevi arrivino ad incidere per il 20% del totale, riducendo le opportunità abitative alla popolazione residente. Pur volendo rispettare il principio di sussidiarietà – la materia non è di competenza comunitaria – la Commissione ritiene indispensabile legiferare su questo tema anche su un livello sovranazionale. Dunque, è attacco agli affitti brevi con limiti sempre più stringenti sotto il profilo autorizzativo, burocratico e persino fiscale.

Amministrazioni scaricano i loro fallimenti

Le amministrazioni pubbliche vogliono scaricare sui cittadini privati il costo dei loro fallimenti in fatto di politiche sociali e abitative.

Ci sono numerose famiglie effettivamente escluse dal mercato immobiliare. Basti pensare a una realtà ricca come Milano, in cui i prezzi delle case sono diventati proibitivi per lo stesso ceto medio, costretto a riparare sempre più in periferia. Una “gentrification” frutto, però, di scelte urbanistiche (e non solo) ben precise.

Sempre restando a Milano, scopriamo che le case in verità non manchino affatto. Anzi, ci sarebbero almeno 100.000 appartamenti sfitti e al contempo molti giovani e meno giovani non riescono a trovare neppure pochi metri quadrati per studiare o lavorare. Il paradosso si spiega col fatto che affittare casa sia diventato un rischio abnorme per i proprietari. Se l’inquilino è moroso, lo stato italiano pretende di incassare lo stesso i canoni (mai riscossi) ed è lentissimo nel garantire il reimpossesso dell’immobile. Lo sfratto può arrivare dopo anni.

Limiti ad affitti brevi ritorno a turismo esclusivo

I diritti di proprietà sono sotto attacco da molto tempo, in Italia e anche nel resto d’Europa. Quando i governi falliscono nel garantire la diffusione del benessere, trovano facile scaricare le responsabilità sugli “speculatori” di turno, che si tratti di benzinai o di chi ha comprato casa con sacrifici. I limiti agli affitti brevi non hanno alcunché da spartire con la ricerca di protezione per la popolazione residente in aree ad alta intensità turistica. E’ la risposta demagogica ad un problema vero, spesso acutizzato da altri limitazioni stringenti imposte dalle amministrazioni con la scusa dei vincoli ambientali e la protezione del paesaggio.

L’esito di questa deriva ideologica europea sarà la restrizione dell’offerta immobiliare per turisti, l’aumento dei prezzi negli alberghi e il ritorno a un’era in cui ad andare in vacanza non era affare per tutti. Chi plaude a questi limiti, magari perché invidia il vicino che lucra qualche euro grazie agli affitti brevi, presto potrebbe scoprire di doverne sopportare la vista anche nei giorni di vacanza che trascorrerà in casa per via delle tasche vuote.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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