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Oggi: 25 Lug, 2026

Nuovo BTp€i 2037, la cedola conviene? Ecco quanto rende il titolo indicizzato all’inflazione europea

Il Tesoro sta per emettere il nuovo BTp€i a 10 anni, il titolo di stato indicizzato all'inflazione europea, con scadenza nel febbraio 2037.
25 Luglio 2026
BTp€i 2037
BTp€i 2037 © Investireoggi.it

Ci sarà tempo fino a lunedì 27 luglio per prenotare gli ordini riguardo all’asta di giorno 28 dei titoli di stato su BTp short term e indicizzati all’inflazione europea. Il Tesoro punta a raccogliere 5,5 miliardi di euro, di cui 3 miliardi attraverso il nuovo BTp€i a 10 anni con scadenza 15 febbraio 2037. Altri 900 milioni di euro saranno offerti all’asta supplementare di giorno 29, ma riservata agli “Specialisti in titoli di stato”.

BTp€i 2037 cedola corta a Ferragosto 2026

Il BTp€i 2037 offre una cedola reale annua lorda del 2%, corrisposta su base semestrale ad ogni 15 agosto e 15 febbraio dell’anno. Già tra tre settimane sarà messa in pagamento a favore degli obbligazionisti, ma sarà solo dello 0,088398%.

Essa farà riferimento a 16 giorni di possesso (rispetto alla data di regolamento del 30 luglio) su un semestre di 181 giorni.

Confronto con cedola fissa

Questo è un titolo di stato con cedola indicizzata all’inflazione europea, per essere più precisi all’indice armonizzato dei prezzi al consumo HICP ex tabacchi dell’Eurozona e mensilmente aggiornato dall’Eurostat. Il BTp€i 2037 è un asset che protegge dalla perdita del potere d’acquisto, ma allo stesso tempo diventa una scommessa sul futuro andamento dell’inflazione nell’unione monetaria.

Come si fa a capire se sia conveniente o meno rispetto ad un bond del Tesoro di pari durata con cedola fissa? A priori, non è possibile trarre una conclusione del genere. Possiamo più semplicemente effettuare un paragone sul rendimento prospettato per capire cosa accadrà in base allo scenario. Attualmente, il BTp a 10 anni rende il 4% lordo. Dunque, se noi acquistiamo un titolo di stato decennale con cedola fissa, abbiamo la certezza di portare a casa questo rendimento.

Inflazione Eurozona parametro chiave

Il BTp€i 2037 ci offre, invece, il 2% reale. Ad esso dobbiamo ancora aggiungere il tasso d’inflazione europea. Affinché il nostro rendimento risulti almeno in linea con quello del BTp ordinario, serve che l’inflazione media annua nell’area sarà del 2% da qui al prossimo decennio. Si tratta di un dato in linea con il target BCE, sebbene questi non venga centrato puntualmente anno dopo anno. Anzi, perlopiù risulta essere disatteso o al rialzo (negli anni recenti) o al ribasso (fino alla pandemia).

Se l’inflazione europea superasse il 2% in media da qui al 2037, il BTp€i si rivelerebbe più conveniente. Viceversa, se l’inflazione risultasse mediamente sotto il 2%. A quel punto, avremmo fatto bene a comprare il BTp a 10 anni con cedola fissa. Allo stato attuale, il “benchmark” decennale è il BTp€i 15 maggio 2036 con cedola 1,80% (ISIN: IT0005588881). Al mercato secondario si acquista per meno di 99 centesimi e offre un rendimento reale del 2%, anche se bisogna spendere un extra di circa il 6,6% per via della rivalutazione del capitale cumulata dalla sua emissione formale nel 2023.

BTp€i 2036, grafico quotazione
BTp€i 2036, grafico quotazione © Licenza Creative Commons

BTp€i 2037 vs BTp Italia

E qui dobbiamo fare una precisazione: i BTp€i non rivalutano il capitale ogni semestre come i BTp Italia.

La rivalutazione avviene in un’unica soluzione alla scadenza. Questo comporta per l’investitore la necessità di attendere il rimborso per monetizzare la gran parte della copertura contro l’inflazione. Tuttavia, se rivende a terzi sul mercato, riceve dall’acquirente il rateo maturato fino al giorno della cessione e che viene calcolato sulla base dei coefficienti pubblicati mensilmente dal Tesoro con riferimento ai dati giorno per giorno.

Rispetto ai BTp Italia, i titoli di stato indicizzati all’inflazione europea si mostrano maggiormente adatti agli investitori istituzionali. Ciò non toglie che il BTp€i 2037 possa essere una buona mossa per ripararsi dal rischio inflazione e magari per speculare sul suo tasso medio più alto rispetto all’inflazione italiana. Da anni, salvo brevi eccezioni come in questi mesi, accade che i prezzi al consumo nel nostro Paese aumentano più lentamente rispetto al resto dell’Eurozona. Un investitore residente in Italia può, quindi, decidere di acquistare un titolo indicizzato a quest’ultima, anziché un BTp Italia, per cercare di ottenere un rendimento reale più alto.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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